Apriamo le porte e le finestre
di Michele Serra , di Michele SerraScrivete a lapostadiserra@repubblica.it o a Il Venerdì, via Cristoforo Colombo 90, 00147 Roma
Caro Serra, fiumi di inchiostro scorrono dai più fini analisti della politica. Il mio animo semplice legge una lezione sola: chi si presenta unito vince, chi si presenta diviso perde. Il centrodestra alle precedenti regionali si è diviso e ha perso. In queste nazionali è toccato al centrosinistra, che è maggioranza nel paese e minoranza in Parlamento. Matematica: Pd e altri 26%, Cinquestelle 15%, Renzi-Calenda 8%= 49%. Meloni 26%, Lega 9%, Berlusconi 9%=44%. Letta ha litigato con Conte e Calenda ha litigato con Letta. Sono loro prima degli elettori ad aver fatto vincere il centrodestra. Non so come faccio a votare ancora centrosinistra.
Francesco Ciotti
Caro Ciotti, considerazioni simili alle sue arrivano dal lettore Lamberto Righi: "Numeri alla mano risulta che Meloni con i suoi della coalizione ha ottenuto 12.299.648 voti. Le forze co…
Scrivete a lapostadiserra@repubblica.it o a Il Venerdì, via Cristoforo Colombo 90, 00147 Roma
Caro Serra, fiumi di inchiostro scorrono dai più fini analisti della politica. Il mio animo semplice legge una lezione sola: chi si presenta unito vince, chi si presenta diviso perde. Il centrodestra alle precedenti regionali si è diviso e ha perso. In queste nazionali è toccato al centrosinistra, che è maggioranza nel paese e minoranza in Parlamento. Matematica: Pd e altri 26%, Cinquestelle 15%, Renzi-Calenda 8%= 49%. Meloni 26%, Lega 9%, Berlusconi 9%=44%. Letta ha litigato con Conte e Calenda ha litigato con Letta. Sono loro prima degli elettori ad aver fatto vincere il centrodestra. Non so come faccio a votare ancora centrosinistra.
Francesco Ciotti
Caro Ciotti, considerazioni simili alle sue arrivano dal lettore Lamberto Righi: "Numeri alla mano risulta che Meloni con i suoi della coalizione ha ottenuto 12.299.648 voti. Le forze contrarie (Pd, Cinquestelle, Calenda-Renzi e De Magistris) hanno totalizzato 14.270.000, cioè esattamente due milioni in più". A questi numeri ne aggiungo un altro: Meloni è stata votata da circa un settimo del totale (teorico) dell'elettorato, sette milioni su cinquantuno. Ma che la legge elettorale fosse questa era ben noto, e dunque lode a chi è stato capace di unirsi, biasimo per chi non lo ha fatto: peggio per lui. Idem per gli astenuti: ai fini del risultato contano zero anche se sono molti milioni. Conterebbero zero anche il giorno che fossero la maggioranza assoluta. Va aggiunto che gli elettori "versus Meloni", per quanto maggioranza teorica, non lo sono di fatto: l'elettorato di Calenda e quello di Conte sono lontanissimi per composizione sociale e cultura politica. E dunque, evitiamo di consolarci con una conta dei numeri che non ha alcun effetto ai fini della formazione delle due Camere. Ciò detto, è vero che, sbollita la delusione e sfumati i cattivi umori, è tempo di un'analisi del voto meno emotiva: per dirne una, forse non è il caso di parlare del Pd come di un morto, o di un inutile imbecille, ma come di un partito di massa (il secondo partito italiano) che ha clamorosamente sbagliato strada, si è perso, ha reiterato fino al masochismo i suoi errori, ha permesso a cacicchi locali e vecchi notabili di continuare a spadroneggiare, ha sbagliato le candidature e adesso non sa bene da che parte ricominciare. Forse dalla constatazione che se un'Italia di sinistra continua a esistere indipendentemente dai partiti che la rappresentano, è proprio da lì che si dovrebbe ripartire: aprendo porte e finestre, per dirla poeticamente donandosi alla sua gente, diventandone lo strumento e non più il manovratore. Cambiare segretario serve a niente se non si cambia il partito. Come Sergio Staino, anche io penso che Letta non dovrebbe dimettersi, piuttosto deve farsi garante di un congresso che non sia l'ennesima faida tra feudatari che vogliono diventare re.
Sul Venerdì del 7 ottobre 2022