Playground. Dopo le istantanee stile Polaroid, anche i modelli di un tempo ad ottica intercambiabile cominciano ad avere di nuovo un loro mercato. Pellicole comprese
1 minuti di lettura
Qualche anno fa bastavano poche decine di euro, oggi per un esemplare in buone condizioni ne servono diverse centinaia. Le macchine fotografiche reflex di una volta, quelle analogiche con il mirino e obiettivo intercambiabile, sono di nuovo oggetti ricercati. E con loro anche le pellicole, comprese quelle scadute che possono offrire colori inaspettati. Chiamarla moda magari è eccessivo, di certo non sono più rimanenze di magazzino che nessuno vuole. Per una F, la prima reflex prodotta dalla giapponese Nikon fra il 1959 e il 1973, servono ormai almeno 250 euro per arrivare ad oltre mille per le versioni più rare.
Le pellicole hanno seguito un percorso vagamente simile anche se case come Agfa, Kodak Alaris, Fujifilm e Ilford le producono ancora. Una in bianco e nero si trova ad esempio attorno ai sei euro e si arriva anche a 15 per le versioni a colori scadute. Tempo fa, con il ritorno delle Polaroid, si era parlato di stanchezza da digitale e da social network, dove tutti fotografano tutto e pubblicano senza mai pensarci più di due secondi. Oppure è semplice voglia di dedicarsi a qualcosa di differente. Il risultato comunque non cambia, le vecchie fotocamere sono tornate a scattare.
Le più costose sono pezzi da museo, per la Leica Serie 0 dei primi del Novecento a giugno in un’asta c’è chi ha sborsato 14 milioni di euro. Altre, che hanno comunque fatto la storia, si trovano a meno e possono essere adoperate senza troppe preoccupazioni. Dalle Pentax K1000 e Sv alle Canon Ae-1 e F-1, passando per le Leica M6 e Sl2 e le Olympus Om-1 e E-p7. Insomma, conviene dare un’occhiata in soffitta o cantina per vedere se si ha ancora qualcosa del genere.