Trentino. Perché a Lona-Lases nessuno vuole fare il sindaco
di Raffaele Oriani , di Raffaele OrianiLONA-LASES (Trento). Federico Secchi è il commissario designato dalla Provincia autonoma di Trento per reggere le sorti del comune di Lona-Lases, in Val di Cembra. Di solito per fare le veci del sindaco si cerca una figura di prossimità: politici, professionisti o funzionari a chilometro zero. Secchi vive e lavora ad Avio, a ridosso del Lago di Garda, e per salire in valle si sobbarca una settantina di chilometri in andata e una settantina al ritorno. Pare che, prima di lui, la Provincia abbia incassato ben 22 no da altrettanti candidati: "Sa di non essere la prima scelta?" gli chiediamo nell'imponente municipio di questo minuscolo comune. "Mi è giunta voce" ci risponde allargando le braccia. È commissario dal 14 giugno 2021: doveva restare in carica per un paio di mesi, ma è un anno e mezzo che fa il primo cittadino d'emergenza. Nell'ottobre 2021 le elezioni sono state annullate per mancanza di candidati e, quando nel…
LONA-LASES (Trento). Federico Secchi è il commissario designato dalla Provincia autonoma di Trento per reggere le sorti del comune di Lona-Lases, in Val di Cembra. Di solito per fare le veci del sindaco si cerca una figura di prossimità: politici, professionisti o funzionari a chilometro zero. Secchi vive e lavora ad Avio, a ridosso del Lago di Garda, e per salire in valle si sobbarca una settantina di chilometri in andata e una settantina al ritorno. Pare che, prima di lui, la Provincia abbia incassato ben 22 no da altrettanti candidati: "Sa di non essere la prima scelta?" gli chiediamo nell'imponente municipio di questo minuscolo comune. "Mi è giunta voce" ci risponde allargando le braccia. È commissario dal 14 giugno 2021: doveva restare in carica per un paio di mesi, ma è un anno e mezzo che fa il primo cittadino d'emergenza. Nell'ottobre 2021 le elezioni sono state annullate per mancanza di candidati e, quando nel giugno di quest'anno è saltato un altro turno per lo stesso motivo, il commissario ha scritto una lettera aperta implorando i "loni e lasesi" di "costruire un'alternativa per le prossime amministrative".
Niente da fare. Domenica 13 novembre si vota in Trentino-Alto Adige, Sicilia e Val d'Aosta, ma Lona-Lases manca l'appuntamento per la terza volta: "Abbiamo provato a presentare una lista contattando tutte le 350 famiglie del paese" dice l'aspirante amministratrice Anisia Dalmonech. "Ma a parte i tre promotori, era pronto a candidarsi solo un altro concittadino". Di candidati ce ne vogliono 12, e così il Comune meno ambito d'Italia almeno fino all'estate prossima continuerà a essere guidato da un commissario straordinario: "Io però tra un paio di mesi lascio" assicura Secchi, con un guizzo di panico e sollievo.
Lona-Lases è al cuore del distretto trentino del porfido, l'"oro rosso" che, seppur lontano dai fasti dei primi anni Duemila, vanta ancora un giro d'affari tra i 150 e i 200 milioni di euro. Tutt'intorno si continua a far brillare la montagna, ma a Lona-Lases le ultime lastre saranno estratte il prossimo 18 novembre. Si è fermato il Comune, si fermeranno le cave, restano i boschi, il laghetto e mille abitanti in attesa che passi la nottata. L'ultimo sindaco si è dimesso un anno e mezzo fa, constatando il disarmo amministrativo del Comune: "Mi erano rimasti due soli dipendenti " ricorda ora il quarantenne sindacalista Manuel Ferrari. "Non c'era chi potesse scrivere le delibere, e per andare a pranzo ero costretto a far presidiare il municipio dall'unico operaio comunale". L'organico lillipuziano è una piaga condivisa da tanti piccoli comuni. C'è poi il carico amministrativo, la scarsità di risorse, l'esiguità degli emolumenti. Ma ad aggravare le cose qui è spuntata una speciale nuvola nera. Secondo una prima sentenza del Tribunale di Trento, l'"oro rosso" della Val di Cembra ha alimentato per anni "una propaggine organizzativa di tipo 'ndranghetista dotata di relativa autonomia decisionale". Tra le aziende del porfido di Lona-Lases, nell'ottobre 2020 i carabinieri del Raggruppamento Operativo Speciale sgominano la prima "locale" di 'ndrangheta del Trentino: "Per un paese così piccolo è stata una cosa troppo grande" sospira la candidata mancata Dalmonech.
Nessuno vuole avere a che fare con il Comune, ma pochi ne vogliono parlare. Persino il barista dice di non saperne nulla. Evidentemente al banco si parla sempre e solo del paese accanto. Ma le indagini del Ros e i processi che ne stanno seguendo sono tutt'altro che un fulmine a ciel sereno. Il primo a parlare delle infiltrazioni di 'ndrangheta in Val di Cembra è stato Andrea Gottardi, presidente degli autotrasportatori di Confindustria Trento che si è fatto le ossa con il porfido, e oggi guida un'azienda di sessanta dipendenti e quaranta camion. Per un imprenditore, la 'ndrangheta sono le prestazioni in nero, le borse di contanti che si muovono tra Trento e Reggio Calabria, i mezzi che viaggiano con carichi fuori norma, le minacce ai clienti che vogliono cambiare fornitore: "Nel 2011 denunciai alle forze dell'ordine e in un convegno le pratiche illegali delle aziende calabresi che erano salite in Trentino da Brescello, la base della 'ndrangheta in Emilia" ci dice oggi nel suo ufficio alla periferia di Trento. "La paura non mi ha fermato, ma certo da allora cerco di evitare uno stile di vita troppo abitudinario".
Dalle cave al tribunale
Per un imprenditore la 'ndrangheta è la concorrenza sleale, per un sindacalista sono i padroni senza scrupoli: saliamo alle cave di Lona-Lases in compagnia di Walter Ferrari, che scherza sulla sua somiglianza con Mauro Corona ma si fa serio e puntiglioso quando parla dell'idra che ha intrappolato il paese. Tutto ruota attorno al porfido, che va scavato, selezionato, modellato in processi di lavorazione che ai tempi d'oro in tutta la Val di Cembra occupavano quasi duemila persone: "Manodopera spesso straniera, che in molte aziende era sfruttata e sottopagata" dice Ferrari. "Il sindacato confederale non faceva nulla, e così ci costituimmo in Coordinamento lavoro porfido e cominciammo a raccogliere le denunce". Il malcostume è diffuso, ma le aziende dei presunti 'ndranghetisti ci mettono un surplus di violenza": "Si arrivò al pestaggio di un lavoratore cinese che reclamava diecimila euro di arretrati, e alla costante minaccia di licenziamento per chi non firmava le buste paga che falsavano stipendi e contributi". A Lona-Lases la favola del porfido stava virando in incubo. Di lì a poco, avrebbe svuotato le cave e riempito le aule di tribunale.
Prima che un business, il porfido è un bene comune. Appartiene alla collettività, che a fronte di un canone lo dà in concessione ai privati. Non occorre altro per capire la delicatezza dei rapporti tra imprese ed enti locali. Tra i presunti 'ndranghetisti a processo presso la Corte d'Assise di Trento, ci sono i fratelli imprenditori Giuseppe e Pietro Battaglia, originari di Cardeto in provincia di Reggio Calabria, ma insediati a Lona-Lases da decenni, e nella sua amministrazione comunale da almeno un quarto di secolo: "L'attività estrattiva è tra i settori considerati a rischio dalla stessa legge Severino contro la corruzione nella pubblica amministrazione" ci spiega il segretario comunale Marco Galvagni. Come dice lui, ci sarebbe da scriverne un libro. In un articolo si può solo rendere merito a questo straordinario burocrate che, quando tutti facevano finta di non notare l'elefante nei corridoi del Comune, ha continuato ad analizzare e denunciare in procura, all'Anac e alla Corte dei conti la scia di soprusi e conflitti d'interesse che legavano le aziende del porfido all'amministrazione. I fratelli Battaglia, ad esempio, erano cavatori, consiglieri e assessori, tanto che l'ordinanza della Procura si è limitata ad aggiungere il tocco nero della 'ndrangheta a un quadro già compromesso. E i cittadini dovevano essersene accorti: prima di andare deserte, le tornate elettorali di Lona-Lases si sono accontentate per anni di un'unica lista, con i candidati a contendere all'indifferenza e al rigetto il quorum della metà più uno dei votanti.
Troppe cose per un piccolo comune: certo, in quest'ultimo anno il commissario straordinario ha rimpolpato gli organici, la Provincia ha ribadito la sua vicinanza, i carabinieri hanno riaffermato la presenza dello Stato. Ma le aule del municipio (bella quella della giunta, con un festoso affresco quella del consiglio) rimangono desolatamente vuote.
La mossa del cavallo
Gli ultimi che hanno provato a riempirle volevano meritoriamente ripartire da biblioteca e turismo. Ma nessuno li ha seguiti. Probabilmente perché per tornare a parlare del più e del meno, occorrerebbe tirare una riga. Trattandosi di 'ndrangheta, la mossa del cavallo - quella che traumatizza e obbliga a guardarsi allo specchio - non spetta alla Provincia ma al ministero degli Interni, ovvero alla Prefettura. Qui il Coordinamento lavoro porfido ha appena ribadito la sua richiesta di una commissione d'accesso per infiltrazioni mafiose nel Comune di Lona-Lases. Sarebbe la prima volta in Trentino. Ma a due anni dai clamorosi arresti, e dopo ben tre elezioni mancate, la risposta della Prefettura è che si valuterà attentamente. Magari dopo la quarta chiama.
Sul Venerdì dell'11 novembre 2022