Caro Serra, non so se è un ragionamento troppo semplicistico, ma quel venti per cento circa di elettori che non ha scelto l’ondivago e inaffidabile Conte oppure il duo dei fuoriusciti primi-attori Calenda e Renzi, io credo che abbia scelto più o meno convintamente di votare proprio e solo il Pd. E ora quello stesso venti per cento (e magari anche una buona fetta di astenuti indecisi) non vuole che si sciolga il partito o che se ne cambi il simbolo, ma solo che si sciolgano le correnti e che si cambi l’intera dirigenza. O sbaglio?
Lanfranco Mancini (FI)
Caro Mancini, secondo me non sbaglia. Conte da un lato, il Terzo Polo dall’altro, per non dire una parte decisamente maggioritaria della stampa, guardano al Pd come a un cadavere prossimo a essere smembrato. Ma il Pd, a parte il non trascurabile peso della tradizione politica che bene o male incarna (quella della sinistra storica), copre uno spazio che né i liberali del Terzo Polo, né il partito tribunizio di Conte, pur depurato di tonnellate di elettorato di destra, potranno mai coprire.
I suoi voti sono ancora molti (è il secondo partito), e nonostante nessuno lo abbia votato, io credo, per dirompente passione politica, moltissimi lo hanno scelto per la banale ma ineludibile ragione che ritengono necessaria una sinistra democratica e di massa. Dunque non Calenda-Renzi (polo centrista e laico che parla soprattutto alle élite giovanili, ai ceti professionali di città, alla borghesia repubblicana), e men che meno i Cinquestelle, troppo ambigui e “impolitici” per poter piacere al tipico elettore di sinistra. Come lei giustamente dice, gli elettori del Pd hanno voluto votare «proprio e solo il Pd». Per giunta le analisi del voto di quel partito lo spalmano sull’intero territorio nazionale e in tutte le fasce di età: tra i giovani sotto i 24 anni il Pd ha preso il 19 per cento, dato che coincide con il suo risultato generale.
Aggiungo un’ultima considerazione. La sostanziale impopolarità dei dem nel mondo mediatico, nonché la scelta delle altre due opposizioni di fare polemica con il Pd assai più che con il governo, possono sicuramente contribuire a uno scatto di orgoglio interno a quel partito e ai suoi militanti. L’accerchiamento, si sa, spinge alla sortita, e non tutte le sortite sono suicide come quella di Newman e Redford in Butch Cassidy. Nel caso, difficile ma non impossibile, che l’orgoglio di partito prevalga sulle devastanti correnti interne, potremmo anche avere delle sorprese: se un morto si alza e cammina, vuol dire che non era proprio morto.
Sul Venerdì del 2 dicembre 2022