Musica. Senza Scott Walker, David Bowie non sarebbe esistito
di Giuseppe Videtti , di Giuseppe VidettiQuesta è una scelta difficile. Suggerire una – una sola – canzone di Scott Walker (1943-2019). Oltre mezzo secolo di canzoni, produzione monumentale, varietà di stili e generi che non ha precedenti nella musica del Novecento. Da dove iniziare? Dai successi americani dei Walker Brothers negli anni 60? Dai primi album europei come solista con le canzoni di Jacques Brel tradotte in inglese? Dall’interprete o dal cantautore cult di Scott 4 (album tanto cult da aver suggerito il nome a una band)? Dal pop barocco o dalla musica sperimentale? Dal neofolk o dall’art-rock? Scott Walker è per costituzione un artista insolito, rigorosamente non ortodosso.
Di una cosa sono certo: Bowie non sarebbe stato lo stesso se Walker non avesse fatto da ponte, col suo suggestivo baritono, tra Frank Sinatra e Ziggy Stardust (da lui, nei primi anni 70, David riprese My Death, di Brel appunto; e mai avrebbe inciso Wild Is The Wind con quel timbro vocale se non aves…
Questa è una scelta difficile. Suggerire una – una sola – canzone di Scott Walker (1943-2019). Oltre mezzo secolo di canzoni, produzione monumentale, varietà di stili e generi che non ha precedenti nella musica del Novecento. Da dove iniziare? Dai successi americani dei Walker Brothers negli anni 60? Dai primi album europei come solista con le canzoni di Jacques Brel tradotte in inglese? Dall’interprete o dal cantautore cult di Scott 4 (album tanto cult da aver suggerito il nome a una band)? Dal pop barocco o dalla musica sperimentale? Dal neofolk o dall’art-rock? Scott Walker è per costituzione un artista insolito, rigorosamente non ortodosso.
Di una cosa sono certo: Bowie non sarebbe stato lo stesso se Walker non avesse fatto da ponte, col suo suggestivo baritono, tra Frank Sinatra e Ziggy Stardust (da lui, nei primi anni 70, David riprese My Death, di Brel appunto; e mai avrebbe inciso Wild Is The Wind con quel timbro vocale se non avesse amato alla follia lo Scott di Duchess, 1969).
Disorientato nel giardino delle meraviglie, ho scelto la via di mezzo, quella insolita: Man from Reno, un brano scritto a quattro mani con Goran Bregovic per la colonna sonora del film francese Toxic Affair (1993), poi finito in Ederlezi, l’album del geniale musicista bosniaco uscito nel 1998 – in piena euforia world music – che ospitava anche anche Iggy Pop, Cesária Évora, Johnny Depp e Ofra Haza.
La voce, immersa in una sorta di cabaret elettronico, è talmente seducente che viene da chiedersi perché questo artista abbia scelto con tanta ostinatezza di veleggiare controvento, anche dopo essere stato accreditato come la “voce guida” non solo del Bowie di Station to Station, ma anche di Leonard Cohen e Marc Almond, Jarvis Cocker e Iggy Pop, Divine Comedy e Brian Eno, Goldfrapp e Arctic Monkeys. PS: Esiste anche una bella versione di Man from Reno dei Walkabouts.