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"Bones and all", l'ultimo tabù nel film di Guadagnino

Una scena del film Bones and All del regista italiano  Luca Guadagnino 
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Ho dovuto forzarmi e farmi forza per andare a vedere Bones and All, Leone d'argento a Venezia. Stomaco delicato, l'antropofagia non fa per me. Ma poi ho pensato che le piante carnivore e il finale cannibalico di Improvvisamente l'estate scorsa di Mankiewicz non mi hanno impedito di adorare quel film. Così ho deciso di non farmi intimidire dal tabù dei tabù e sono entrato in sala, facendomi largo tra ragazzine in ordinato visibilio per il piccolo Chalamet, curioso di scoprire cosa vuole raccontarci Luca Guadagnino con la sua storia d'amore e dolore tra due adolescenti cannibali. All'uscita mi sono accorto che il film aveva addentato anche qualcosa di me: il cuore. Mangiare umani è una metafora terribile e feroce che Guadagnino dosa con sapienza per parlare di cose che abitano anche il centro del mio lavoro: le conseguenze del trauma, la solitudine irredimibile di certe adolescenze, la prepotenza dell'addiction, la coazione a ripetere,…

Ho dovuto forzarmi e farmi forza per andare a vedere Bones and All, Leone d'argento a Venezia. Stomaco delicato, l'antropofagia non fa per me. Ma poi ho pensato che le piante carnivore e il finale cannibalico di Improvvisamente l'estate scorsa di Mankiewicz non mi hanno impedito di adorare quel film. Così ho deciso di non farmi intimidire dal tabù dei tabù e sono entrato in sala, facendomi largo tra ragazzine in ordinato visibilio per il piccolo Chalamet, curioso di scoprire cosa vuole raccontarci Luca Guadagnino con la sua storia d'amore e dolore tra due adolescenti cannibali. All'uscita mi sono accorto che il film aveva addentato anche qualcosa di me: il cuore. Mangiare umani è una metafora terribile e feroce che Guadagnino dosa con sapienza per parlare di cose che abitano anche il centro del mio lavoro: le conseguenze del trauma, la solitudine irredimibile di certe adolescenze, la prepotenza dell'addiction, la coazione a ripetere, il mostruoso come unica identità possibile, l'abisso amoroso come salvezza. Maren e Lee sono cannibali genetici, dunque non per scelta, fuoricasta in fuga da genitori affamati e paesaggi spettrali. Questa fuga continua fa di Bones and All un road-movie, ma anche uno psycho-movie, perché la fuga dal mondo diventa un viaggio interiore. Sarà la voce registrata del padre, ineludibile come il dolore in analisi, a costringere Maren a fare i conti con la propria storia. Bravo però Guadagnino a non porsi il problema di esplorare la psicologia antropofaga come fosse una recluta Starling alle prese con Hannibal Lecter. Guadagnino segue altre ispirazioni, una delle quali conduce all'incontro fatale tra la dipendenza come amore e l'amore come dipendenza. Trascinati al di là del principio del piacere, a noi resta il compito freudiano di risolvere "l'equazione a due incognite": Eros che innamora, Thanatos che divora.

Sul Venerdì del 2 dicembre 2022