All'estero cucinano meglio di noi: ce lo insegna un cornetto disgustoso
di Enrico Franceschini , di Enrico FranceschiniUn croissant mi è rimasto sullo stomaco. Non nel senso che mi ha dato il voltastomaco: mi ha semplicemente suggerito qualche riflessione sul tema. Poiché l’ho mangiato a Roma, lo chiamerò cornetto, come si dice generalmente nell’Italia dalla capitale in giù: mentre dalla capitale in su si tende a dire brioche. Era all’aeroporto di Ciampino, il cornetto in questione, anzi erano due: uno, nel bar fuori dal controllo bagagli, dall’aspetto così poco appetitoso che ho rinunciato ad assaggiarlo: l’altro nelle vicinanze degli imbarchi, che ho lasciato a metà.
Ma non scrivo queste righe per lamentarmi dei servizi gastronomici dell’aeroporto usato come base romana dalla Ryanair, un cui volo mi ha riportato a Londra. Sono certo che nella Città Eterna esistono bar in cui si servono cornetti fragranti e deliziosi. Il cornetto di Ciampino, tuttavia, mi ha spinto a un confronto con i croissant dell’aeroporto…
Un croissant mi è rimasto sullo stomaco. Non nel senso che mi ha dato il voltastomaco: mi ha semplicemente suggerito qualche riflessione sul tema. Poiché l’ho mangiato a Roma, lo chiamerò cornetto, come si dice generalmente nell’Italia dalla capitale in giù: mentre dalla capitale in su si tende a dire brioche. Era all’aeroporto di Ciampino, il cornetto in questione, anzi erano due: uno, nel bar fuori dal controllo bagagli, dall’aspetto così poco appetitoso che ho rinunciato ad assaggiarlo: l’altro nelle vicinanze degli imbarchi, che ho lasciato a metà.
Ma non scrivo queste righe per lamentarmi dei servizi gastronomici dell’aeroporto usato come base romana dalla Ryanair, un cui volo mi ha riportato a Londra. Sono certo che nella Città Eterna esistono bar in cui si servono cornetti fragranti e deliziosi. Il cornetto di Ciampino, tuttavia, mi ha spinto a un confronto con i croissant dell’aeroporto di Stansted, dove avevo fatto colazione prima del volo di andata: il fatto che una brioche (noi bolognesi diciamo così) di Londra possa batterne una di Roma è la conferma della rivoluzione gastronomica degli ultimi due decenni. La globalizzazione avrà i suoi difetti, ma non a tavola.
Nei miei primi tempi di vita all’estero, quaranta e passa anni fa, aspettavo con ansia il momento di tornare in Italia per mangiare bene, sempre, dovunque, inevitabilmente. Oggi mi capita di mangiare male in Italia e meglio a Londra. Perfino caffè e cappuccino, nelle varianti offerte dalle catene di caffetteria londinesi “all’italiana”, non sono inferiori a quelle del Paese in cui sono stati inventati. Un conto è prendere in giro la pizza all’ananas. Un altro è riconoscere che, a forza di imitarci, talvolta gli stranieri ci superano. Se il popolo dei nomadi globali ha fame, parafrasando Maria Antonietta, che mangi pure brioche: purché non a Ciampino.
Pubblicato sul Venerdì del 25 novembre 2022