La scuola dove nascono le serie tv
di Corrado Zunino , di Corrado ZuninoRoma. Ogni lunedì mattina è la tempesta delle idee nelle stanze delle riunioni di Lux Vide, le writers room. Ce ne sono diverse. Sceneggiatori capi e aspiranti sceneggiatori, produttori creativi e story editor alzano insieme lo storming. Uno per volta, spesso sovrapponendosi, la faccia rivolta a una grande lavagna dove le prime intuizioni vengono appuntate. Personaggi, eroi, anti-eroi. Si decidono qui. Periodo storico di ambientazione di una prossima fiction, possibili costumi. Trama, svolte, cadute e ripartenze dei protagonisti. Le future serie italiane, molte tra le più popolari, nascono in queste stanze, dopo un dibattito lungo quattro settimane.
È così da ventidue anni. Ed è così a Taodue, Endemol, Cattleya, le altr…
Roma. Ogni lunedì mattina è la tempesta delle idee nelle stanze delle riunioni di Lux Vide, le writers room. Ce ne sono diverse. Sceneggiatori capi e aspiranti sceneggiatori, produttori creativi e story editor alzano insieme lo storming. Uno per volta, spesso sovrapponendosi, la faccia rivolta a una grande lavagna dove le prime intuizioni vengono appuntate. Personaggi, eroi, anti-eroi. Si decidono qui. Periodo storico di ambientazione di una prossima fiction, possibili costumi. Trama, svolte, cadute e ripartenze dei protagonisti. Le future serie italiane, molte tra le più popolari, nascono in queste stanze, dopo un dibattito lungo quattro settimane.
È così da ventidue anni. Ed è così a Taodue, Endemol, Cattleya, le altre case di produzione. Le stanze con la lavagna ogni lunedì ospitano gli studenti usciti dal master post-laurea dell'Università Cattolica, International Screenwriting and Production, rigorosamente in inglese. E ogni anno li trasformano in sceneggiatori. I ragazzi del master, per dire, hanno ispirato le ultime due stagioni di Gomorra. E, andando indietro, Un medico in famiglia con Lino Banfi, sullo schermo fino al 2016. Don Matteo, avviato nel Duemila, giunto all'edizione numero tredici con 265 episodi all'attivo. Doc, il maggior successo televisivo di questo decennio per la penna di Francesco Arlanch e Viola Rispoli: racconta di un medico di Lodi che, dopo un incidente d'auto, nulla ricorda degli ultimi dodici anni di vita. Poi L'allieva, Nelle tue mani, Blanca, Fino all'ultimo battito, Un passo dal cielo, I Medici, Petra con Paola Cortellesi.
Il creatore del master-fucina è Armando Fumagalli, docente di Semiotica e ora anche di Storia del cinema. Cinquantanove anni, figlio a sua volta della Cattolica di Milano, il professor Fumagalli racconta la genesi di questo laboratorio per giovani teste dell'intrattenimento: "Nel 2000 Lux Vide viveva ancora della visionarietà di Ettore Bernabei, uomo di 80 anni che guardava al futuro. "Dobbiamo internazionalizzarci", mi disse. Pensai all'università come al luogo naturale dove sviluppare questa sua intenzione". Il professor Fumagalli immaginò un corso di studi e provò a convincere studenti con una formazione accademica di spessore a occuparsi di serie tv: "In quegli anni il cinema e la televisione non erano un elemento centrale della cultura nazionale". Alla Cattolica si partì con seminari brevi: tre mesi. Dall'anno accademico 2002-2003 il master si strutturò su un anno. Quarantadue studenti, nove lezioni su dieci affidate a personalità del settore. "Abbiamo intercettato giovani che non avrebbero mai osato pensare di lavorare nel mondo della televisione". Francesco Arlanch, laureato in Logica filosofica, era solo un appassionato di romanzi, oggi è uno dei più ricercati sceneggiatori italiani. Ha firmato quaranta titoli. Il master, spiega Fumagalli, costa 9.800 euro, "ma cerchiamo con perseveranza borse di studio per gli studenti".
Più scienza che arte
Dalla fine degli anni Novanta, quando arrivarono le prime fiction Rai, ad oggi la serialità italiana è straordinariamente cresciuta. L'inatteso successo di Romanzo criminale, nel 2008, ha figliato fiction malavitose di grande presa e l'arrivo sul mercato nazionale della piattaforma Netflix, nell'ottobre 2015, ha cambiato il modo in cui guardiamo la tv e ampliato la richiesta di storie. "Gli studenti che hanno curriculum vengono subissati di richieste". La recente crisi della piattaforma potrebbe togliere, tuttavia, risorse. Nel corso dell'anno accademico si capisce chi farà l'autore, chi l'ideatore, chi il produttore creativo: serve una competenza unica sui racconti e sul mondo del cinema per capire come mettere insieme un progetto fiction. "È indubbio che il processo industriale influenzi la fase creativa, lo sceneggiatore tv ha meno libertà di uno scrittore di romanzi". Se scrivi per la televisione devi collaborare, frenare l'istinto, aiutare il gruppo: "Distretto di polizia lavorava con quattro capi scrittura, consegnavano a dieci sceneggiatori un soggettone da cui far uscire i singoli episodi. Milletrecento pagine da scrivere: 'Queste le fai tu, queste tu'".
Per il primo master, nel 2000, fu selezionato Gianfranco Cordara, 52 anni, milanese, liceo classico, poi Filosofia. Da adolescente ha sceneggiato fumetti per il Corriere dei piccoli, oggi è il numero quattro di Disney+. "Volevo diventare giornalista e sono entrato a Bella, un mensile femminile ancora esistente, scrivendo di quotidianità minima. La mia vita ha preso il suo verso quando, una settimana dopo la laurea, nel 1995, ho scoperto il corso di sceneggiatura organizzato dall'Accademia Disney". Cordara inizia a scrivere storie per Topolino. Inventa le avventure di PiKappa, riscrittura della biografia di Paperinik: un fenomeno editoriale. Il Master in Cattolica fa virare i suoi interessi sull'asset cinema: "Rapidamente mi sono reso conto quanto la scrittura, che consideravo spontanea e naturale, fosse più scienza che arte. Per sceneggiare serve studiare e poi mettersi al computer". La produzione lo affascina. Come story editor, colui che controlla la coerenza narrativa delle varie puntate, contribuisce alla stesura della miniserie su Papa Giovanni XXIII. "Ho imparato a risolvere i problemi di sceneggiatura, regia, produzione". Nel 2003 Disney publishing lo assume proprio per questo: il cronista di Bella diventa direttore creativo di tutte le testate della compagnia americana, quindi si trasferisce a Los Angeles dove sviluppa la principessa Jasmine di Aladdin e le italiane Winx. Al master di sceneggiatura e produzione Cordara torna da docente e oggi, vicepresidente delle operazioni globali di Disney+, dice: "Chi emerge in Italia riesce a emergere in qualunque parte del mondo".
Silvia Leuzzi, 32 anni, da Nardò, provincia di Lecce, ha consegnato alla Rai i suoi primi soggetti che ne aveva compiuti solo ventiquattro. Da allora è entrata nella catena di montaggio dei vari Don Matteo. "Ho imparato", spiega, "che la scrittura per fiction è innanzitutto metodo, orari, continuità. Molte delle cose che a 14 anni ritenevo interessanti per me, non lo erano in verità per gli altri: le ho tolte dai miei racconti. La fase creativa iniziale, quella collettiva, è eccitante, il lavoro di stesura duro e con schemi precisi". Oggi è diventata head writer di Che Dio ci aiuti, fiction con la suora Elena Sofia Ricci, e dice: "Ho letto e leggo, soprattutto romanzi, ma ancora di più ho guardato e guardo tanta tv. Ho iniziato con i teen drama come Dawson's Creek e le commedie alla Friends. L'innamoramento è arrivato con Lost. L'ho visto e mi sono detta: 'Farò la sceneggiatrice'".