Se la Fiamma diventa un gadget
di Michele Serra , di Michele SerraScrivete a lapostadiserra@repubblica.it o a Il Venerdì, via Cristoforo Colombo 90, 00147 Roma
Caro Serra, la Meloni regala foulard e cravatte con la fiamma ai suoi parlamentari, trasformando parte del suo simbolo in marchio. La tengano pure nel loro simbolo: solo chi ha più di 50 anni sa quel che vuol dire; per gli altri è già marchio, ben pochi si prendono la briga di capire la simbologia elettorale. Ma il nome Fratelli d’Italia lo devono cambiare: vogliamo poter cantare l’Inno di Mameli liberi di spirito, a piena voce.
Giovanni Ferrari (Milano)
Caro Ferrari, dai dettagli si coglie molto. Nella trasformazione di un simbolo in marchio c’è quasi tutto della nostra epoca. Quasi più niente è ideologia, quasi tutto è merce, gadget, passatempo. Il peso simbolico del Novecento, delle sue tragedie, delle sue speranze, svolazzando sui foulard e sulle magliette diventa un fregio leggero, perde senso. Vol…
Scrivete a lapostadiserra@repubblica.it o a Il Venerdì, via Cristoforo Colombo 90, 00147 Roma
Caro Serra, la Meloni regala foulard e cravatte con la fiamma ai suoi parlamentari, trasformando parte del suo simbolo in marchio. La tengano pure nel loro simbolo: solo chi ha più di 50 anni sa quel che vuol dire; per gli altri è già marchio, ben pochi si prendono la briga di capire la simbologia elettorale. Ma il nome Fratelli d’Italia lo devono cambiare: vogliamo poter cantare l’Inno di Mameli liberi di spirito, a piena voce.
Giovanni Ferrari (Milano)
Caro Ferrari, dai dettagli si coglie molto. Nella trasformazione di un simbolo in marchio c’è quasi tutto della nostra epoca. Quasi più niente è ideologia, quasi tutto è merce, gadget, passatempo. Il peso simbolico del Novecento, delle sue tragedie, delle sue speranze, svolazzando sui foulard e sulle magliette diventa un fregio leggero, perde senso. Volendo, ci si potrebbe anche rallegrare di questa nuova leggerezza: ho ricordi anche abbastanza grevi della potenza dei simboli, della loro implacabile capacità di unire come di frantumare. Non fosse che questa leggerezza contiene un presagio di nuove sciagure, perché è una leggerezza incosciente, senza memoria e senza giudizio. Come se il nostro sistema immunitario collettivo avesse via via perduto molti dei suoi anticorpi, e non fosse più in grado di riconoscere almeno alcuni dei malanni che potrebbero capitarci. Nella vittoria di Meloni (gli altri due, anche come peso elettorale, sono solo un codazzo) c’è molto di questa nuova incoscienza. “Basta con le vostre beghe ideologiche, siete vecchi, siete il Novecento”: buona parte dell’elettorato lo ha pensato, e la discriminante fascismo/antifascismo ha avuto, nelle urne, una influenza molto relativa. Meloni è “nuova”, viene percepita come tale anche se discende da una matrice politica vecchissima. Il corpo elettorale, sempre più simile nei comportamenti alla massa consumatrice, consumerà presto anche lei. Può darsi – flebile speranza – che quando avremo addentato e poi sputato anche l’ultimo dei leader, saremo costretti a rivalutare le idee e gli ideali come la sola materia prima che può consentirci di ripartire su basi un poco più solide.
Sul Venerdì del 28 ottobre 2022