Dormire all'Hotel Pera Palace di "Mezzanotte a Istanbul"
di Davide Lerner , di Davide LernerIstanbul. "Il Pera Palace doveva essere l'ultimo sussurro di Ponente sulla via dell'Oriente, il più grande albergo in stile occidentale nella sede del più grande impero islamico del mondo" scrive l'accademico americano Charles King in Midnight at the Pera Palace, il libro dedicato all'albergo fondato nel 1892 e che forse più di tutti incarna la storia della metropoli sul Bosforo. "Come la stessa Istanbul, l'hotel era il primo grande scalo degli europei quando si dirigevano verso Est, immergendosi in una fantasia di viaggio fatta di sultani, harem e dervisci. Ma prima che il Pera festeggiasse il suo ventesimo anno di attività, tutto era iniziato a cambiare", commenta alludendo al lento declino dell'Impero Ottomano, che cadrà dopo la Prima guerra mondiale.
Il Grand Hotel, ex tappa classica di tutti i viaggiatori dell'Orient Express, sopravvive ancora oggi nel cuore di Beyoglu, nella parte europea della m…
Istanbul. "Il Pera Palace doveva essere l'ultimo sussurro di Ponente sulla via dell'Oriente, il più grande albergo in stile occidentale nella sede del più grande impero islamico del mondo" scrive l'accademico americano Charles King in Midnight at the Pera Palace, il libro dedicato all'albergo fondato nel 1892 e che forse più di tutti incarna la storia della metropoli sul Bosforo. "Come la stessa Istanbul, l'hotel era il primo grande scalo degli europei quando si dirigevano verso Est, immergendosi in una fantasia di viaggio fatta di sultani, harem e dervisci. Ma prima che il Pera festeggiasse il suo ventesimo anno di attività, tutto era iniziato a cambiare", commenta alludendo al lento declino dell'Impero Ottomano, che cadrà dopo la Prima guerra mondiale.
Il Grand Hotel, ex tappa classica di tutti i viaggiatori dell'Orient Express, sopravvive ancora oggi nel cuore di Beyoglu, nella parte europea della metropoli, e sull'onda di una recente serie Netflix turca dedicata alla sua storia (ma non è il massimo) vive una fase di rinnovata popolarità. Ha un'unica vera missione: conservarsi il più possibile simile alle origini: al punto che offre, su prenotazione, pasti come venivano serviti un secolo fa. Se i viaggiatori dunque preferissero fare base nel quartiere trendy e bohemien di Cihangir, o in un Airbnb moderno di Beyoglu con vista sul Bosforo, sarebbe del tutto comprensibile. Ma commetterebbero un errore a non riservare almeno una visita al Pera Palace.
Sorpassata la vecchia porta girevole dell'ingresso e lasciandosi sulla destra l'elegante lobby, i saloni da tè e i tessuti rossi vecchio stile dell'Orient Bar, ci si trova di fronte all'ascensore di ferro battuto e legno che fu il secondo mai realizzato in Europa dopo quello della Tour Eiffel nel 1889. Solo di recente i dirigenti dell'hotel hanno deciso di smettere di utilizzarlo, per evitare di usurare quello che ormai viene considerato un reperto, ma giurano sia ancora perfettamente funzionante.
Per fortuna basta salire le scale solo di un piano per arrivare alla camera 101, quella che fu di un giovane Mustafa Kemal (non ancora Atatürk, il titolo di "Padre dei turchi" conseguito poco dopo come leader nella guerra d'indipendenza fra il 1919 e il 1923). Una leggenda narra che, all'epoca dell'occupazione alleata, il giovane ex militare ottomano rifiutò un invito al tavolo di un gruppo di ufficiali inglesi presso il bar del Pera Palace, avvertendoli che trovandosi a Istanbul sarebbe stato casomai lui a doverli ospitare.
La camera è stata trasformata in un museo-santuario del padre della patria laico e occidentalista che, malgrado due decenni di governo di Tayyip Erdogan e le sue riforme in senso islamista-conservatore, mantiene uno status di semidio in Turchia. Al punto che nella 101, oltre al suo letto e ai suoi vecchi vestiti, sotto vetro si possono trovare altri oggetti personali come sigarette, cappelli e occhialini. Una gentile dipendente può fare da guida.
Chi, per par condicio, volesse aggiungere alla visita una nota di storia più contemporanea può sgattaiolare verso i piani più alti e, dalla finestra in fondo ai corridoi dalla parte settentrionale, scorgere lo stadio Kasimpasa dove proprio un giovane Erdogan avviava la sua carriera da calciatore, naturalmente prima di optare per la politica.
Ad ogni piano, lo stile rétro dell'albergo si accompagna all'esposizione di suppellettili e documenti d'epoca. I clienti possono prenotare la stanza in cui avrebbe dormito Agatha Christie prima dei suoi exploit letterari (si dice che nella 411 abbia scritto Assassinio sull'Orient Express), pernottare nella Alfred Hitchcock suite oppure in quella della danzatrice olandese Mata Hari.
In Midnight at the Pera Palace scopriamo che transitò dall'albergo anche un giovane Joseph Goebbels, poi gran ministro della propaganda del Reich. E poi Ernest Hemingway che, tuttavia, con grande smacco per l'albergo, gli preferì in seconda battuta il vicino Grand Hotel de Londres: è ancora aperto, vale la pena per un aperitivo sul terrazzo con vista sul Bosforo.
Ma per un panorama davvero notevole serve raggiungere a meno di un minuto a piedi il moderno ristorante Mikla - si presta a una cena d'occasione o a un drink che giustifichi l'accesso al terrazzo. Si vedono tutte le mete turistiche obbligatorie di Istanbul, compresa la Moschea Blu e Santa Sofia, riconvertita da museo in moschea nel 2020.
A piedi si raggiunge l'iconica piazza Taksim, con il centro culturale Atatürk di fronte alla nuova monumentale moschea voluta da Erdogan: una vera rivoluzione architettonica per la città.
Dall'altro lato della lunga arteria pedonale Istiklal, da schivare almeno per alcuni tratti, viste le folle opprimenti e il tram "storico" che rischia sempre di investire i pedoni (proprio qui è avvenuto l'attentato che ha fatto diversi morti lo scorso 13 novembre), si raggiunge il trenino underground del Tünel, lui sì risalente alla seconda metà dell'800, che porta a Karaköy. Da qui si può salpare alla volta delle Isole dei Principi: speciali sono in particolare Burgazada e Buyukada, dove un esiliato Lev Trotskij si rifugiò in fuga dai sicari di Stalin.
I deboli di cuore evitino di leggere la storia delle grandi deportazioni di cani volute dal sultano nel 1910. Abbandonati su una piccola isola nel mezzo del mare di Marmara, gli animali morivano di stenti sbranandosi fra loro o ingurgitando acqua di mare.
Da Karaköy, superando il ponte di Galata a piedi, si può altrimenti andare al ristorante Pandeli, all'ingresso del mercato delle spezie (si vedano le foto di Atatürk sulle pareti di piastrelle turchine). Meno turistica e più trendy la soluzione del quartiere Cihangir, a una ventina di minuti dal Pera. La colazione in grande stile alla turca, nota come kahvalti, si trova fra gli altri presso Kahve6 o a Van Kahvalti Evi. Journey café, a un tiro di schioppo dalla casa dello scrittore Orhan Pamuk, è un bel bar in stile europeo. Per cena c'è Sur Balik (si segnala il polpo alla griglia) e, per eventuali cocktail in seconda serata, si può puntare su Geyik, proprio di fronte a Journey café. Oppure tornare al Pera, per un ultimo raki all'Orient Bar.