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Anthony Delon: quasi tutto su mio padre

Anthony Delon, oggi 58 anni, con Alain (87 a novembre) nel 1970 (Gamma-Rapho via Getty Images) 
Le botte, la fama, il “male di vivere”. E solo ora, forse, in vecchiaia, un riavvicinamento: "era arrabbiato, ma soprattutto con se stesso". In questa intervista e in un libro, l'attore francese racconta il suo rapporto con il grande Alain. Dolce e crudele
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PARIGI. Quando perde le staffe, e non gli capita di rado, papà mena. Ci va giù pesantuccio. Se non sai stare a tavola ti strappa il piatto da sotto il naso e lo fa volare a frisbee dalla finestra. Papà stravede per le armi da fuoco, la boxe, i cavalli da corsa, le frequentazioni pericolose. È di un vitalismo che rasenta il superomismo. Ma poi gli pigliano i momenti di down. E allora si barrica in camera, resta per giorni a letto, nel buio. "Ha il male di vivere" spiegano al figlio. Perché? - chiede il ragazzino. "Un giorno capirai" gli rispondono. Non foss'altro che per sentito dire, i temerari andazzi privati di Alain Delon erano cosa nota. Ma, benché il primogenito Anthony ne ripercorra alcuni, non risiede in questo l'interesse di Dolce e crudele, la sua sofferta autobiografia appena uscita in Italia da Sperling & Kupfer.

Anthony, oggi, a…

PARIGI. Quando perde le staffe, e non gli capita di rado, papà mena. Ci va giù pesantuccio. Se non sai stare a tavola ti strappa il piatto da sotto il naso e lo fa volare a frisbee dalla finestra. Papà stravede per le armi da fuoco, la boxe, i cavalli da corsa, le frequentazioni pericolose. È di un vitalismo che rasenta il superomismo. Ma poi gli pigliano i momenti di down. E allora si barrica in camera, resta per giorni a letto, nel buio. "Ha il male di vivere" spiegano al figlio. Perché? - chiede il ragazzino. "Un giorno capirai" gli rispondono. Non foss'altro che per sentito dire, i temerari andazzi privati di Alain Delon erano cosa nota. Ma, benché il primogenito Anthony ne ripercorra alcuni, non risiede in questo l'interesse di Dolce e crudele, la sua sofferta autobiografia appena uscita in Italia da Sperling & Kupfer.

Anthony, oggi, a 58 anni (Fabrizio Cestari) 

"Non è un libro su mio padre né un regolamento di conti con lui" comincia col precisare Anthony nella saletta di un albergo parigino. Ha 58 anni. Alle spalle 45 film, una gioventù sbalestrata - fughe, furti, arresti - e una vita che ci ha messo un po' a raddrizzare. Ora sembra più pacificato. Il libro gli ha dato una mano. "È il racconto della mia famiglia, ma anche un omaggio a persone che per me hanno contato molto e oggi non ci sono più. È una storia d'amore, rabbia, amarezza, frustrazione, paura, resilienza". Una miscela conflittuale che il titolo originale, Entre chien et loup, rendeva meglio di quello italiano. Ma la formula era intraducibile. In francese sta all'incirca per "tra il lusco e il brusco": "Quando, all'imbrunire, non è più giorno e nemmeno notte" spiega Anthony. Dalla versione italiana è sparita pure la parola "clan" che in patria compariva sulla fascetta editoriale: "Mi hanno detto che da voi avrebbe assunto una connotazione mafiosa. Lo capisco".

Anthony Delon: Quasi tutto su mio padre

E tuttavia, quantomeno per passionalità, quello rievocato nel libro fu un vero clan. Oltre all'autore, al père Alain e a mamma Nathalie (sua breve ma intensa sposa dal '64 al '69), ne facevano parte l'attrice Mireille Darc (compagna di Delon fino ai primi anni Ottanta), il "padrino" Georges Beaume (agente, socio, inventore della star Delon) e Lolou, la tata franco-siculo-tedesca che al turbolento Anthony avrebbe sempre dispensato parole di buon senso, ma con alterna efficacia. Del clan, mentre scrivo, rimangono in vita solo lui e il padre. Il quale, dopo l'ictus di tre anni fa, tanto bene non se la passa.

Scavallati i cinquanta, le persone a cui tieni iniziano a morirti intorno come mosche. Il racconto si apre con questo senso di morte, di strage.
"Parte da lì. Il detonatore è stato il sentimento di perdita. La tristezza, la solitudine, la paura che ne derivano".

Che famiglia siete stati voi Delon?
"Imperfetta come tutte. Ma con una maledizione in più: quella dell'abbandono".

Alain si sente abbandonato per la prima volta a diciassette anni.
"Era un ribelle, voleva arruolarsi per la guerra d'Indocina. Ma, essendo minorenne, ci voleva la firma dei genitori. E sua madre firmò. Un gesto che nella testa del figlio avrebbe significato: vogliono liberarsi di me, non gliene frega niente se laggiù ci crepo".

Invece sarebbe tornato e diventato Alain Delon.
"Sì, ma penso che giocoforza il rapporto con una madre finisca per condizionare la tua visione dell'amore, i rapporti con gli altri e specialmente con le donne. Credo che nel caso di mio padre abbia pesato parecchio".

Quello tra i suoi genitori, Alain e Nathalie, fu un coup de foudre diciamo burrascoso.
"Negli anni 60 si incontrarono in una discoteca. Lei stava andando via quando lo trovò seduto sulla sua borsa: 'Può alzarsi per favore?'. Lui: 'E prenditela 'sta borsa!'. Lei: 'Stronzo!'. Il giorno dopo papà già smuoveva montagne pur di rivederla".

In un reportage tv, sempre dei 60 - lo si ritrova su YouTube - sono entrambi talmente belli che quasi si assomigliano fisicamente.
"È vero. Ma si assomigliavano anche nella personalità. In quel video, quando gli chiedono quale sia il difetto principale di sua moglie, papà dice: la collera. E quando a lei rivolgono la stessa domanda su di lui, la risposta è: irascibile, spaventoso".

Anni dopo la rottura, Alain Delon si lascia andare e le confessa: "Sai, la mia vita è andata in frantumi il giorno in cui tua madre mi ha lasciato. Lì ho capito di aver perso tutto".
"Ma se l'era cercata! Aveva fatto un sacco di fesserie. Siccome non ne aveva avuta una così, voleva una famiglia felice. Però per costruirtela devi lavorare, batterti, meritartela. Non basta desiderarla".

 

Delon pendeva a destra. Sua madre Nathalie a sinistra.
"Era l'epoca hippie. Lei voleva che portassi i capelli lunghi alla Mick Jagger, anche se mi facevano sembrare una ragazzina. Ma il capello corto era 'da fascisti'. Dopo il divorzio, usciva tutte le sere. Sa, era la bohème di Saint-Germain-des-Prés...".

E, alzandosi la mattina per andare a scuola, il ragazzino Anthony doveva stare attento a non calpestare in soggiorno "persone che dormivano per terra, alcune stese nel vomito".
"Casa nostra era un porto di mare".

Sua madre ebbe problemi di droga, alcol...
"Però rimase una donna solare, piena di curiosità: la fotografia, i viaggi, la letteratura... Era dura come una spranga. Anche lei da piccola era stata abbandonata, dal padre. È morta in ospedale meno di un anno fa soffrendo molto, ma le sue ultime parole sono state: 'Non ho paura'. Amava la gente e sapeva rimettersi in discussione. Mentre papà è stato sempre una personalità solitaria, cupa...".

Che all'apice del successo finì per perdersi nel proprio mito...
"Beh, parlava di sé in terza persona... c'era qualcosa che non andava".

Nel 2006 lei dichiara in tv: "Mio padre ha sempre voluto distruggermi".
"Lo pensavo. Fino a quando non ho rovesciato il mio sguardo su di lui e ho capito che in realtà con tutta quella rabbia voleva distruggere se stesso".

Con lei era passato spesso alle maniere forti. Una volta, durante una lite, le mise in mano una mazza da baseball urlando: "Difenditi!".
"Avevo quindici anni. Per picchiarmi voleva che reagissi. Ma non ero mica così scemo... Voleva piegarmi, sottomettermi. Non ce l'ha fatta".

Anni prima, incredibile a dirsi, aveva impiegato la frusta di cuoio usata interpretando Zorro...
"Non mi frustò. Se la arrotolò intorno al braccio. Ma a ferirmi furono di più le sue parole: 'Nemmeno i miei cani li picchio così!' ripeteva tra un colpo e l'altro. Sono frasi che da ragazzino ti segnano più delle botte. Immaginate a che livello di ira, frustrazione, sofferenza interiore è arrivato uno che tratta così un figlio, un bambino. È chiaro che sta scaricando su di te quanto ha subìto da piccolo. Ma questo quando sei ragazzino non puoi ancora saperlo".

Suo padre ha letto il libro?
"Sì".

Oggi come si giudica?
"Dice di non ricordare quegli episodi".

In che rapporti siete?
"Ci vediamo. Parliamo. Cerchiamo di ricostruire".

Va per gli 87. Come sta?
"Dopo l'ictus tiene duro".

Qualche mese fa è circolata la notizia che stesse pensando al suicidio assistito. Avendo per metà la nazionalità svizzera, potrebbe farlo. Come Godard...
"Ma quella era una fake news. Non vuole morire. Però mi ha detto: 'Se un giorno mi dovesse succedere qualcosa e fossi in coma, attaccato a una macchina, voglio che stacchi la spina... Voglio che me lo prometti'. Gliel'ho promesso".

Inseguendo Godard

Veniamo a Mireille Darc. È scomparsa nel 2017. Lei scrive: "È stata l'architetto della carriera di mio padre".
"Per lui mise tra parentesi la sua, di carriera. Mi adottò come un figlio. Ma era una donna intelligente, spirituale, e non volle mai sostituirsi a mia madre. Quando ne parlava la metteva sempre su un piedistallo. Per me, anche se a mamma la cosa non andava giù, la vera coppia mitica fu quella Delon-Darc. "Mimì" è stata la donna della sua vita".

"Se Mireille avesse potuto avere dei figli, non l'avrei mai lasciata", le ha detto suo padre.
"E penso fosse sincero. Dopo il fallimento del primo matrimonio voleva davvero rifarsi una famiglia".

Essere il figlio di Alain Delon e fare l'attore è stata una faticaccia in più, e mica da poco. Nel libro racconta che suo padre ci ha messo un po' a riconoscerle doti di interprete.
"Nel 2012 recitavo in teatro a Parigi. Dopo lo spettacolo è venuto in camerino e mi ha detto: "Sei stato davvero bravo". E qualche giorno dopo, al telefono: 'Quando sei salito sul palco eri bellissimo, tutti avevano occhi solo per te'".

Beh, non si è sprecato...
"No, ma consideri che nel 'clan Delon' i complimenti non sono mai stati moneta corrente. Quando lui o il suo agente Georges Beaume volevano dirti bravo, non si spingevano oltre un 'Sei stato al di sopra della media'...".

Scuola di duri. Suo padre non guardava in faccia nessuno. Un giorno, rientrando in casa, trova l'allora presidente della Repubblica Valéry Giscard d'Estaing, uomo notoriamente più che attratto dal gentil sesso, in salotto con Mireille Darc. E lo mette alla porta.
"Gli disse: 'Buongiorno signor presidente, a casa mia ricevo solo le persone che invito, quindi le chiedo di andarsene immediatamente'. E pensare che con Mireille lui stava solo prendendo un tè...".

Veneriamo l'Alain Delon attore perché nei personaggi tragici e vitali che ha interpretato, e che fanno spesso una brutta fine, vediamo lui, l'uomo, con le sue monumentali contraddizioni. Secondo lei qual è il ruolo che meglio lo ha rappresentato?
"In molti di quelli che ha indossato a partire dai 25-30 anni c'è tanto di lui. Al punto che, come le dicevo, finzione e realtà hanno finito per confondersi, con esiti dolorosi".

E adesso, "entre chien et loup", all'imbrunire della vita, lei come si sente?
"Più riconciliato. Però devo ancora lavorare su me stesso, sui miei demoni, sui rapporti con le persone che amo. Nel libro ho tracciato una diagnosi, ma suggerito, spero, anche una cura. Quello dell'abbandono è un tema che tocca chiunque. Chi più chi meno, in certi momenti della vita abbiamo tutti sofferto un qualche abbandono".

Concludiamo sui suoi progetti.
"Sto terminando un documentario su mia madre Nathalie. E farò il consulente di una serie che verrà tratta dal libro. Una fiction dove attori interpretano le figure del "clan Delon". Ho anche chiuso il contratto di un film che affronta il tema dei bambini maltrattati. In Francia ne muore uno ogni cinque giorni".

E lei, è stato un bambino maltrattato?
"No, malgrado tutto, non voglio definirmi così".

Sul Venerdì del 28 ottobre 2022