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"Triangle of sadness": all'ultima moda

Yaya (Charibi Dean) e Carl (Harris Dickinson) sono i protagonisti del film di Ruben Östlund The triangle of sadness, Palma d’oro a Cannes 
PSYCHO Nel film che ha vinto Cannes un quadro devastante del genere umano
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Triangle of Sadness (triangolo della tristezza), è un termine usato in chirurgia estetica per indicare le rughe di espressione che attraversano la glabella, che nessuno sa cos’è ma da maniaco del vocabolario anatomico quale sono vi dico che è la piccola area depressa compresa tra le arcate sopracciliari. C’è chi, inseguendo una serenità almeno apparente, se lo fa spianare, questo triangolo, con non so quale diavoleria botulinica. È anche il titolo del nuovo film di Ruben Östlund, svedese amatissimo a Cannes, che si aggiudica la seconda Palma d’oro (la prima andò a The Square). Il quadro devastante del genere umano che emerge da Triangle of Sadness non favorisce certo lo spianamento delle nostre glabelle, che anzi emergono dalla visione assai provate.

Triangle of Sadness (triangolo della tristezza), è un termine usato in chirurgia estetica per indicare le rughe di espressione che attraversano la glabella, che nessuno sa cos’è ma da maniaco del vocabolario anatomico quale sono vi dico che è la piccola area depressa compresa tra le arcate sopracciliari. C’è chi, inseguendo una serenità almeno apparente, se lo fa spianare, questo triangolo, con non so quale diavoleria botulinica. È anche il titolo del nuovo film di Ruben Östlund, svedese amatissimo a Cannes, che si aggiudica la seconda Palma d’oro (la prima andò a The Square). Il quadro devastante del genere umano che emerge da Triangle of Sadness non favorisce certo lo spianamento delle nostre glabelle, che anzi emergono dalla visione assai provate.

Yaya è una modella influencer e Carl è il suo fidanzato-accompagnatore, anche lui modello ma un po’ meno glam. In albergo litigano a proposito di denaro e ruoli di genere e continuano a farlo anche a bordo di uno yacht di lusso, dove vengono invitati in cambio di una solerte e riconoscente attività sui social. L’equipaggio è sempre a disposizione dei bizzarri ricchissimi ospiti, ma il capitano è un marxista alcolista che se ne sta chiuso nella sua cabina dove l’unico con diritto d’accesso è un billionario russo scarmigliato e gran capitalista del concime. La serata di gala si avvicina, ma purtroppo anche una nera tempesta. Seguono colpi di scena dai risvolti vieppiù grotteschi. Dopo aver affettato il mondo dell’arte con The Square, Östlund passa nel suo tritacarne (alla fin fine empatico) quello della moda. Gli obiettivi sono gli stessi: vanità, ricchezza, maschilismo, privilegi. In un film che sposa l’eccesso, i momenti più forti, fateci caso, sono quelli più lievi: quando piccoli rumori di fondo – il cigolìo di un tergicristallo, il ronzare di una mosca – ci consegnano al male di vivere.

Sul Venerdì del 28 ottobre 2022