Antonio Capuano: Totò, Peppino e il Beckett ritrovato
di Rodolfo di Giammarco , di Rodolfo di GiammarcoNapoli. Antonio Capuano, regista, scenografo e autore di teatro, tv e d'un clamoroso cinema sperimentale, nato e legato senza pausa a Napoli, artista di forte carattere, quasi sempre incline a storie marginali e scomode, maestro riconosciuto da Paolo Sorrentino (che l'ha evocato come personaggio in È stata la mano di Dio), ha 82 anni e si presenta snello e in canottiera, loquacissimo, propenso a sorridere ma anche esposto a fulminei momenti di commozione.
Lo scuotono i temi della morte, della solitudine, della recente scomparsa della moglie. Lo incontriamo mentre prova al San Ferdinando il suo imminente spettacolo T&P. Totò e Peppino, sottotitolo, Omaggio a Samuel Beckett, che debutterà, prodotto dal Teatro di Napoli, il 16 novembre al Mercadante, interpreti Roberto Del Gaudio e Carlo Maria Todini.
Capuano, che rapporti …
Napoli. Antonio Capuano, regista, scenografo e autore di teatro, tv e d'un clamoroso cinema sperimentale, nato e legato senza pausa a Napoli, artista di forte carattere, quasi sempre incline a storie marginali e scomode, maestro riconosciuto da Paolo Sorrentino (che l'ha evocato come personaggio in È stata la mano di Dio), ha 82 anni e si presenta snello e in canottiera, loquacissimo, propenso a sorridere ma anche esposto a fulminei momenti di commozione.
Lo scuotono i temi della morte, della solitudine, della recente scomparsa della moglie. Lo incontriamo mentre prova al San Ferdinando il suo imminente spettacolo T&P. Totò e Peppino, sottotitolo, Omaggio a Samuel Beckett, che debutterà, prodotto dal Teatro di Napoli, il 16 novembre al Mercadante, interpreti Roberto Del Gaudio e Carlo Maria Todini.
Capuano, che rapporti ha avuto fino a oggi col palcoscenico?
"Negli anni 90 ho messo in scena una Medea affrontata come fosse una sceneggiata. Giasone, andato in America con Medea e figli, si mette con la figlia d'un boss. Nella scena clou, Medea lo invita a un'ultima notte d'amore: si spengono le luci e da sotto una coperta d'astrakan arrivano gli ansimi, poi un urlo pazzesco di lui. Dalla quinta di destra lei impugna il cazzo di lui, poi lo butta tra il pubblico e un servo da me inventato scende in platea con l'accendino alla ricerca del pezzo di carne. È accaduto al Festival di Benevento e alla Galleria Toledo di Napoli".
In seguito a teatro ha reso un tributo per metà a Eduardo e per metà a Beckett...
"Sì, nel 2005 ho allestito al Ridotto del Mercadante 8 pezzi inutili dando il ruolo di protagonista ad Angela Pagano, vecchia e storica attrice di Eduardo, in una scena di monnezza e lamiere arrugginite d'una discarica. Portò seccia, malaugurio, perché pochi anni dopo a Napoli scoppiò l'emergenza rifiuti. Lei, stracciona, diceva la battuta 'Scétate, scétate Lucarie'' da Natale in casa Cupiello, poi era raggiunta da un ragazzaccio che aveva il compito d'ammazzarla, ma tutto s'aggiustava ascoltando da un registratore la voce vera di Eduardo, come in L'ultimo nastro di Krapp di Beckett".
Ora, per questo suo terzo lavoro dal vivo, spunta un'altra dedica a Beckett. Nel titolo però primeggiano i nomi di Totò e Peppino.
"Totò ha affinità con Beckett, è assurdo, astratto, paradossale. Lo soprannominai 'Principe, mio principe' firmando così da piccolo una sua foto quando era il mio mito in tv. E poi ci fu pure il 'Totò verde' in Cosa sono le nuvole? di Pasolini. Peppino rappresenta il controcanto che ti fa tornare coi piedi per terra. Mi risulta che Totò s'incuriosì del fenomeno Beckett, lesse Finale di partita e reagì dicendo 'Mi si confà'. Allora provò con Peppino, in uno spazio periferico di cui non si ha cronaca, i dialoghi tra Hamm e Clov. A me è piaciuto recuperare, riscrivere, reimmaginare quel duetto andato perduto. Non scorrendo più il copione di Finale di partita ma riproducendone la traccia, con un Totò/Hamm (Del Gaudio) cieco e incapace di reggersi in piedi, e un Peppino/Clov (Todini) allergico a sedersi".
Il testo è una trasposizione napoletana di quel capolavoro?
"Ho preso spunti da una vaga memoria di Finale di partita e da frasi illuminanti di romanzi beckettiani come L'innominabile o Malone muore. La letteratura è intima e ha silenzi che ti crei da solo. Nella mia scrittura, quando alla fine Peppino/Clov va via, Totò/Hamm si rifugia nella poesia, fa una giaculatoria per i morti del 2 novembre e termina con l'impaccio-impiccio di don Ciccio Salciccio. Forse è una commedia post nucleare".
Lei ha mai incrociato Totò o Peppino?
"Con Peppino ho fatto lo scenografo per la sua versione televisiva del Guardiano di Harold Pinter. Dovevo riempire di arredo e rigatteria la stanza in cui i tre personaggi s'incontrano. 'Metti cose disparate, quello che vo' tu. Io quando recito ho bisogno di stimoli, improvviso meglio' mi disse il commendatore, e quando trovò dei fichi schiattati fu arcicontento. Il piatto era servito. Totò l'ho incrociato per caso alle 8 di mattina negli studi di Napoli dove lui era per il suo Tutto Totò: io, lì per una consulenza in falegnameria a un altro programma, trovai il Principe in occhiali scuri, seduto su una gradinata, ad aspettare un truccatore non arrivato. Sentii vergogna, per un genio ridotto a stare sulle scale. Gli chiesi 'Volete un caffè?'. Mi rispose calmo 'No, grazie'".
E quando s'è sentito in contatto con Beckett?
"Quando mia moglie è volata via, m'è sovvenuta la frase 'Non lo so, non lo saprò mai, nel silenzio non si sa, ma bisogna continuare e io continuo' (si ferma, ha gli occhi lucidi, ndr) dal suo romanzo L'innominabile, che m'ha aiutato. Ma se non c'è lei, io a chi mi racconto?".
Cosa ha detto a Sorrentino della figura di Antonio Capuano interpretato da Ciro Capano nell'ultimo film?
"Che doveva fargli un provino come nuotatore, al suo attore. Io nuoto benissimo, lui come una chiavica. E poi io sono meno imperioso, aggressivo: rompo le scatole ma senza volgarità. Salvo certe rare volte che sono spettatore a teatro: lì reagisco, perché per me il pubblico ha diritto a inveire, a essere maleducato. Una volta attaccai dalla platea Roberto Del Gaudio, che si vantò col pubblico della mia presenza, e finì dicendo 'Però si' stronzo'".
Che altro fa, lei?
"Dipingevo, disegnavo. Ho un mare di cose, di oggetti, ma almeno per ora non mi interessa una mostra. Invece ho un progetto da anni: un film in bianco e nero, e sgranato, su Totò da bambino di cinque anni fino ai 18 con lui militare a Cuneo e in giro Viviani, i De Filippo. Non m'arrendo".
Sul Venerdì del 4 novembre 2022