Per chi brucia la bolletta: quelli che non vogliono pagare
di Caterina Giusberti , di Caterina GiusbertiBologna. Bruciano le bollette. Nelle strade, nelle piazze, davanti alle sedi delle grandi compagnie energetiche accusate di speculare sulla crisi e sulla guerra. Avvertono: «Insieme scioperiamo, insieme vinciamo». Hanno cominciato gli inglesi col movimento “We don’t Pay Uk” che ha già raccolto più di 210 mila adesioni online. E a poco sembra essere servito il tentativo della già dimissionaria prima ministra, Liz Truss, di tamponare l’emergenza fissando un tetto di 2.500 sterline alla bolletta energetica annuale di una famiglia media. In Italia la protesta è partita da Napoli i primi di settembre, poi le assemblee e i falò hanno risalito la penisola. A Bologna, a inizio ottobre, hanno bruciato bollette davanti alla sede di Eni. In tutto, alla piattaforma online “Noi non paghiamo”, tra moduli cartacei e digitali, hanno aderito finora 35 mila persone: l’obiettivo è raggiungere la so…
Bologna. Bruciano le bollette. Nelle strade, nelle piazze, davanti alle sedi delle grandi compagnie energetiche accusate di speculare sulla crisi e sulla guerra. Avvertono: «Insieme scioperiamo, insieme vinciamo». Hanno cominciato gli inglesi col movimento “We don’t Pay Uk” che ha già raccolto più di 210 mila adesioni online. E a poco sembra essere servito il tentativo della già dimissionaria prima ministra, Liz Truss, di tamponare l’emergenza fissando un tetto di 2.500 sterline alla bolletta energetica annuale di una famiglia media. In Italia la protesta è partita da Napoli i primi di settembre, poi le assemblee e i falò hanno risalito la penisola. A Bologna, a inizio ottobre, hanno bruciato bollette davanti alla sede di Eni. In tutto, alla piattaforma online “Noi non paghiamo”, tra moduli cartacei e digitali, hanno aderito finora 35 mila persone: l’obiettivo è raggiungere la soglia del milione entro il 30 novembre. Per far poi scattare uno «sciopero generalizzato».
«Se non alziamo la testa»
Ma chi è che brucia le bollette? Si organizzano su Telegram, su Facebook, su TikTok come era accaduto anche per le mobilitazioni dei No vax, dei No green pass, dei No tutto. Furono proteste guidate, però, spesso dalle destre estreme e da pulsioni antisistema, a volte sfociate in atti di violenza come l’assalto alla sede della Cgil di Roma. Stavolta, con le destre al governo, in piazza sta scendendo un universo di altro colore: movimenti di base, sindacati, associazioni di consumatori, commercianti che mescolano le lotte ecologiste a quelle sociali. In mezzo gli ambientalisti dei Fridays For Future, le parrocchie, i pacifisti, gli attivisti di Unione Popolare. E anche, per ora in posizione defilata, spezzoni di No vax e gli esercenti ribelli di #IoApro, quelli che durante il lockdown restavano aperti per protesta.
A Bologna, mercoledì 19 ottobre, un fornaio ha distribuito il pane gratis per protesta e a sostenerlo si è presentato pure lo scrittore Pino Cacucci: «Queste persone» ha detto «sono un sacrificio umano al dio mercato». Un consigliere comunale leghista ha provato a solidarizzare coi manifestanti, ma è stato respinto. Domenica 23 ottobre, a Ponte di Nona, estrema periferia est di Roma, il movimento ha organizzato un’assemblea contro il caro-bollette, insieme agli ex detenuti dell’associazione Papillon-Rebibbia, in una biblioteca, coinvolgendo anche la vicina parrocchia.
«Se non alziamo la testa oggi» dice Luca, attivista bolognese «ci ritroveremo domani con migliaia di euro di debiti, sommersi dagli sfratti. Abbiamo aperto uno sportello di ascolto legale e consulenza e c’è già anche un intero condominio in sciopero delle bollette. In piazza ci sono famiglie monoreddito, pensionati, piccoli artigiani, partite Iva. Abbiamo avuto il caso di due genitori in disoccupazione, con lei che fa la badante in nero, e che hanno rateizzato la bolletta della luce per non finire in strada. Ora coi nostri legali stiamo provando a capire se è possibile fare ricorso contro i distacchi, soprattutto con la presenza in famiglia di minori o di disabili».
Il 22 ottobre sono scesi in piazza di nuovo a Bologna, il 5 novembre saranno a Napoli. «Quella data», spiega Eduardo Sorge dei Sì Cobas campani, «era stata lanciata dal movimento dei disoccupati organizzati di Napoli, insieme al collettivo di fabbrica Gkn. Poi c’è stato l’incendio delle bollette fuori dalla Poste di piazza Matteotti e le battaglie si sono unite». Fiammetta, operatrice sanitaria, davanti alla sede della multiutility Hera di Bologna dice: «A 60 anni mi sono ridotta a fare la doccia al lavoro, per risparmiare sull’acqua». In fila per la rateizzazione, una 77enne sbotta: «Fanno bene a bruciare le bollette. Sono una pensionata tutelata, ex impiegata regionale, europeista convinta, laureata, ma mi definisco un’anziana estremista. Perché sottostare alla borsa di Amsterdam?». Kino ha 50 anni ed è uno dei portavoce nazionali del movimento: romano, di professione coordinatore sanitario, viene dalle lotte ambientaliste di Extinction Rebellion. «Ormai siamo presenti in quasi tutte le regioni, gli epicentri sono Milano, Torino, Brescia, Bologna, poi la Toscana, le Marche, Roma. Cosa chiediamo? Una moratoria generalizzata sui costi energetici che permetta alle famiglie di superare l’inverno». Per Piergiorgio Ardeni, ex presidente dell’istituto Cattaneo e candidato di Unione Popolare «questa protesta esprime un disagio reale e non si può derubricare a un fatto di mero folklore populista».
Sostenere il reddito
Bollarli come i nuovi Gilet gialli sarebbe facile, ma la questione è complessa. Per il vicedirettore della rivista Il Mulino, Bruno Simili, la «povertà energetica» va presa seriamente prima che sia tardi, perché ha a che fare con la transizione energetica e col nostro modello di sviluppo: «Siamo di fronte ai prodromi di un vero conflitto sociale. Una famiglia è in povertà energetica quando, tolte le spese per l’energia, si trova sotto alla soglia di povertà relativa. E, banalmente, l’inflazione si abbatte sempre di più sulle famiglie più povere. L’ultimo rapporto Caritas dice che le persone in povertà assoluta in Italia sono 5 milioni 571 mila: quasi il 10 per cento della popolazione. I bonus basati sull’Isee sono stati ampliati, è vero, ma hanno il respiro corto, perché le risorse non sono infinite e il vero problema degli accantonamenti di gas scatterà nel 2023. Secondo l’Oipe, l’Osservatorio italiano sulla povertà energetica, nel 2020 la povertà energetica ha riguardato 2,1 milioni di famiglie, con grandi differenze tra Nord e Sud». Le misure per contrastarla? «Migliorare l’efficienza energetica degli edifici, contenere i prezzi, sostenere il reddito. Da questo punto di vista, il reddito di cittadinanza da solo non può bastare. Senza contare che, di recente, l’Antitrust ha avviato un’istruttoria su alcuni gestori (Iren, Iberdrola, E.ON e Dolomiti) perché, in base al decreto Aiuti bis, non potevano aumentare le tariffe fino al 30 aprile del 2023».
Esiste un precedente inglese, degli anni 90, quello della Poll Tax: si trattava di una tassa fissa da pagare al proprio Comune, indipendentemente dalla composizione del nucleo familiare, dalla situazione patrimoniale e dal reddito. Allora milioni di persone, tra il 1990 e il 1993, si rifiutarono di pagare, portando a un sovraccarico del sistema legale. Di fatto l’applicazione della legge fu resa impossibile e il suo fallimento fu tra le cause delle dimissioni di Margaret Thatcher.
«Caro Pd, questa è politica»
Alessandro Albergamo, responsabile per la povertà del Pd bolognese, ammette: «Non abbiamo contatti diretti con queste manifestazioni, ma siamo attenti al tema. In Emilia-Romagna la Regione ha convocato le aziende energetiche. Dei tetti vanno messi. Questa è politica». Secondo Emanuele Felice, ex responsabile economico del Pd, storico dell’economia con specializzazioni ad Harvard e alla London School of Economics, è evidente che «il Pd debba occuparsi di questi temi in maniera più radicale» e che debba «andare anche nelle piazze della protesta». Per dire? «Intanto che l’aumento del prezzo delle bollette non è dovuto solo alla guerra ma al fatto che viene stabilito dalla borsa di Amsterdam, con ampio margine di speculazione. Inoltre, che alle imprese energetiche è stato detto di restituire gli extra-profitti, e questa richiesta va ribadita con più forza. Più a lungo termine, che bisogna accelerare sulle comunità energetiche. Sarà un inverno drammatico dal punto di vista delle tensioni sociali, abbiamo livelli di povertà mai visti dagli anni Sessanta. Avremo bisogno di ricostruire una cultura unitaria della sinistra: può darsi che stare all’opposizione in questo aiuti».
Sul Venerdì del 28 settembre 2022