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Mettiamo la casa a dieta. Vegetariana

La residenza Bombasei a Nänikon (Zurigo) e gli uffici Gartist a Bubikon (Zurigo), entrambi progettati da Werner Schmidt 
Legno e terra cruda, paglia e bambù come isolanti, pietra per le fondamenta. Così cambiano i materiali da costruzione. Appuntamento alla Biennale di tecnologia di torino
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Se fosse un Paese, il calcestruzzo sarebbe il terzo più grande emettitore di gas serra al mondo. Per realizzare questo materiale che è alla base della maggior parte delle case in cui viviamo si arriva a emettere CO2 in atmosfera tre volte tanto rispetto a quante ne produce l'intero settore dell'aviazione. Eppure, continuiamo a basare i nostri edifici su questo e altri prodotti come l'acciaio che, per il loro ciclo, da quando vengono lavorati sino a diventare pilastri e strutture alla base delle nostre abitazioni, impattano pesantemente sull'ambiente. In un futuro che guarda a preservare la Terra e le sue risorse, sarà davvero possibile vivere in una casa ecologica? Sì, a patto che l'intera abitazione passi per una "dieta vegetariana". Legno al posto del cemento, paglia o bambù come isolanti, sughero e scarti vegetali per le rifiniture e magari fondamenta in pietra, sono la ricetta per una casa capace di impattare sull…

Se fosse un Paese, il calcestruzzo sarebbe il terzo più grande emettitore di gas serra al mondo. Per realizzare questo materiale che è alla base della maggior parte delle case in cui viviamo si arriva a emettere CO2 in atmosfera tre volte tanto rispetto a quante ne produce l'intero settore dell'aviazione. Eppure, continuiamo a basare i nostri edifici su questo e altri prodotti come l'acciaio che, per il loro ciclo, da quando vengono lavorati sino a diventare pilastri e strutture alla base delle nostre abitazioni, impattano pesantemente sull'ambiente. In un futuro che guarda a preservare la Terra e le sue risorse, sarà davvero possibile vivere in una casa ecologica? Sì, a patto che l'intera abitazione passi per una "dieta vegetariana". Legno al posto del cemento, paglia o bambù come isolanti, sughero e scarti vegetali per le rifiniture e magari fondamenta in pietra, sono la ricetta per una casa capace di impattare sull'ambiente anche dieci volte meno di oggi.

Da anni Andrea Bocco, docente di Tecnologia dell'architettura al Politecnico di Torino, fa ricerche proprio su come mettere a "dieta" case ed edifici concentrandosi su materiali naturali. Un tema che affronterà in pubblico, insieme al collega Guillaume Habert (docente di costruzioni sostenibili al Politecnico federale di Zurigo) domenica 13 alle 10 nel corso della Biennale di Tecnologia, la manifestazione del Politecnico di Torino.
Secondo i due esperti uno degli aspetti più sottovalutati in Italia nel ragionare sulla sostenibilità delle nostre abitazioni è il fatto che si pensa ancora troppo all'uso, anziché concentrarsi su come le case vengono costruite e quindi all'impatto a livello di emissioni che questo comporta.

Pietra per le fondamenta

"Finalmente, dal Superbonus 110 per cento alle attenzioni per l'isolamento termico così come i sistemi per avere energia pulita, oggi si ragiona di più sulla sostenibilità delle case, ma resta il problema dei materiali con cui si costruisce" spiega Bocco. Vediamo allora come si potrebbe affrontare il tema, tappa per tappa. Partendo ovviamente dalle fondamenta. La maggior parte sono in cemento armato e, sebbene oggi stiano nascendo forme più sostenibili di cemento (con sistemi per la cattura di CO2 oppure basato su una combustione non fossile), trovare delle alternative naturali è difficile ma possibile. "Per esempio si può usare la pietra" dice Bocco "oppure in situazioni particolari che garantiscono di preservarlo in condizioni di saturazioni di umidità, anche il legno, come è stato fatto in passato per molte case a  Venezia".

 

Poi si inizia a costruire: anziché le classiche strutture in calcestruzzo armato e mattoni cotti, ai quali aggiungiamo isolanti plastici per preservare il calore, possiamo pensare a materiali che richiedono una trasformazione ridotta e poca energia.
Come la terra cruda estratta, che non ha bisogno di altoforno e si essicca naturalmente, rimpiazzando il calcestruzzo. Per le strutture, la risposta più immediata è il legno: "Essendo di origine vegetale, ha una quantità di carbonio inglobato "negativo": nel suo ciclo la pianta assorbe CO2 e poi la libera in parte in fase di decomposizione, ma se noi stocchiamo il carbonio immobilizzato nel legno in un edificio, evitiamo questa liberazione, e quel legno sarà la base per una casa che dura cento anni. Un doppio vantaggio". Anche le pareti si possono realizzare in mattoni crudi mentre la parte isolante, anziché con la plastica, può essere fatta con il bambù (che ha un ciclo vegetativo di soli tre anni) o con la paglia (appena un anno), entrambi in grado di offrire un'ottima protezione termica. Sono anche a prova di incendio, perché vengono isolate con uno strato di calce o argilla.

La residenza Bombasei a Nänikon (Zurigo) e gli uffici Gartist a Bubikon (Zurigo), entrambi progettati da Werner Schmidt 

"Spesso si crede che questo possa essere pensato solo in case di ricchi, dal grande eco design. Ma invece può funzionare anche per i condomini e con costi oggi forse appena più alti, ma ripagabili nel tempo in termini di prestazioni e impronta ecologica" continua Bocco. C'è infatti chi lo sta già facendo, gli esempi vengono soprattutto da Svizzera, Austria e Alto Adige, dove l'architetto Werner Schmidt (di Trun, nei Grigioni) ha realizzato oltre 80 edifici con isolamento in paglia. Uno dei più importanti è il recente complesso residenziale Bombasei, che ospita decine di famiglie: nello spazio di un'ex fabbrica dolciaria a Nänikon (cantone di Zurigo) sono stati creati appartamenti e villette fatti tutti in legno e con ben 420 tonnellate di paglia. L'intera struttura fa parte di una comunità energetica e viene alimentata grazie a un impianto fotovoltaico sui tetti da 90 kW.
Ma anche in Italia, da nord a sud, si contano decine di case ecologiche: da quella a tre piani autocostruita a Pramaggiore (Venezia) in una azienda agricola, sino a Lana (Bolzano) dove con paglia e argilla sono state realizzate case vacanze per turisti. In Sicilia invece a Spartà (Messina) Eva Polare e Aronne Musumeci hanno dato vita a una casa fatta con canapulo, lo stelo della canapa, terra cruda, travi di larice (per le fondazioni, legno e paglia): oggi è diventato anche un luogo di riferimento e ispirazione per molti. 

Paglia e conchiglie

Nel mondo si sperimenta molto anche in California, con abitazioni vegetariane iconiche come quella a Squire Canyon che, grazie a paglia e fotovoltaico, non scende mai sotto i 16 gradi e non supera i 23 interni, sino a un'abitazione a Santa Ynez Valley dotata di compost toilet (dagli scarichi si produce compost) oppure in Gran Bretagna, dove a Pembrokeshire è stata innalzata una casa su due livelli che non ha nemmeno il telaio in legno ma solo balle di paglia come muri portanti.
Tra quelle più curiose come aspetto esteriore ci sono poi le case dell'eco villaggio di Egebjerg in Danimarca dove si trova quella "a conchiglia" costruita con travi di legno a spirale, oppure la casa detta degli "hobbit", in Galles, dove una famiglia ha creato un rifugio eco con pavimenti di pietra e argilla e isolamento termico in paglia all'interno di una collina.

La possibilità di costruire o meno con determinate componenti dipende dai vari regolamenti dei Paesi: in Italia alcuni materiali non vengono ancora riconosciuti come "strutturali" ma soltanto di "riempimento", come ad esempio le balle di paglia. Resta decisiva, una volta realizzata la struttura, la questione finestre: con quelle ad alte prestazioni e vetri doppi si potrà infatti risparmiare anche sulla bolletta perché isolano preservando il calore ed è possibile "immaginarle anche con telai in legno e rifiniture fatte di intrecci di rametti, cannette, sughero o altri vegetali".
Se per gli impianti idraulici ed elettrici non c'è alcuna alternativa vegetariana sostenibile, a livello di riscaldamento una priorità della futura casa green dovrà essere la corretta esposizione al sole che, grazie agli isolanti in paglia interni, "talvolta avrà vantaggi termici dalla sola presenza delle persone all'interno e non richiederà di essere eccessivamente riscaldata". A completare l'opera, naturalmente, andranno poi i pannelli fotovoltaici - "attaccandosi comunque alla rete elettrica in caso di problemi ai sistemi di accumulo" dice Bocco - così come si può pensare a pompe di calore che prelevando quello del suolo o dell'aria esterna costituiscono un sistema a basse emissioni di carbonio già ampiamente sperimentato.
 Alla fine, la casa dei sogni vegetale sarà dieci volte più amica dell'ambiente: un'abitazione di cento metri quadrati impatta infatti per 5 tonnellate di CO2 l'anno mentre la stessa casa, realizzata però con metodi tradizionali, facilmente supera le 500 tonnellate.

Sul Venerdì del 4 novembre 2022