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Nelle eleganti (e un po' folli) residenze di Torino

Quadri di Allan McCollum a casa Re Rebaudengo
Quadri di Allan McCollum a casa Re Rebaudengo 
Un volume fotografico a cura di Valentina Nasi ci porta all’interno delle dimore storiche (spesso inaccessibili) della città. Dove arredi e architetture raccontano un’"elegante follia"
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Città notoriamente elegante, ma soprattuto magica,  segreta e a suo modo "folle". Così  disegna la sua Torino Valentina Nasi Marini Clarelli, che con le fotografie di Massimo Listri (e la collaborazione nei testi di Antonella Dedini Sportoletti Baduel) apre squarci stupefacenti e del tutto inediti sulla città. Il volume Torino elegante follia (Idea Books, 260 pagine, 59 euro) è una vera rivelazione. Nasi, erede di una delle grandi famiglie torinesi, partner e parenti degli Agnelli fin dalla fondazione della Fiat, con selezionate citazioni letterarie, vuol far conoscere una volta di più la "sua" città per quel che gli altri non sanno e che i torinesi stessi nascondono dietro le facciate austere delle loro dimore.

villa Silvio Pellico
villa Silvio Pellico 

Umberto Eco diceva che "senza l'Italia, Torino sarebbe più o meno la stessa cosa, ma senza Torino l'Italia sarebbe molto diversa". E questo è lo spirito del volume dove si scopre, per esempio, un'impronta paesaggistica che si incrocia con una vocazione vinicola della città, ora del tutto perduta e anche insospettabile vista l'esagerata urbanizzazione della collina avvenuta nel dopoguerra. Ma al di là del Po era tutto un fiorire di vigne e Valentina Nasi ci porta dentro ville dove risuonano ancora i nomi di Juliette Colbert, nipote del ministro del re Sole, e del suo segretario Silvio Pellico. Dimore disegnate nel Settecento oggi arredate con mobili di Carlo Scarpa o le Corbusier. Nella villa Musy tuttora scandita da atmosfere d'epoca che fu di Giacomo Musy, orologiaio di Casa Savoia, o ancora a villa Sambuy, il cui giardino affacciato sul Po fu tracciato dallo stesso architetto inglese che ha disegnato il Jardin du Luxembourg a Parigi, "hotels particuliers" nel cuore della città.

Una girandola di nomi e scorci da far girare la testa. Ma Torino non è soltanto l'ex capitale, prima della Savoia e poi d'Italia. È stata ed è uno dei centri più sensibili dell'arte contemporanea, dunque di collezionisti. Valentina Nasi è riuscita a "forzare" le porte di alcune di queste privatissime casseforti. Alcuni di loro si rivelano, come Patrizia Sandretto o l'architetto viaggiatore Giacomo Passera o l'"eccentrico" Toni Cordero. Altri restano senza nome, come "una delle personalità più accese e originali" che vive in una casa di ringhiera, in un'atmosfera tropicale in un rosso pompeiano. Torino "folle", come i torinesi, dice Nasi, ritrosi nella loro città e smisuratamente estroversi quando si incontrano in giro per il mondo.