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I ragazzi che misurano la febbre ai monumenti

I ragazzi della Move Solution davanti alle rovine dei silos del porto di Beirut  
Dal Colosseo al Vespucci, dalle autostrade al porto di Beirut. Partita da un garage di Lucca, una start up di under 35 sta facendo davvero i milioni. Grazie a un sofisticato sensore
3 minuti di lettura

Fanno la radiografia a monumenti, ponti, viadotti e gallerie. Non indossano il camice bianco da medico ma jeans e sneakers. Utilizzano algoritmi e sistemi di intelligenza artificiale in grado di prevenire il crollo delle infrastrutture. I ragazzi che monitorano lo stato di salute di alcuni tra i principali monumenti italiani - tra cui il Colosseo di Roma e la basilica di San Francesco d'Assisi, ma anche il ponte Vespucci a Firenze e il ponte Zambeccari a Pontremoli (Massa e Carrara), attraverso sensori wireless creati in laboratorio - hanno iniziato facendo esperimenti in un garage di Lucca nel 2017. Oggi fatturano oltre cinque milioni e mezzo di euro. E pensare che pochi anni fa erano solo quattro studenti di Ingegneria appassionati di nuove tecnologie che si rintanavano in un box sognando di rivoluzionare il mondo.

Uno dei sensori della Move Solution  

"Ci dicevano che a ve…

Fanno la radiografia a monumenti, ponti, viadotti e gallerie. Non indossano il camice bianco da medico ma jeans e sneakers. Utilizzano algoritmi e sistemi di intelligenza artificiale in grado di prevenire il crollo delle infrastrutture. I ragazzi che monitorano lo stato di salute di alcuni tra i principali monumenti italiani - tra cui il Colosseo di Roma e la basilica di San Francesco d'Assisi, ma anche il ponte Vespucci a Firenze e il ponte Zambeccari a Pontremoli (Massa e Carrara), attraverso sensori wireless creati in laboratorio - hanno iniziato facendo esperimenti in un garage di Lucca nel 2017. Oggi fatturano oltre cinque milioni e mezzo di euro. E pensare che pochi anni fa erano solo quattro studenti di Ingegneria appassionati di nuove tecnologie che si rintanavano in un box sognando di rivoluzionare il mondo.

Uno dei sensori della Move Solution  

"Ci dicevano che a vent'anni è lecito sognare ma di non farci troppe illusioni e di continuare a studiare. Noi però avevamo ben chiaro cosa volevamo creare" racconta il fondatore della start up Move Solution, Ferdinando Frediani, 28 anni. "Abbiamo ideato dei sensori in grado di digitalizzare i dati acquisiti su una piattaforma cloud che fornisce informazioni sulla struttura e su possibili crolli in tempo reale". L'indole da scienziato, comunque, non ha frenato il percorso universitario: Frediani, che  aveva 23 anni quando ha costituito la startup anti crolli, si è laureato ed è diventato imprenditore. Adesso l'azienda è richiesta ovunque in Europa e in Nord America, ed è stata anche scelta per controllare i silos di Beirut.

E se a Genova...

Quei ragazzi ci avevano visto giusto. Nel 2019 hanno vinto il premio Italia Giovane per aver creato una delle più innovative imprese emergenti del Paese. Da lì in poi il business è cresciuto di cinque volte l'anno e dai 300 mila euro di tre anni fa si è passati a fatturare milioni con ulteriori margini di crescita per il 2023. Anche la squadra si è espansa e da quattro universitari si è giunti a una cinquantina di collaboratori, tutti under 35, perlopiù ingegneri, analisti e progettisti software.

Ed ecco che per i Millennials del garage toscano, che adesso hanno aperto due sedi a Lucca e Milano, sono arrivati incarichi di prestigio, come il monitoraggio del Colosseo. Tutto è partito dalla nuova linea della metropolitana di Roma, attualmente in costruzione, che collegherà la parte Est della città con quella Nord Ovest, da Pantano fino al quartiere Prati. Il cantiere, accanto al Colosseo, può generare vibrazioni o cedimenti che devono essere tenuti sotto controllo. Per l'intera installazione ci sono voluti due giorni e i sensori sono stati dipinti da un restauratore incaricato dalle Belle Arti di Roma con lo scopo di mimetizzarli.

Anche al Colosseo si sistemano i sensori 

"I nostri prodotti sono piccoli e l'immagine del Colosseo non è stata deturpata" continua Frediani, "in più hanno un'alta sopportazione dei vari agenti atmosferici". Per esempio, quelli sul ponte Vespucci furono completamente sommersi durante una piena nel novembre 2019 ma hanno continuato a funzionare. Il ponte fiorentino soffre di deterioramento del calcestruzzo che negli ultimi tempi ha colpito in modo ancora più marcato i due piloni mentre il ponte Zambeccari di Pontremoli al momento si può percorrere a senso unico su una carreggiata ridotta proprio a causa del degrado strutturale. "Il nostro Paese è caratterizzato da una rete infrastrutturale vetusta e fragile" spiega Frediani. "Il controllo costante di edifici storici, ponti, viadotti è urgente. Per questo abbiamo pensato di creare ciò che mancava, mettendo insieme le nozioni apprese all'Università e le nuove tecnologie, assumendoci il rischio d'impresa, consapevoli di potere evitare future tragedie".

Il riferimento è al crollo del ponte Morandi di Genova nell'agosto 2018: "Ci eravamo costituiti da poco e abbiamo sentito più che mai l'urgenza di dare il nostro contributo". Ma con i sensori di Move quella tragedia, che causò 43 vittime, 11 feriti e 566 sfollati, si sarebbe potuta evitare? "Probabilmente sì, se si fosse monitorata la struttura per mesi, di certo non dal giorno prima. Però non possiamo ragionare per "se" e per "ma"" sostiene il giovane ingegnere.

La sfida del Libano

Con i silos nel porto di Beirut ci sono riusciti. La tecnologia utilizzata per monitorare i depositi ha permesso di prevenire tre nuovi crolli poi effettivamente avvenuti quest'estate nella struttura rimasta danneggiata due anni fa nella devastante esplosione che uccise oltre 220 persone. Ad oggi solo dodici dei quarantotto silos originali sono rimasti in piedi. I dati in tempo reale forniti dai sensori hanno consentito di mettere l'area in sicurezza e, questa volta, non ci sono state vittime: "Ne siamo orgogliosi ma non ci montiamo la testa e, soprattutto, non dimentichiamo quei pochi metri quadri da cui siamo partiti".

I sensori sotto al ponte Vespucci a Firenze 

L'idea illuminante d'altronde non ha bisogno di un ufficio imponente. Diverse grandi aziende sono nate in un garage. Google, Amazon, persino Walt Disney iniziò a giocherellare con una vecchia cinepresa in un box senza finestre di Los Angeles quando gli furono commissionate le prime animazioni pubblicitarie. Gli ultimi sensori intelligenti sono stati posti su un tunnel in Inghilterra e su un mulino storico a Kibworth Harcourt nel Leicestershire. "Creare una start up solo per fare soldi significa perdere in partenza" chiosa lo startupper, "devi mantenere intatto quel fuoco interiore che ti spinge a migliorare ciò che hai già creato senza mai sederti solo a osservare".

Sul Venerdì del 7 ottobre 2022