Giornata mondiale contro l'Aids: i quarant'anni del virus che cambiò l'Italia
di Massimo Pisa , di Massimo PisaCastigo divino per i gay, poi per i drogati. Colpa da espiare con la castità, da correggere con la redenzione, peste da scacciare con lo stigma per gli untori. Vivemmo il nostro Medioevo quarant'anni fa, con la scoperta del primo caso di Aids in Italia che allungò la sua ombra su tutti gli anni Ottanta. E ne uscimmo a fatica soltanto nel decennio dopo, col risveglio della coscienza civile prima, con le esitazioni della politica poi, frenata dai ritardi e dal bigottismo identitario dell'epoca tardo-democristiana. Ma soprattutto seguendo un faro, quello della scienza. Gli immunologi, gli infettivologi, gli ematologi. Massimo Galli, Fernando Aiuti, Mauro Moroni. E gli esempi di Luc Montagnier dalla Francia e di Anthony Fauci dagli Stati Uniti, che illuminò il Senato in una celebre audizione dell'88.
A valle dei due anni e mezzo di pandemia di Covid 19, fa impressione rileggere gli stessi nomi nelle vicende che circondarono la diffusione, la cura e …
Castigo divino per i gay, poi per i drogati. Colpa da espiare con la castità, da correggere con la redenzione, peste da scacciare con lo stigma per gli untori. Vivemmo il nostro Medioevo quarant'anni fa, con la scoperta del primo caso di Aids in Italia che allungò la sua ombra su tutti gli anni Ottanta. E ne uscimmo a fatica soltanto nel decennio dopo, col risveglio della coscienza civile prima, con le esitazioni della politica poi, frenata dai ritardi e dal bigottismo identitario dell'epoca tardo-democristiana. Ma soprattutto seguendo un faro, quello della scienza. Gli immunologi, gli infettivologi, gli ematologi. Massimo Galli, Fernando Aiuti, Mauro Moroni. E gli esempi di Luc Montagnier dalla Francia e di Anthony Fauci dagli Stati Uniti, che illuminò il Senato in una celebre audizione dell'88.
A valle dei due anni e mezzo di pandemia di Covid 19, fa impressione rileggere gli stessi nomi nelle vicende che circondarono la diffusione, la cura e la prevenzione dell'Hiv. E colpisce ancora di più rileggere il secondo tempo della storia, la trasformazione della tragedia nella farsa dei No Vax, dei cospirazionisti, dei negazionisti rappresentati nelle piazze e nel parlamento. L'occasione di questo "come eravamo" è la pubblicazione di L'Aids in Italia (1982-1996). Istituzioni, società, media (Pacini Editore), frutto delle ricerche storiche di Fiammetta Balestracci, Fabio Guidali e Enrico Landoni.
Allarme carceri
Lavoro d'archivio, capace di indossare occhiali nuovi rispetto a quelli canonici della medicina e del costume. Perché l'abbattersi del virus in Italia fu una storia soprattutto politica e perfino di intelligence, se si legge l'appunto inedito dell'allora direttore del Sisde, il prefetto Vincenzo Parisi: "Sembra che", scriveva nel settembre 1985, "la Direzione generale per gli istituti di prevenzione e pena, per i casi di detenuti sicuramente affetti da Aids, abbia disposto l'immediata comunicazione alle autorità giudiziarie locali perché autorizzino la sospensione della pena". L'impatto sulle carceri, dove una popolazione prevalentemente tossica soffriva percentuali drammatiche di sieropositività, era solo una parte del problema. Che investiva una società passata dai rigurgiti libertari dei Settanta al riflusso edonista degli Ottanta, due modi opposti di sdoganare il sesso. Che aveva imparato e già disimparato a far politica sul privato, sui propri corpi, e si ritrovò tra le mani una malattia esotica, americana, promiscua. Subdola e silenziosa, se è vero che il primo ceppo (lo si scoprì dopo) aveva attecchito a Milano all'inizio del 1979. E allora come adesso, il "che fare?" trovò risposte incerte e tardive.
Colpisce la lentezza che emerge dalle carte conservate in Archivio di Stato, e l'iniziale sottovalutazione del fenomeno da parte di ministri della Sanità (Renato Altissimo più di Costante Degan) e parlamento, ma anche di stampa e televisione con opinion leader che erano stati giovani durante il Fascismo, come Montanelli e Biagi. E da una Chiesa dominata dalla dottrina di Joseph Ratzinger - che bollava la pratica omosessuale come "oggettivamente disordinata" - e dagli strali dell'arcivescovo di Genova, Giuseppe Siri.
A lungo, nel tentativo di togliere malati e sieropositivi dal ghetto sociale in cui si cercò di confinarli, la bandiera della laicità restò in mano ai medici e alle associazioni Lgbtq+. Con la politica attorcigliata attorno alle contraddizioni di una delle sue figure più simboliche e tragiche, Carlo Donat-Cattin: "Che da ministro", sottolinea Landoni, uno degli autori, "aveva fatto bene, aveva capito le cose puntando molto sulla ricerca. Ma il suo integralismo cattolico, le sue dichiarazioni sui malati che se l'erano cercata, le lettere alle famiglie dai toni paternalistici, il tormento interiore per le vicende del figlio (Marco, ex terrorista di Prima Linea, morto nell'88, ndr) amplificarono il dramma. Le opposizioni lo attaccarono anche sul piano personale, e non furono belle pagine. Ma prima di Donat-Cattin, non dimentichiamolo, la politica non aveva voluto vedere".
Modugno alzò la voce
La cultura, sì. Alta e bassa. Alberto Moravia e Rossana Rossanda. Oliviero Toscani e Maurizio Costanzo. Francesco Alberoni e Lina Wertmuller. Fino a Domenico Modugno, nei suoi anni di impegno radicale nel contrastare in parlamento l'approccio proibizionista e moralista del governo Dc. Trovò poche e isolate orecchie anche in quel mondo cattolico, da Maria Fida Moro a Luigi Granelli. Ma le prime vere risposte da parte della politica, che pure investì molto in termini di soldi e strutture, arrivarono solo dall'esecutivo Andreotti. E non potevano che risentire del venticello di Oltretevere. Così, all'inizio degli anni Novanta, il vero salto culturale arrivò dai media. Dalle campagne pubblicitarie e di informazione, che fossero spot o fumetti, vedi Lupo Alberto e il tabù della contraccezione a scuola. Dalla civiltà dell'immagine prima di internet e dei social, sublimata al cinema dal Tom Hanks di Philadelphia, resa dolore globale dalla sieroposività di Magic Johnson e dalla morte di Freddie Mercury. La transizione dalla paura alla solidarietà approdò perfino nella tv commerciale berlusconiana, e da lì ai tinelli di città e province. Sembra una vita fa. Nel 2020 i casi di Hiv in Italia toccavano 2,2 persone ogni centomila. Il mostro sembrava quasi abbattuto. Ne stava arrivando un altro.
Sul Venerdì del 2 dicembre 2022