Tanti baci da Tunisi, dove va in scena l'amore gay
di Leonardo Martinelli , di Leonardo MartinelliTunisi. Stasera su rue Radhia Haddad, in pieno centro a Tunisi, la folla straborda e blocca il traffico. La via è stretta, con le facciate polverose belle époque e i neon che rischiarano locali, dove s'intravedono solo uomini. Molta gente preme all'entrata del cinema-teatro Le Rio: era il ritrovo della bella società quando, negli anni Venti del secolo scorso, lo concepì un architetto italiano un po' dandy, Francesco Marcenaro. È tutto esaurito per lo spettacolo di oggi, ma nessuna locandina è esposta fuori. Giovani e meno giovani, look dai colori vivaci, famiglie qualunque, qualche donna velata. Ci sono proprio tutti.
Colti in flagranza
La pièce s'intitola Flagranti, significa "flagranza di reato". Perché in Tunisia se una coppia dello stesso sesso è colta in flagrante in atteggiamenti intimi, rischia fino a tre anni di carcere. E la polizia può procedere a un test anale, per verificare …
Tunisi. Stasera su rue Radhia Haddad, in pieno centro a Tunisi, la folla straborda e blocca il traffico. La via è stretta, con le facciate polverose belle époque e i neon che rischiarano locali, dove s'intravedono solo uomini. Molta gente preme all'entrata del cinema-teatro Le Rio: era il ritrovo della bella società quando, negli anni Venti del secolo scorso, lo concepì un architetto italiano un po' dandy, Francesco Marcenaro. È tutto esaurito per lo spettacolo di oggi, ma nessuna locandina è esposta fuori. Giovani e meno giovani, look dai colori vivaci, famiglie qualunque, qualche donna velata. Ci sono proprio tutti.
Colti in flagranza
La pièce s'intitola Flagranti, significa "flagranza di reato". Perché in Tunisia se una coppia dello stesso sesso è colta in flagrante in atteggiamenti intimi, rischia fino a tre anni di carcere. E la polizia può procedere a un test anale, per verificare la "natura sessuale" del rapporto: una pratica definita dall'Onu "tortura". Nonostante ciò, eccoci ad assistere al primo spettacolo su tema queer mai realizzato nel mondo arabo.Del resto la Tunisia, Paese da cui sono partite, nel 2011, le cosiddette rivoluzioni arabe è una democrazia: imperfetta forse, ma la libertà d'espressione è garantita. Anche se ancora c'è quell'articolo 230 del Codice penale che condanna l'omosessualità.
Per questo, dentro il teatro, non è che si stia proprio tranquilli. Fuori da qui, a poche centinaia di metri, nel buio, s'intravede il profilo di un edificio massiccio. È la sede del ministero degli Interni. La polizia interromperà lo spettacolo? Essia Jaibi, 33 anni, è la regista. "Sono cosciente di correre un rischio" dice "ma solo così si fanno avanzare le cose". Alla fine la polizia non interverrà: né alla rappresentazione a cui assistiamo, né (finora) durante le altre repliche.
Lacrime sui test
Sul palco ci sono sei attori. Hanno dai 23 anni fino ai 71 di Fatma Ben Saidane. Fisico esile e occhi cangianti, il verde diventa marrone chiaro, secondo la luce: è una delle attrici di cinema e teatro più famose a Tunisi, presenza costante negli spettacoli del regista Fadhel Jaibi, padre di Essia, un mito dell'avanguardia.
Flagranti (prodotto da Mawjoudin We Exist, associazione in difesa dei diritti Lgbtq+) è la storia di un gruppo di amici. È il 22 gennaio 2022, in pieno confinamento da Covid. Si ritrovano a casa di uno di loro. Adam, un medico, Malek, architetto, Bakhta, militante settantenne, Ahmed, avvocato, Salma, una giornalista, e Rayen, instagrammer. Ballano, e la musica techno fa bum bum. Salma scatta delle foto, anche quella di un bacio appassionato tra Adam e Malek. Per circostanze impreviste finirà fra le mani di due poliziotti, dando una svolta drammatica alla vicenda.
Finzione? Non solo. Tra il 2020 e il 2021 in Tunisia sono stati effettuati una cinquantina di test anali. Uno viene immaginato anche in Flagranti, passaggio crudo e toccante, sulle note di La gazza ladra di Gioachino Rossini (e come non pensare ad Arancia meccanica?). Fatma Ben Saidane interpreta la vecchia militante per i diritti Lgbtq+, ma pure la poliziotta che partecipa al test. "Questa scena" racconta "mi emoziona ogni volta". La pièce è finita. Stasera è venuta a vederla una sua amica, che ha portato con sé una conoscente. Fatma sa che è omofoba, "eppure è rimasta fino alla fine e so che ha pianto al momento della scena del test. Non ne sapeva niente".
Uno degli obiettivi dello spettacolo è didattico. La storia a tratti s'interrompe e gli attori spezzano tabù con parole semplici. Spiegano perfino cosa sia il test anale. "Se la gente fosse a conoscenza di questi dettagli" dice Essia "la maggioranza dei tunisini abolirebbe l'articolo 230. Bisogna aprire un dibattito pubblico". Non è facile con un presidente come Kais Saied, portatore di un conservatorismo islamico e contrario alla depenalizzazione dell'omosessualità.
A Beirut sarebbe impossibile
Il pubblico esce e c'è chi abbraccia commosso Essia. Vecchi esponenti della comunità gay: finalmente si parla di loro. O persone che non erano al corrente né dei test né delle pene previste dal Codice penale. Adlene, sulla sessantina, è qui con la moglie e la figlia. Sono sbigottiti. "Qualche anno fa" ammette lui "non avremmo potuto assistere a uno spettacolo così". Un giornalista di Beirut sconsiglia alla regista di andare dalle sue parti a presentare la pièce, troppo esplicita. Nel mondo arabo solo in Tunisia è possibile. Essia non ne va orgogliosa? "È come a scuola essere messi a confronto con i peggiori della classe. L'articolo 230 è stato imposto dai francesi durante la colonizzazione. Ora in Francia c'è il matrimonio gay: è a quello che guardiamo".
Alcuni spettatori finiscono la serata nei localini popolari intorno a Le Rio. Alcuni, fra cui i più giovani attori della troupe, s'infilano al Malouf: qui si possono bere birra o cocktail dalle composizioni curiose. La musica techno fa di nuovo bum bum.
Nel giardino una gioventù ottimista chiacchiera, ride. Ahmed Tayaa, 26 anni, attore e ballerino, è seguitissimo sui social. "Ci ho messo tanto per accettare come sono". Alle spalle ha un passato fatto anche di un padre violento. Vive in un quartiere popolare "e se non esco vestito come vorrei non indosso neppure più i vestiti che prima mettevo per compiacere famiglia o vicini: è già un passo avanti".
È notte fonda. A un centinaio di metri dal Malouf, Mohamed, tassista, è a caccia di clienti. Non sa nulla di Flagranti. Come tanti tunisini segue la politica italiana attraverso i social e stasera vuole parlare di Giorgia Meloni. "Sono contento per voi, toglierà l'unione civile fra due uomini", dice. Lo lasciamo nell'illusione che sia la priorità della premier.
Pubblicato sul Venerdì dell'11 novembre 2022