I gemelli identici sono uguali? Uno studio dice di no
di Giuliano Aluffi , di Giuliano AluffiAndrea Clementelli, ventisettenne romano, guarda i risultati di MyHeritage, servizio online che permette di scoprire le radici etniche nel genoma e trovare parenti sconosciuti, dopo che sia lui che gli altri componenti della sua famiglia hanno inviato un campione di Dna. Se clicca sul nome di sua madre, Marta, il risultato è: "parentela stimata: di primo grado". Ma cliccando sul nome di suo fratello Francesco, il risultato è pirandelliano: "parentela stimata: te stesso". Succede quando si è gemelli identici, o monozigoti, ovvero quando un ovulo materno, fecondato, prima di raggiungere l'utero si separa in due o più parti indipendenti, ognuna in grado di formare un individuo completo. In questo caso si condivide il 100 per cento del patrimonio genetico (compresi i cromosomi sessuali, ecco perché due gemelli di sesso diverso non sono mai monozigoti). Se invece due spermatozoi fecondano contemporaneamente due cellule uovo, …
Andrea Clementelli, ventisettenne romano, guarda i risultati di MyHeritage, servizio online che permette di scoprire le radici etniche nel genoma e trovare parenti sconosciuti, dopo che sia lui che gli altri componenti della sua famiglia hanno inviato un campione di Dna. Se clicca sul nome di sua madre, Marta, il risultato è: "parentela stimata: di primo grado". Ma cliccando sul nome di suo fratello Francesco, il risultato è pirandelliano: "parentela stimata: te stesso". Succede quando si è gemelli identici, o monozigoti, ovvero quando un ovulo materno, fecondato, prima di raggiungere l'utero si separa in due o più parti indipendenti, ognuna in grado di formare un individuo completo. In questo caso si condivide il 100 per cento del patrimonio genetico (compresi i cromosomi sessuali, ecco perché due gemelli di sesso diverso non sono mai monozigoti). Se invece due spermatozoi fecondano contemporaneamente due cellule uovo, i gemelli si dicono "dizigoti", e condividono all'incirca il 50 per cento del Dna, come normali fratelli e sorelle.
Gemelli come Andrea e Francesco sono utili alla scienza: il loro Dna è prezioso per la ricerca: "Una volta all'anno ci chiamano dal Registro nazionale Gemelli (organo dell'Istituto Superiore di Sanità), a cui ci hanno iscritto i nostri genitori quando avevamo 6 anni, e ci chiedono se ci interessa partecipare a qualche nuovo studio. Noi accettiamo sempre, perché ci piace renderci utili agli altri, e poi è un impegno minimo: qualche analisi, come l'esame del sangue, e la compilazione di un questionario" spiega Andrea. "Ogni ricerca ha richieste specifiche: per uno studio sugli effetti delle diete, servivano coppie con un gemello normopeso e l'altro sovrappeso. Quello sovrappeso doveva seguire una dieta e i suoi valori nel sangue venivano confrontati in più momenti con quelli del fratello. Due anni fa abbiamo preso parte invece a uno studio fatto di questionari sugli effetti psicologici della quarantena. E di recente abbiamo dato un campione di Dna per uno studio che cerca di capire se lo stato mentale positivo possa rallentare l'invecchiamento".
Tutti i partecipanti ricevono sia gli esiti di esami e visite mediche, che interessano solo loro e li aiutano a tenere la salute sotto controllo, sia gli articoli scientifici pubblicati a studio concluso, che invece hanno risultati applicabili a tutta la popolazione. Il Registro italiano è nato nel 2001 per iniziativa del ministero della Salute, e oggi conta oltre 30 mila gemelli che, individuati e contattati grazie alle anagrafi comunali, hanno dato la loro disponibilità a partecipare a studi condotti da ricercatori dell'ISS o da università che fanno richiesta. Questi studi permettono di capire, soprattutto, quanto conta la componente genetica e quanto invece quella ambientale in tratti complessi - come l'altezza, l'ottimismo, la depressione, il successo scolastico - e in malattie come il diabete, la celiachia e tante altre.
Un laboratorio umano
"Già nell'Ottocento Sir Francis Galton, cugino di Darwin, aveva capito che i gemelli potevano essere un "laboratorio umano" per capire l'influenza di geni e ambiente sull'espressione dei più diversi caratteri" spiega Emanuela Medda, biologa specializzata in statistica e direttrice del Registro. "Il "metodo scientifico gemellare" si basa sul confronto tra coppie di gemelli monozigoti e dizigoti: se la somiglianza per un determinato tratto, ad esempio il colore dei capelli, è altissima nei monozigoti ed è più bassa nei dizigoti, significa che quel tratto ha una forte componente genetica, che noi misuriamo come "ereditabilità". Questi confronti ci permettono di capire quanto di un certo tratto dipende dai geni, quanto dai fattori ambientali condivisi nell'infanzia e quanto, invece, dalle proprie esperienze uniche". Un esempio interessante, che aiuta a capire l'utilità di questi studi, è l'aterosclerosi. "Abbiamo visto che dipende dai geni per il 30 per cento" spiega Medda. "Quindi per il 70 conta lo stile di vita: ciò ci fa capire quanto siano quindi importanti l'attività fisica e la dieta. Stesso discorso per il dolore cronico: abbiamo scoperto che ha un'ereditabilità bassa: 36 per cento, e ora partirà uno studio per individuare i geni coinvolti. Trovare i geni da "aggiustare" è ancora più utile per le malattie con un'alta ereditabilità, come l'asma (92 per cento) e la celiachia (87 per cento)". In futuro si faranno più studi longitudinali: "Durano decenni e svelano come l'influenza dei geni possa cambiare nel tempo: per certi tratti è alta quando si è giovani e poi decresce con gli anni" spiega Medda. "Noi abbiamo una piccola coorte di gemelli, che ora hanno 10 anni, che seguiamo dalla nascita per studiare lo sviluppo, la risposta alle allergie e vari tratti del comportamento. E ora cerchiamo finanziamenti per avere una coorte molto più grande".
"Con il metodo gemellare abbiamo visto che i geni sono decisivi nel determinare l'altezza, un po' meno, ma sempre importanti, per l'ipertensione" spiega la psicologa Dorret Boomsma, fondatrice del Registro in Olanda. Ma forse il risultato più interessante riguarda la salute mentale. "C'era chi temeva che crescere in costante presenza di una persona identica potesse portare a problemi psichici, e anche chi, all'opposto, riteneva che la compagnia di qualcuno che ci somiglia potesse essere protettiva contro la depressione. Bene, si è visto che rispetto alla salute mentale i gemelli sono esattamente come chiunque altro. E uno studio che abbiamo condotto coinvolgendo molte scuole ci ha rivelato che metterli nella stessa classe - cosa che alcuni genitori richiedono alle scuole, e altri invece evitano temendo l'insorgere di rivalità - non fa alcuna differenza in termini di successo scolastico".
Niente legami soprannaturali
Ancora più infondata la credenza popolare che i gemelli abbiano un legame psichico quasi soprannaturale: "Se il telefono squilla e io intuisco che a chiamarmi sia la mia gemella perché stavo pensando proprio a lei, ciò si spiega in parte con il fatto che la conosco eccezionalmente bene, comprese le sue abitudini, e in parte con il fatto che magari penso a lei venti volte al giorno, e per una questione di memoria selettiva ricorderò la coincidenza e scorderò di averla pensata altre diciannove volte senza che nessun telefono squillasse" spiega Nancy Segal, direttrice del Twin Studies Center presso la California University di Fullerton.
Essere gemelli in compenso può davvero mostrare gli effetti delle sliding doors della vita:"Raggiunta una certa età, soltanto chi ha un gemello ha l'opportunità di vedere come avrebbe potuto essere una esistenza frutto di scelte alternative" dice Segal. "Il fatto è che, però, nella maggior parte dei casi, i gemelli scelgono stili di vita molto simili".
Vale anche per Andrea e Francesco: entrambi, infatti, sono ispettori per l'Agea, l'agenzia che eroga i fondi per l'agricoltura. Ma naturalmente, pur avendone occasione, oggi non giocano più a scambiarsi. "Lo abbiamo fatto solo una volta alle medie e una volta alle superiori" puntualizza Andrea. O forse Francesco?
Sul Venerdì del 18 novembre 2022