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Anche i ricci piangono, ma ora c'è un ospedale

Un riccio (Erinaceus europaeus) in natura (Marco Bertelli) 
Deforestazione e global warming stanno facendo morire di fame i piccoli esemplari di una specie non “carismatica”. A Cuneo però c'è un veterinario che ha deciso di difenderli. Aprendo un centro per curarli. E forse un parco
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Con quella corazza di "spine" sul corpo, i ricci sembrano invulnerabili. Ma gli aculei nulla possono contro i cambiamenti dell'ambiente e del clima. Così, gli scienziati mettono in guardia: dopo aver vissuto indisturbati sulla Terra per 15 milioni di anni, in alcuni Paesi europei i ricci (Erinaceus europaeus) sono ora in pericolo. La situazione più drammatica è in Inghilterra, dove per stimare la numerosità della popolazione si contano gli esemplari morti sulla strada. Gli incidenti stradali sono infatti la principale causa di mortalità per la specie: i ricci spaventati si appallottolano e rimangono immobili, finendo facilmente schiacciati dalle ruote delle auto. Nelle zone rurali inglesi, con l'agricoltura che avanza distruggendo i boschi, in vent'anni i ricci sono diminuiti dal 30 al 75 per cento.

Trecento pazienti l'anno

Un declino silenzioso rispetto a quello di altre specie considerate più "carismatiche&qu…

Con quella corazza di "spine" sul corpo, i ricci sembrano invulnerabili. Ma gli aculei nulla possono contro i cambiamenti dell'ambiente e del clima. Così, gli scienziati mettono in guardia: dopo aver vissuto indisturbati sulla Terra per 15 milioni di anni, in alcuni Paesi europei i ricci (Erinaceus europaeus) sono ora in pericolo. La situazione più drammatica è in Inghilterra, dove per stimare la numerosità della popolazione si contano gli esemplari morti sulla strada. Gli incidenti stradali sono infatti la principale causa di mortalità per la specie: i ricci spaventati si appallottolano e rimangono immobili, finendo facilmente schiacciati dalle ruote delle auto. Nelle zone rurali inglesi, con l'agricoltura che avanza distruggendo i boschi, in vent'anni i ricci sono diminuiti dal 30 al 75 per cento.

Trecento pazienti l'anno

Un declino silenzioso rispetto a quello di altre specie considerate più "carismatiche". Eppure, anche un piccolo riccio può smuovere le coscienze. Quello che ha cambiato la vita al veterinario Massimo Vacchetta si chiamava Ninna: "Ho sempre lavorato negli allevamenti di bovini" racconta "poi, casualmente, ho iniziato a collaborare con un collega che si occupava di piccoli animali e un giorno mi ritrovo a curare un riccio di pochi giorni.  Appena l'ho visto si è rotta la corazza che mi ero fatto negli anni, e mi sono commosso. Così ho avuto un'idea: perché non occuparmi dei ricci a tempo pieno?". Da quell'idea sono nati tre libri (il primo, 25 grammi di felicità sull'incontro con Ninna, edito da Sperling&Kupfer, è stato tradotto in 14 lingue) e soprattutto il Centro recupero ricci La Ninna di Novello (Cuneo) che dal 2014 cura  esemplari feriti e debilitati. Il centro si occupa di oltre trecento ricci ogni anno. Un documentario tedesco sul centro ha appena vinto il Nature film Festival in Germania: "È come vincere la Palma d'oro a Cannes", ci confida Vacchetta, che  su una pagina Facebook racconta le storie dei suoi ospiti e raccoglie donazioni.

Da poco è stato raggiunto un altro traguardo importante: La Ninna diventerà il primo ospedale e centro di ricerca in Italia totalmente dedicato ai ricci. È appena partito un progetto biennale, coordinato da Maria Teresa Capucchio, docente del dipartimento di Scienze veterinarie dell'Università di Torino, per analizzare le principali cause di ricovero e mortalità dei ricci accolti da La Ninna e dal Centro animali non convenzionali di Torino. Obiettivo: sensibilizzare persone e istituzioni ad agire per tentare di rallentare questa strage silenziosa.

Colpa delle lumache

Stando ai dati preliminari, la maggior parte dei decessi è dovuta a lesioni traumatiche e malattie infettive, causate da batteri o parassiti, principalmente a carico dei polmoni. "I ricci sono onnivori-insettivori, ma la distruzione dell'habitat, l'uso di pesticidi e l'aumento delle temperature stanno decimando le popolazioni di insetti e così, non trovandone a sufficienza, i ricci sono costretti a "ripiegare" su lumache e lumaconi che rappresentano una minima parte della loro dieta abituale e che gli passano i parassiti" spiega Vacchetta. Anche il riscaldamento globale sta avendo impatti devastanti. Normalmente i ricci partoriscono in primavera-estate, ma sono sempre più frequenti le cucciolate tardive. "Il 90 per cento di questi cuccioli muore in inverno non riuscendo a raggiungere il peso ideale, 500-600 grammi, per andare in letargo. E questo sia perché hanno meno tempo per "ingrassare" sia perché in autunno c'è un calo fisiologico delle popolazioni di insetti, quindi non trovano abbastanza da mangiare. Nel nostro centro abbiamo soccorso piccoli di appena 200 grammi in tardo autunno. Come per esempio Talpa, trovato in pieno giorno, che barcollava stremato dalla denutrizione. Ecco perché mi raccomando: se in autunno vi imbattete in ricci solitari molto piccoli, che pesano meno di 400 grammi, è bene consegnarli ad un centro di recupero di fauna selvatica".

Il caldo blocca il letargo

A causa degli inverni con temperature sempre più miti, anche i ricci che riescono ad andare in letargo rischiano di svegliarsi prima del tempo e morire per inedia non trovando cibo a sufficienza. "Lasciare ciotole con crocchette per gatti e acqua, non usare pesticidi e lumachicidi, fare attenzione all'uso dei tagliaerba e dei decespugliatori sono comportamenti che ognuno di noi può mettere in atto per cercare di proteggere i ricci che si rifugiano nei giardini", dice ancora Vacchetta. Che non nasconde un piano ancora più ambizioso: dopo il centro di ricerca e l'ospedale, vuole creare un parco naturale. Ha già acquistato venti ettari di terra da lasciare incontaminata in una zona, le Langhe, dominata dalla monocoltura delle vigne.

"Salvare i ricci è inutile se insieme non si preserva l'ambiente, ma per farlo noi tutti dobbiamo comprendere l'importanza degli ecosistemi. L'abitabilità del Pianeta non è scontata, e passa anche per la sopravvivenza dei ricci: se scompaiono significa che l'ambiente è malato, e i prossimi a farne le spese potremmo essere proprio noi".

Sul Venerdì del 28 ottobre 2022