Pallavolo. Giuliano Bergamaschi. Così gli atleti diventano campioni
di Alessandra Roncato , di Alessandra Roncato"Durante le partite? L'unica cosa che posso fare è tifare come un pazzo. Ultimamente mi sono dato una calmata, prima ero scatenato". Se per Giuliano Bergamaschi il momento della partita è uno spazio sacro in cui a parlare deve essere solo l'allenatore, dai ritiri agli allenamenti, fino agli spogliatoi, lui è, tra i protagonisti, una sorta di guru che indica la direzione per la vittoria. Possibilmente iridata. Come nel caso della Nazionale maschile di pallavolo, medaglia d'oro agli ultimi campionati del mondo in Polonia e di cui Bergamaschi è il "pedagogista".
Mantovano, 63 anni, due lauree, una in Pedagogia e una in Filosofia con dottorato, un passato militare ("durante la leva ho fatto l'assaltatore, e ancora oggi presto servizio gratuito presso le forze armate per l'attività di mentoring"), Bergamaschi da oltre vent'anni accompagna Ferdinando De Giorgi, ct della Nazionale, nei suoi incarichi sp…
"Durante le partite? L'unica cosa che posso fare è tifare come un pazzo. Ultimamente mi sono dato una calmata, prima ero scatenato". Se per Giuliano Bergamaschi il momento della partita è uno spazio sacro in cui a parlare deve essere solo l'allenatore, dai ritiri agli allenamenti, fino agli spogliatoi, lui è, tra i protagonisti, una sorta di guru che indica la direzione per la vittoria. Possibilmente iridata. Come nel caso della Nazionale maschile di pallavolo, medaglia d'oro agli ultimi campionati del mondo in Polonia e di cui Bergamaschi è il "pedagogista".
Mantovano, 63 anni, due lauree, una in Pedagogia e una in Filosofia con dottorato, un passato militare ("durante la leva ho fatto l'assaltatore, e ancora oggi presto servizio gratuito presso le forze armate per l'attività di mentoring"), Bergamaschi da oltre vent'anni accompagna Ferdinando De Giorgi, ct della Nazionale, nei suoi incarichi sportivi. "Abbiamo iniziato a collaborare nel 2000 quando lui era giocatore-allenatore a Cuneo. Andiamo d'accordo, anche se mi rimprovera la mia passione per il pesce gatto fritto e io la sua per il pesce crudo", scherza Bergamaschi. "Penso che il nostro sia un rapporto unico nella storia dello sport. Ho seguito Ferdinando in tutte le squadre che ha allenato". Non è un caso quindi che oggi Bergamaschi sia nello staff della Nazionale che De Giorgi ha preso in mano nel 2021 vincendo subito un Europeo e, meno di un mese fa, il Mondiale.
Complimenti da Mattarella
"La pedagogia si occupa soprattutto del "dover essere" e del "poter essere" di una persona nello sviluppo della sua potenzialità. È una disciplina, orientata all'introspezione, che riporta la persona all'esistere e al credere in quello che fa", sintetizza Bergamaschi. Che dalla teoria passa alla pratica: "Sono partito spiegando ai ragazzi come funzionano certe situazioni. Ho iniziato con un'alfabetizzazione della motivazione, della paura, dell'errore e dell'attenzione. Reagire all'errore, per esempio: la prima cosa da fare è distanziarsi dal senso di colpa e dalla rabbia. Come? Attraverso la concentrazione, la calma. Partendo dal respiro e dalla postura, cercando di ricordarsi l'immagine dell'allenamento che hai fatto. Si deve spostare l'attenzione su quello che conta". Si direbbero concetti difficili da far passare a un gruppo di ventenni. "Ma i ragazzi assorbono come spugne. Ovviamente tutto va presentato attraverso metafore fruibili. Io ho usato Star Wars e il maestro Yoda, ad esempio. Certo, non è un pubblico accademico, nello spogliatoio ti prendono anche in giro...".
Il lavoro si divide tra incontri collettivi, individuali e, soprattutto, con lo staff. "Quest'ultimo rappresenta la 'mano estesa' del mio lavoro. Un atleta non viene da me lamentandosi della fatica. Io però ne posso condividere il valore con il fisioterapista, il medico o il preparatore atletico il quale a sua volta veicola il concetto di fatica nel modo adeguato. All'Università di Verona, dove sono Professore a contratto, insegno Didattica applicata allo sport, quindi capisco le dinamiche che una persona vive durante l'allenamento. Alla fine si tratta di un lavoro di gruppo dove prevale la serenità e la pacatezza". Lo ha notato anche il Presidente della Repubblica che, ricevendo la Nazionale al Quirinale, al ct De Giorgi ha detto: "Ho ammirato come si rivolgeva alla squadra durante le partite, ho visto altri tecnici che avevano gesti di rimprovero, la sua tranquillità ha contribuito a dare serenità alla squadra".
"Non a caso il punto centrale della pedagogia è la relazione, perché è lì che nascono i valori e le motivazioni", commenta Bergamaschi. L'impronta valoriale del suo lavoro e l'attaccamento alla maglia azzurra per lui sono centrali. Al punto da aver stilato un manifesto patriottico che l'anno scorso veniva appeso alla porta dello spogliatoio prima di ogni partita: "L'Italia è tutto ciò che ti ha allevato e nutrito, è quello che ami mangiare durante le feste, il paesaggio che ricordi da bambino, il pane che mangi con il tuo lavoro, la rabbia e l'amarezza per le cose che non vanno", si legge nel documento. A qualcuno potrebbe suonare destrorso, oltre che anacronistico. Ma Bergamaschi ci tiene a sottolineare: "Io sono un patriota ma, attenzione, non sono un nazionalista. Patriota è colui che crede nella comunità in cui è vissuto. Quelli del manifesto sono concetti che tutti possono condividere. E sono convinto che potrà essere facilmente aggiornato se in futuro entreranno a far parte della Nazionale italiana anche ragazzi di origini extraeuropee come nel caso della nostra selezione femminile".
Perché Schiaccio?
La capacità di analizzare il contesto e di adeguarsi ai cambiamenti è fondamentale, racconta Bergamaschi, che ha lavorato anche con la pallanuoto, la pallavolo femminile e con il calcio. "Nel 2015 sono stato all'Inter con Roberto Mancini, una persona da cui ho imparato molto, soprattutto la semplicità. Calciatori e pallavolisti? Sono sempre ragazzi, sono le pressioni a essere diverse".
Ma a una cosa Bergamaschi tiene davvero: non chiamatelo "mental coach". "Ci sono alcuni punti comuni, ma il mental coach ha una visione più focalizzata sulla prestazione. Il pedagogista, invece, mette al centro la persona nella sua interezza: perché faccio quello che faccio? cosa voglio diventare? È una modalità che deriva dalla mia formazione filosofica". Che in qualche caso si lega anche alle neuroscienze: "Paura, gratificazione, frustrazione come funzionano a livello neurobiologico? Oggi queste cose sono studiate, dobbiamo usarle per trarne dei vantaggi educativi. I ragazzi devono imparare a conoscersi per poter avere più elementi di riflessione".
Non c'è stato nemmeno il tempo di festeggiare la storica vittoria mondiale per Bergamaschi. Riposare sugli allori non fa per lui. "Ora il coach fisserà i prossimi obiettivi. Ma quello a cui io tengo di più è riflettere con lui e lo staff su quello che abbiamo imparato da questa esperienza. Dal vincere e dal perdere, credo sia giusto prendere le distanze".