La sfida Lgbt a Giorgia Meloni: "Per il governo saremo un bel problema"
di Claudia Arletti , di Claudia ArlettiROMA. Quando è diventata presidente, ha tenuto un discorso tipo il mondo che vorrei sottoforma di lettera per la nipotina Sofia appena nata: un classico della comunicazione, e infatti in platea avevano tutti gli occhi rossi. Natascia Maesi, casertana di nascita e senese di adozione, 45 anni, è la prima donna a guidare l'Arcigay. Eletta con un plebiscito e una mozione "dal basso", fama di tessitrice oltre che di camminatrice ("nel dubbio, cammino"), ha un'agenda non precisamente in sintonia con quella dell'attuale governo: riconoscimento dei bambini delle famiglie Arcobaleno, self-id (possibilità di autodefinire il genere indipendentemente da quello assegnato alla nascita), sì alla Gpa ("utero in affitto"), sì alla carriera alias a scuola , sì al sex working (la prostituzione è un lavoro).
Da 1 a 10, quanto è preoccupata?
"Direi 7. Non abbiamo paura, ma questo governo ci è ost…
ROMA. Quando è diventata presidente, ha tenuto un discorso tipo il mondo che vorrei sottoforma di lettera per la nipotina Sofia appena nata: un classico della comunicazione, e infatti in platea avevano tutti gli occhi rossi. Natascia Maesi, casertana di nascita e senese di adozione, 45 anni, è la prima donna a guidare l'Arcigay. Eletta con un plebiscito e una mozione "dal basso", fama di tessitrice oltre che di camminatrice ("nel dubbio, cammino"), ha un'agenda non precisamente in sintonia con quella dell'attuale governo: riconoscimento dei bambini delle famiglie Arcobaleno, self-id (possibilità di autodefinire il genere indipendentemente da quello assegnato alla nascita), sì alla Gpa ("utero in affitto"), sì alla carriera alias a scuola , sì al sex working (la prostituzione è un lavoro).
Da 1 a 10, quanto è preoccupata?
"Direi 7. Non abbiamo paura, ma questo governo ci è ostile. Il suo obiettivo è trasformare i nostri corpi - delle donne e delle persone lgbtqi+, in particolare delle persone trans - in un terreno di scontro. Temo politiche nel segno dell'espulsione, come già avviene con i migranti: anche noi "carico residuale", con narrazioni tossiche che ci rappresentino come un pericolo per la società e per la famiglia.Faranno di tutto, ma senza cancellare la legge 194 sull'aborto e senza attaccare frontalmente i diritti acquisiti: la linea è quella di erodere dall'interno le conquiste più importanti".
L'Arcigay ignora, su 30 mila iscritti, quante siano le donne. Possibile?
"Vero, la nostra anagrafica non tiene conto della differenza binaria. Sarebbe un controsenso. Ma le donne esistono. Donne trans, cisgender (per le quali il genere di nascita e quello "percepito" corrispondono, ndr), lesbiche, etero...".
E lei? Che donna è?
"Sono cis e lesbica, è il mio confine identitario. Ma per noi sono distinzioni politicamente irrilevanti. È violenza negare la possibilità, a chi nasce in un corpo in cui non si ritrova, di vivere nel corpo che sente proprio. L'idea che le donne trans non siano donne è escludente. L'idea stessa di "vera donna" lo è. Certi posizionamenti radicali e ideologici, tipo quelli di J.K. Rowling, hanno molta risonanza ma non tengono conto della esperienza del corpo. Inoltre, le parole cura e sorellanza, provenienti da percorsi femministi, oggi per Arcigay sono centrali".
A proposito di sorelle, con Arcilesbica come va? Sempre in rotta?
"Sì. Soprattutto su Gpa e sex working siamo molto distanti. Ed è preoccupante che Arcilesbica sia sempre più Terf, cioè trans escludente".
Definirle Terf le offenderà, lo sa?
"Lo capisco, ma il mio femminismo non si costruisce solo con le donne lesbiche o etero. Condividere spazi con le donne trans è imprescindibile, bagni pubblici inclusi. Poi ci sono donne cis che temono di vedersi sottrarre potere e rappresentanza".
E altre secondo cui la Gpa è un uso commerciale e orribile del corpo.
"Rispetto agli altri organi, sull'utero c'è un alone di sacralità eccessivo".
Forse perché di lì passano i bambini.
"Ma quando si parla di diritto del bambino, di che cosa parliamo? Per me, di diritto all'amore, a una vita dignitosa e a uno spazio sicuro. Il legame di sangue non è una condizione imprescindibile. La separazione tra la gestante e la madre per me è molto netta. Coincidono in molti casi, ma non in tutti. Non c'è un diritto del nascituro a mantenere un legame di sangue. Quanto allo sfruttamento, c'è anche la modalità altruistica".
Molto rara, per quel che se ne sa.
"In compenso il contratto economico ha uno scopo preciso, cosa che non viene mai detta da queste signore così radicali. Le gestanti sono donne che hanno già famiglia, che non versano in uno stato di indigenza, ci sono dei criteri... Ma anche là dove questi soldi servissero al riscatto di una donna che magari come unica alternativa ha un matrimonio combinato, saremmo così lontane da uno strumento di autodeterminazione che tutte auspichiamo? E sa perché ci si scandalizza tanto?".
Secondo lei?
"Perché l'ultimo dei poteri che le donne detengono è quello di dare la vita. Ma in un'ottica di risignificazione del femminismo il potere del sacro materno è rinunciabile, a favore di un altro paradigma, ovvero quello di un gesto per altri. E poi non si dice mai nulla del dono fatto alla persona che nasce. Eppure è un regalo".
Un regalo non richiesto.
"Questo vale per i figli di tutti, anche per quelli nati in modo tradizionale, con modalità penetrative".
Al Pd si imputa di essersi occupato troppo di questi temi, e poco di lavoro.
"Si dice che non siano questioni fondanti. Ma il termometro di un Paese avanzato è lo stato dei suoi diritti dei suoi cittadini".
Lei che cosa vorrebbe?
"La legge contro l'omotransfobia. Anzi, contro la omolesbobitransfobia, parola nuova lo so, contro la misoginia e l'abilismo (discriminazione dei disabili, ndr). Il riconoscimento dei figli delle famiglie Arcobaleno, nati con la Gpa o la procreazione assistita. E naturalmente superare la legge del 1982 sulla transizione di genere: pone troppi vincoli".
La carriera alias, che piace tanto ai ragazzi, che fine farà?
"Cercheranno di fermarla. Qualcuno dice che chiamare uno studente in classe con un nome di sua scelta altera i dati anagrafici, ma non è vero: consente solo, in un contesto come la scuola, di essere riconosciuti con una identità che senti davvero tua".
"I problemi sono ben altri": frase triste che forse le è famigliare.
"Il bullismo non è forse un problema per tanti? Un cartellino che rispecchia il mio aspetto mi protegge e non devo spiegare nulla a nessuno. Invece, chi si sente chiedere un documento, in biblioteca o all'università, senza carriera alias è costretto a continui coming out forzati: è bullismo.
Terf, Cis, Gpa, carriera alias. E adesso omolesbobitransfobia. Non è facile seguirvi.
"Sono temi complessi che dobbiamo ancora imparare a comunicare all'esterno in modo efficace. Ma l'opinione pubblica si sta spostando: le persone trans e non binarie sono sempre più visibili e sempre più raccontate anche sui media".
Essere definita la "prima donna presidente dell'Arcigay" al dunque le fa piacere? O è irrilevante?
"Questo clamore mi ha spiazzato. Il fatto che la mia elezione sia un caso mi conferma che l'Italia è un Paese fortemente sessista".
Sul Venerdì del 2 dicembre 2022