Tutti gli uomini (e una donna) di Giorgia Meloni
di Emanuele Lauria , di Emanuele LauriaErano tanti e agguerriti, ad affollare il Palasport di Viterbo in quegli ultimi giorni di marzo del 2004. Poco più che ragazzi, "neri" e goliardici prima che nostalgici, finiani ma non troppo. E soprattutto combattivi, per una sfida senza maggioranze con in palio la guida di Azione Giovani, il "vivaio" di Alleanza nazionale. Un congresso che si risolverà con la vittoria dell'astro nascente del partito, la ventisettenne Giorgia Meloni. Quell'evento è, per Fratelli d'Italia che sarebbe nata nove anni dopo, una svolta ante litteram: come la Bolognina per il futuro Pd. Di certo, fra i protagonisti di quelle assise, ci sono i volti della destra di oggi, la prima a sbarcare a Palazzo Chigi.
Viterbo è un Pantheon di viventi. Basti pensare che il responsabile organizzativo della candidatura di Meloni, 18 anni fa, era Francesco Lollobrigida, detto Lollo, e del programma si occupò - allora come oggi - Giovanbattista Fazzolari. …
Erano tanti e agguerriti, ad affollare il Palasport di Viterbo in quegli ultimi giorni di marzo del 2004. Poco più che ragazzi, "neri" e goliardici prima che nostalgici, finiani ma non troppo. E soprattutto combattivi, per una sfida senza maggioranze con in palio la guida di Azione Giovani, il "vivaio" di Alleanza nazionale. Un congresso che si risolverà con la vittoria dell'astro nascente del partito, la ventisettenne Giorgia Meloni. Quell'evento è, per Fratelli d'Italia che sarebbe nata nove anni dopo, una svolta ante litteram: come la Bolognina per il futuro Pd. Di certo, fra i protagonisti di quelle assise, ci sono i volti della destra di oggi, la prima a sbarcare a Palazzo Chigi.
Viterbo è un Pantheon di viventi. Basti pensare che il responsabile organizzativo della candidatura di Meloni, 18 anni fa, era Francesco Lollobrigida, detto Lollo, e del programma si occupò - allora come oggi - Giovanbattista Fazzolari. Meloni, alla fine, sconfisse Carlo Fidanza, oggi eurodeputato. E su quel fronte viterbese stavano altre attuali sagome più o meno note di FdI: Giovanni Donzelli, responsabile dell'organizzazione, Mauro Rotelli, delegato alla comunicazione, i governatori Francesco Acquaroli e Marco Marsilio. Il partito, che nasce nel 2013, si avvarrà di contributi "esterni" anch'essi di primo piano - i fondatori Ignazio La Russa e Guido Crosetto, Raffaele Fitto - ma quello zoccolo duro è rimasto. "Nella battaglia di Viterbo", ricorda Fazzolari, "Giorgia mostrò già quelle doti di equilibrio, tenacia e combattività che ha dovuto sfoggiare adesso nelle trattative per il suo governo".
Lollo di lotta e di governo
Lollobrigida simboleggia la famiglia, politica e reale. Della premier in pectore è il cognato, in quanto marito della sorella Arianna. Ma tiene a sottolineare di aver conosciuto prima la moglie, a metà degli anni 90, e poi Giorgia. Ha un fratello sacerdote, Maurizio, che si occupa di immigrati a Sampierdarena, Genova, e che in quest'estate l'ha accompagnato nei comizi della leader suggerendo a qualche osservatore un ruolo di padre spirituale. Il papà di Lollo, in realtà, era democristiano, ma la passione della destra - racconta - l'ha scoperta aprendo uno scatolone con alcuni cimeli del nonno defunto, e c'erano insieme una lista elettorale dell'Msi e un testo di Bella ciao. L'ha colpito di più la prima, evidentemente. La sua traiettoria è partita da Subiaco, provincia di Roma, liceo scientifico Braschi, rappresentante di classe, d'istituto, di distretto. Militante orgoglioso a cavallo del'90: "Botte? Beh, all'università capitava. E se venivo aggredito, magari reagivo...". È il simbolo dell'ascesa dell'armata Meloni. "Cosa ho pensato la sera delle elezioni, raggiunto il successo? Ma chi l'avrebbe mai detto! Quando cominciammo sembrava un miraggio anche un posto da consigliere comunale". Ora ha in mano il dossier sulle riforme. E ha debuttato dicendo che "la sovranità del diritto europeo si può discutere". Lollo è di lotta e di governo.
L'invisibile Giovanbattista
Uno del gruppo, uno storico militante, forse il meno appariscente ma fra i più influenti. Giovanbattista Fazzolari è una sorta di ideologo di Fdi. Responsabile del programma, tra gli artefici della linea moderata e atlantista, la svolta istituzionale della destra che sbarca a Palazzo Chigi. Dal padre diplomatico ha preso la capacità di tessere rapporti. E incidere, senza farsi notare troppo. Ma quando può, si fa sentire: non ha esitato a dire che Draghi aveva fatto uno "scivolone" bocciando il no di Fdi alla risoluzione anti-Orbán del Parlamento europeo. Studia da sottosegretario alla presidenza del Consiglio, con la fiducia che la leader ha espresso anche nel suo libro: "La persona più intelligente e giusta che abbia avuto la fortuna di conoscere". Con un lasciapassare così, nel governo di Giorgia ogni porta è aperta.
Fabio, il vecchio alfiere
La memoria storica, il link fra la profonda destra romana e il partito conservatore meloniano che sbarca al governo. Rampelli è stato il responsabile della sezione di Colle Oppio, tradizionale enclave dei giovani post missini, nonché il vero primo mentore della candidata alla presidenza del Consiglio. È stato Rampelli, carismatico capo dei "gabbiani", uno dei tre alfieri di An che a cavallo del 2000 facevano il bello e il cattivo tempo a Roma (gli altri erano Gianni Alemanno e Andrea Augello), a sostenere l'ascesa di Giorgia Meloni, prima candidandola a soli 21 anni al consiglio provinciale, e poi appoggiandola nelle successive fulminee tappe della scalata. I rapporti non sempre sono stati eccellenti: non è un mistero che Rampelli mirasse alla candidatura a sindaco di Roma, e in silenzio abbia accettato un cortese diniego che ha favorito la fallimentare corsa dell'avvocato dai toni enfatici, Enrico Michetti. Ma tant'è. Rampelli, ex nuotatore azzurro, continua le sue piene bracciate nelle istituzioni. Con qualche dichiarazione che fa rumore come quella riportata dal settimanale tedesco Stern: "Il fascismo ha avuto elementi positivi. Come il comunismo".
di Viterbo, ne diventerà leader
Guido, più Shrek che Tolkien
È diventato famoso per il remake di Il gigante e la bambina, grazie alla celebre foto di lui, alto due metri, con la minuta Meloni in braccio. Per la leader è consigliere fidato e a volte figura ingombrante, di certo ormai il secondo in termini di popolarità dentro un partito che ha contributo a fondare ma da cui prende con vezzo le distanze. Dice "loro", quando parla dei colleghi di FdI. Grande presenza in tv e su Twitter, per la sua autonomia di pensiero, è il più amato dagli avversari politici, un po' meno dai compagni di viaggio invece. Lui con la destra c'entra poco, venendo da una famiglia democristiana ed avendo egli stesso militato nella Dc. Quando stava per nascere Fratelli d'Italia, nel 2013, vide Ignazio La Russa e Fabio Rampelli litigare di mala maniera per questioni risalenti ai tempi finiani, andò da Giorgia e disse: "Io con questi non c'entro nulla".
La navicella, su garanzia della leader, decollò lo stesso. La sua attività diplomatica sfiora quella di lobbista istituzionale, vista la sua attività di imprenditore con interessi nel campo della difesa e il suo ruolo (in scadenza) in Confindustria. Ma Crosetto, più Shrek che eroe tolkieniano, rimarrà figura centrale nel mondo meloniano.
I fili di Arianna
Infine c'è Arianna, sorella anche in arte. E qui si entra in una sfera di complicità totale, senza traccia di dissapori. "Semplicemente la persona migliore che abbia mai conosciuto", dice la leader, descrivendo un rapporto cementato dall'assenza del padre, andato via quando le due sorelle erano bambine. Arianna, più grande di due anni, ha cominciato a far politica prima. Ma non si è mai esposta in prima persona: "Sono un'ansiosa, non mi piace apparire. Ecco perché non mi sono mai candidata", spiegò al Foglio. Fra le sue poche partecipazioni in tv, quella che a 19 anni la vide protagonista a Il rosso e il nero di Michele Santoro. "Ero in diretta e feci una domanda a Bertinotti. Che angoscia! Mai più". È rimasta nelle retrovie, lavorando da precaria negli staff della politica della Regione Lazio. Tuttavia la sua verve politica a volte deborda in interventi pubblici appassionati: al punto da sfidare sui social Chiara Ferragni e i suoi 27,7 milioni di follower, che avevano sottolineato come, nelle Marche indicate come modello da FdI, sia "impossibile praticare l'interruzione volontaria di gravidanza". Non è da escludere che per Arianna si profili adesso un ruolo nella organizzazione del partito. Intanto la dedica alla sorella incoronata dal voto non poteva non abbracciare la retorica del Signore degli anelli, libro di formazione dei fratelli e delle sorelle (nel caso specifico) d'Italia: "Ti accompagnerò sul monte Fato a gettare quell'anello nel fuoco, come Sam con Frodo". Sono le immagini care alla destra, alla "testuggine" che punta su Chigi.
Sul Venerdì del 14 ottobre 2022