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Come ardeva la Nouvelle Vague

Jean Seberg con Jean-Luc Godard a Parigi nel 1960 durante il party per il lancio del film Fino all’ultimo respiro. Gamma-Keystone via Getty Images 
ORA D'ARIA La storia di Jean Seberg, dall'Iowa a Godard (passando per il ruolo di Giovanna d'Arco)
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A un caffè di Saint-Germain, nel 1959, un Jean-Luc Godard agli esordi sembrò a Jean Seberg lugubre e presuntuoso; non si tolse mai gli occhiali da sole, e si mangiava le parole fumando senza interruzione. Forse lui pensava già a cosa poteva cavare da quel francese pronunciato col piccolo accento dello Iowa, e da quella zazzera gender fluid che rimandava a un evo precedente Brigitte Bardot, il suo broncio e tutta la femminilità. Lei vide un corto di Godard ("è fresco", commentò), e si convinse a lavorare per lui. E così, a vender giornali con la maglietta bianca dell'Herald Tribune, corteggiata da Jean-Paul Belmondo su e giù per gli Champs Elysées, Jean divise il cinema e il sex-appeal in un prima e un dopo. Godard improvvisava, e a lei sembrava svagato, rispetto alla perfetta macchina degli studios americani e alla durezza di Otto Preminger che la aveva quasi data alle fiamme nella parte di Santa Giovanna (un…

A un caffè di Saint-Germain, nel 1959, un Jean-Luc Godard agli esordi sembrò a Jean Seberg lugubre e presuntuoso; non si tolse mai gli occhiali da sole, e si mangiava le parole fumando senza interruzione. Forse lui pensava già a cosa poteva cavare da quel francese pronunciato col piccolo accento dello Iowa, e da quella zazzera gender fluid che rimandava a un evo precedente Brigitte Bardot, il suo broncio e tutta la femminilità. Lei vide un corto di Godard ("è fresco", commentò), e si convinse a lavorare per lui. E così, a vender giornali con la maglietta bianca dell'Herald Tribune, corteggiata da Jean-Paul Belmondo su e giù per gli Champs Elysées, Jean divise il cinema e il sex-appeal in un prima e un dopo. Godard improvvisava, e a lei sembrava svagato, rispetto alla perfetta macchina degli studios americani e alla durezza di Otto Preminger che la aveva quasi data alle fiamme nella parte di Santa Giovanna (un incidente, ma lui continuò a girare mentre lei, sul rogo, cercava di sciogliersi dalle catene). Il regista l'aveva scelta tra diciottomila candidate; il padre luterano di Jean aveva molto esitato, nel 1956, a portarla a Chicago per la prima audizione - per lei fu l'inizio di un viaggio ininterrotto fuori dalla natìa Marshalltown, Iowa.

Era stato il marito di Jean, François Moreuil - un avvocato - a farle sciogliere il contratto con la 20th Century Fox, e a orientarla verso la nascente Nouvelle Vaueg. Jean lo aveva conosciuto in Provenza, dove girava Bonjour tristesse: nel 1957, Saint-Tropez, il villaggio di pescatori, diventava mondano; il playboy François, invitandola in un ristorante di lusso, rimandò al sommelier una bottiglia bouchonnée; Seberg fu ammaliata dal gesto - solo molti anni dopo Costa-Gavras le rivelò che era una scena del film di Autant-Lara Il diavolo in corpo. "È un conte, ma la sua famiglia non usa il titolo", spiegava Jean a un'amica del Midwest, dove a lui rimproverarono i capelli un po' lunghi. "Ero davvero innamorato", dichiarò lui, e si rimproverò di non aver capito il segnale (preterintenzionale?) che gli mandò il console di Francia a Los Angeles, Romain Gary, eroe di guerra e celeberrimo scrittore. Jean e François erano al lavoro a Hollywood, e a cena in consolato Gary calcolò di avere gli anni dei due ragazzi messi assieme; ammirò Jean, e subito i mocassini di Moreuil: "Posso provarli?". Sbalordito, François accondiscese; Gary se li infilò. Nel 1963, Romain e Jean (la storia intrecciata di uno degli amori del secolo è ora da Neri Pozza: Ardore, di Anna Folli) si sposarono, lontano dai fotografi e da tutti, in un paesino della Corsica.

Sul Venerdì del 14 ottobre 2022