Carceri modello e filosofi imbalsamati
di Michele Gravino , di Michele GravinoLa più famosa è quella di Alcatraz, in California, ma di carceri costruite sulle isole l'Italia ne ha avute e ne ha ancora tante: l'Asinara, Pianosa, la Gorgona, Porto Azzurro all'Elba... fino a Santo Stefano, che più che una prigione su un'isola è proprio un'isola-prigione: su questo scoglio di fronte a Ventotene non c'è praticamente spazio per nient'altro. Sul Venerdì di oggi Giulia Villoresi racconta la storia del penitenziario, rimasto in funzione da fine Settecento fino al 1965, dal Regno delle Due Sicilie fino alla Repubblica italiana. Con parecchi detenuti illustri – uno su tutti, il futuro presidente della Repubblica Sandro Pertini – e tanti sconosciuti che in quell'inferno di solitudine, umidità e soprusi ci hanno lasciato la pelle, e sono sepolti lì, spesso senza nemmeno un segno che li identifichi.
E pensare che Santo Stefano nacque come carcere ideale, avanzatissimo per la sua epoca: un monstrum orribile e meraviglioso, scrive Villoresi, "uno strano sogno in cui si agitano pulsioni umanitarie e punitive". Su incarico di re Ferdinando IV di Borbone, l'architetto Francesco Carpi lo realizzò secondo i i principi appena teorizzati dal filosofo illuminista inglese Jeremy Bentham: una struttura circolare dove un solo sorvegliante, al centro, può vedere (non visto) tutti i prigionieri. È lo schema del Panopticon, che naturalmente nasceva con le migliori intenzioni (la consapevolezza di essere osservati, pensava Bentham, avrebbe prima costretto poi naturalmente convinto i detenuti ad astenersi dal male) ma poi diventata "metafora psicopoliziesca del potere onnisciente", da Orwell in giù.
E comunque questa storia di osservare ed essere osservato doveva essere un po' una fissa per il buon Jeremy, perché nel suo testamento ordinò che alla sua morte (avvenuta poi nel 1832, a 84 anni) il suo corpo fosse imbalsamato, abbigliato con uno dei suoi soliti vestiti, piazzato sulla sua sedia preferita e messo in mostra. La chiamò, con una definizione sorprendentemente moderna, Auto-Icon. E così, anche se l'imbalsamazione non è andata proprio benissimo, e la testa è caduta e ha dovuto essere sostituita con una maschera di cera, la teca con il cadavere di Bentham accoglie ancor oggi i visitatori allo Student Center dell'University College di Londra, l'istituzione che lui stesso aveva contribuito a fondare. E insomma, tra il Panopticon e l'Auto-Icon, il razionalismo illuminista qualche lato bello oscuro ce l'aveva.
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