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L'altra faccia dei Mondiali di calcio: sulle figurine i lavoratori morti al posto dei campioni

Carte del progetto giornalistico Cards of Qatar, inchiesta per raccontare le storie di persone decedute mentre lavoravano nei cantieri per i Mondiali: 6.500 secondo il Guardian 
Quelle ideate da un gruppo di giornalisti raccontano le storie di alcuni dei 6.500 lavoratori morti durante la costruzione di stadi e strade per i Campionati di calcio che si aprono fra pochi giorni
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Sulle figurine di Qatar 2022 ci sono i volti di giovani uomini, sotto alla foto la bandiera del Paese di appartenenza e sulla sinistra un numero. Ma le facce non sono quelle di Messi, Benzema o Lewandowski, alcuni dei grandi campioni attesi ai Mondiali di calcio che si aprono il 20 novembre in Qatar. E le Nazionali sono quasi solo quelle di Bangladesh, Nepal e India. Mentre il numero non è quello di maglia, ma l’età che avevano questi ragazzi quando sono morti. Le figurine di cui parliamo sono pubblicate dal progetto giornalistico Cards of Qatar, un’inchiesta che intende raccontare le storie di persone finora conosciute perlopiù attraverso un numero: 6.500. È il numero di lavoratori che, secondo il quotidiano britannico The Guardian, hanno perso la vita per costruire stadi, strade, ponti e metropolitane in Qatar.

Sulle figurine di Qatar 2022 ci sono i volti di giovani uomini, sotto alla foto la bandiera del Paese di appartenenza e sulla sinistra un numero. Ma le facce non sono quelle di Messi, Benzema o Lewandowski, alcuni dei grandi campioni attesi ai Mondiali di calcio che si aprono il 20 novembre in Qatar. E le Nazionali sono quasi solo quelle di Bangladesh, Nepal e India. Mentre il numero non è quello di maglia, ma l’età che avevano questi ragazzi quando sono morti. Le figurine di cui parliamo sono pubblicate dal progetto giornalistico Cards of Qatar, un’inchiesta che intende raccontare le storie di persone finora conosciute perlopiù attraverso un numero: 6.500. È il numero di lavoratori che, secondo il quotidiano britannico The Guardian, hanno perso la vita per costruire stadi, strade, ponti e metropolitane in Qatar.

L’idea delle figurine è venuta al giornalista svedese  Martin Schibbye, noto per aver fondato nel 2015, insieme a Birt Stakston, la piattaforma di inchieste Blankspot grazie a una campagna di crowdfunding. Insieme a colleghi in India e Bangladesh, i due hanno intervistato le famiglie dei lavoratori che non sono tornati a casa. Nel frattempo Schibbye sta stampando le figurine per spedirle ai vertici della Fifa e agli sponsor del Mondiale. Per ora ne sono pronte alcune decine, ma l’obiettivo è di crearne una per ogni lavoratore morto.

Sul retro di ogni carta viene raccontata la  sua storia. Ognuna è diversa dall’altra, ma la trama è purtroppo ricorrente: tutti avevano visto nel Qatar un’opportunità per far uscire la famiglia dalla miseria, e molti sono morti in circostanze poco chiare. Ai genitori di Ghal Singhr Rai, 20 anni, è stato detto che si era impiccato; così anche per Zobair Ahmed, bengalese di 32 anni. Moltissime le morti per infarto e quelle “per cause naturali”: non sempre credibili, secondo le famiglie. Poi gli incidenti sul lavoro: Mohammad, 33 anni, è caduto dal decimo piano di un palazzo in costruzione, Anish, 21, in un incidente stradale sulla strada per il cantiere. Nonostante ciò, la ditta che lo impiegava non ha pagato alcuna compensazione alla famiglia.

Pubblicato sul Venerdì dell'11 novembre 2022