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Brunello Cucinelli, l’imprenditore controcorrente si dà al vino

Brunello Cucinelli, 70 anni, è nato a Castel Rigone (Perugia). Qui è fotografato nella sua cantina nel borgo di Solomeo, che ha ristrutturato  
"Salari più alti", "lavorare meno", "le tasse sono giuste", "i porti devono restare aperti". Parola del re del cashmere che adesso si è messo a produrre vino. Intervista
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È dopo aver citato Tommaso Moro, Diocleziano, Pericle, Tolomeo, Adriano, Confucio, Aristotele, Platone, Benedetto Cutrugli, Theodore Levitt e Kant che Brunello Cucinelli torna a vestire i panni dell'imprenditore, illuminato fin che si vuole, ma pur sempre imprenditore. "Se non vendo i pullover, tutto il resto non lo posso fare" dice questo signore energico nato settant'anni fa a Castel Rigone, nella campagna umbra. Tutto il resto è soprattutto il restauro del borgo umbro di  Solomeo, dove ha stabilito il suo quartier generale, un parco, una biblioteca, un teatro, un Monumento alla Dignità dell'Uomo, una scuola di alto artigianato, un oliveto, un vigneto, da cui è il primo anno che coglie i frutti, e una fabbrica dove sia conflittualità operai-padrone, sia sindacati, non sembrano esistere. Ed è così che Cucinelli, un'infanzia felice in campagna, un meno felice trasloco a 16 anni alla periferia di Perugia, u…

È dopo aver citato Tommaso Moro, Diocleziano, Pericle, Tolomeo, Adriano, Confucio, Aristotele, Platone, Benedetto Cutrugli, Theodore Levitt e Kant che Brunello Cucinelli torna a vestire i panni dell'imprenditore, illuminato fin che si vuole, ma pur sempre imprenditore. "Se non vendo i pullover, tutto il resto non lo posso fare" dice questo signore energico nato settant'anni fa a Castel Rigone, nella campagna umbra. Tutto il resto è soprattutto il restauro del borgo umbro di  Solomeo, dove ha stabilito il suo quartier generale, un parco, una biblioteca, un teatro, un Monumento alla Dignità dell'Uomo, una scuola di alto artigianato, un oliveto, un vigneto, da cui è il primo anno che coglie i frutti, e una fabbrica dove sia conflittualità operai-padrone, sia sindacati, non sembrano esistere. Ed è così che Cucinelli, un'infanzia felice in campagna, un meno felice trasloco a 16 anni alla periferia di Perugia, una scommessa vinta sul cashmere di alta gamma, un impero quotato in Borsa, 160 negozi in tutto il mondo, un fatturato sempre in aumento,  Cucinelli dicevamo si è trovato a impersonare la figura del capitalista dal volto umano, tutto  "giusto profitto" e "etica del lavoro".

I suoi colleghi si lamentano delle tasse, a partire dal presidente di Confindustria. Va controcorrente.
"Non mi faccia passare per un marziano".

Parliamone.
"Non è vero che paghiamo troppo, la tassazione italiana è sana. Addirittura negli ultimi anni abbiamo avuto una volta un bonus, una volta l'altro... Il problema è che nessun imprenditore  vuole mettere mano al portafoglio per pagare un po' di più chi fa lavori considerati di basso livello. Se a un operaio dai 1.700 euro di stipendo invece di 1.200, a lui cambi la vita, a te imprenditore quanto incide sull'azienda? Un uno per cento di avidità. Si rende conto che ancora oggi in molte fabbriche i reparti in cui si produce non hanno finestre? E lo sa perché? Perché siamo stati abituati a pensare che se il lavoratore guarda fuori si distrae e perde tempo".

Molti suoi colleghi dicono anche che i giovani hanno poca voglia di lavorare...
"Anche qui: dipende tutto da quanto li paghi. Quanto costerebbe ad aziende che fanno profitti del 25 per cento dare salari più alti ai ragazzi? Ben poco. E non è neanche vero che così facendo si diventa meno competitivi".

A chi lega la produttività a più ore lavorate, lei risponde riducendo l'orario. Finirà beatificato.
"Se si lavora dodici ore al giorno, per il 30 per cento del tempo secondo me si fa poco. Meglio lavorarne sette e dedicare il resto della giornata a cercare il tuo equilibrio. E però poi smettiamola di avere sempre il cellulare acceso!".

A scuola non è che lei facesse faville: 6 politico al diploma, tre anni di ingegneria e poi stop. Se lo immagina oggi in tempo di master?
"Ha presente la frase "se non studi vai a lavorare"? Ecco, mio padre non me l'ha mai detta. Mi ha sempre trasmesso la speranza e mai la paura. È la mia generazione ad avere ripetuto ai figli quel "se non studi vai a lavorare". E così dicendo al lavoro manuale abbiamo tolto dignità: se tu oggi dici "faccio l'impiegato" è una cosa, "faccio l'operaio" suona peggio. Nella nostra azienda, invece, l'artigiano porta a casa il 20 per cento in più dell'impiegato. E sa perché? Perché ha un mestiere nelle mani. Del resto, alla fin fine, il 60 per cento degli esseri umani che hanno avuto successo nel mondo hanno fatto studi "normali". Perché c'è un'intelligenza dello studio e una dell'anima".

Torniamo a cose più terrene: Covid, guerra, speculazione sul gas. Sembra la tempesta perfetta.
"Sono comunque ottimista. Oggi in Italia la disoccupazione è al 7,8 per cento, uno dei punti più bassi; un altro 1,2 per cento - e torniamo al discorso di prima - non lavora per le condizioni che gli vengono offerte. Il Pil cresce anche perché non abbiamo licenziato, grazie al welfare, e perché abbiamo le strutture commerciali e produttive pienamente in assetto. L'anno prossimo cresceremo ancora di più degli altri".

Il nuovo governo pensa alla  flat tax e alla ridefinizione del reddito di cittadinanza. Sono strade giuste?
"Sul costo del lavoro per me bisognerebbe fare a metà: lo Stato riduca le tasse, in modo da permetterci di assumere di più e di aumentare i salari".

E sull'immigrazione? Chiudere i porti è la strada giusta?
"Questo secolo sarà il palcoscenico della più grande migrazione della storia dell'umanità. Pericle nel 460 a.C. disse ai sui cittadini: Atene è aperta al mondo, noi non cacciamo nessuno.  Anzi. Abbiamo necessità delle mani di altri esseri umani".

Neppure la Cina le fa paura?
"Saranno i cinesi a governare l'umanità in questo secolo, anche se gli americani fanno fatica a capirlo".

Non è che sui diritti umani Pechino sia proprio un modello.
"Su certe modalità, ahimè, non mi esprimo. Ma poi siamo proprio sicuri che il nostro modello di società sia quello giusto? Davvero tu vali per quanto guadagni?".

Pier Paolo Pasolini (Alamy / Ipa) 
Pasolini distingueva tra sviluppo, a cui dava una connotazione negativa, e progresso; e tra beni superflui e beni utili. Chi fa abiti carissimi come i suoi, dove si posiziona?
"Direi nel progresso. Quando decisi di fare questo lavoro pensavo a un prodotto made in Italy di grande qualità, che fosse esclusivo e si lasciasse in eredità. Vede la giacca che indosso? È del 2016. Da noi c'è anche un grande laboratorio che ripara i vestiti: recuperare, è questa la custodia del Creato".

A proposito di creazioni:  l'idea di produrre anche vino com'è nata?
"Prima è arrivato l'olio grazie a un esperto come Giovanni Batta. Il vino è un hobby, e al mio fianco ho voluto un enologo come Riccardo Cotarella. L'ho chiamato Castello di Solomeo, è un rosso, ne produrremo novemila bottiglie".

Costoso come hobby.
"Infatti. E se non vendo pullover non posso fare tutte le altre cose".

Sul Venerdì del 2 dicembre 2022