Sardegna. Nel "palazzeddu" in Gallura Faber continua a suonare
di Maurizio Crosetti , di Maurizio CrosettiTempio pausania (Sassari). Agnata significa nascosta, riparata dal vento. E quando si arriva qui, dopo chilometri di strada selvatica che scende e risale e ridiscende tra querce e lecci, si ha l’impressione di essere finiti nel palmo di una mano. Un valloncello fuori dal mondo e dal tempo, dove farfalle bianche e gialle riempiono l’aria come impazzite di felicità. Quasi la stessa che Fabrizio De André e Dori Ghezzi vennero a cercare in questa conca di Gallura dove la Sardegna è monte e non mare, sebbene quel profondissimo blu sia assai vicino. Ma da quassù il mare non si vede, non si sente.
Fabrizio e Dori acquistarono la tenuta di 151 ettari e il casale diroccato, un vecchio stazzo ottocentesco, nel 1975, e vennero a viverci quattro anni dopo. Nell’agosto di quel 1979, la sera del 27, furono sequestrati da due banditi che li avrebbero rilasciati pochi giorni prima di Natale. Rimasero prigionieri nel loro “hotel Supramonte”, a…
Tempio pausania (Sassari). Agnata significa nascosta, riparata dal vento. E quando si arriva qui, dopo chilometri di strada selvatica che scende e risale e ridiscende tra querce e lecci, si ha l’impressione di essere finiti nel palmo di una mano. Un valloncello fuori dal mondo e dal tempo, dove farfalle bianche e gialle riempiono l’aria come impazzite di felicità. Quasi la stessa che Fabrizio De André e Dori Ghezzi vennero a cercare in questa conca di Gallura dove la Sardegna è monte e non mare, sebbene quel profondissimo blu sia assai vicino. Ma da quassù il mare non si vede, non si sente.
Fabrizio e Dori acquistarono la tenuta di 151 ettari e il casale diroccato, un vecchio stazzo ottocentesco, nel 1975, e vennero a viverci quattro anni dopo. Nell’agosto di quel 1979, la sera del 27, furono sequestrati da due banditi che li avrebbero rilasciati pochi giorni prima di Natale. Rimasero prigionieri nel loro “hotel Supramonte”, anche se in realtà in Supramonte non vennero mai condotti. Fu una licenza poetica del nostro cantautore più grande, ligure per nascita ma sardo nel cuore. Perché, a volte, sardi si diventa dopo esserlo sempre stati: accadde anche a Gigi Riva.
La casa di Dori e Fabrizio (Agnata è una frazione di Tempio Pausania) è oggi un boutique hotel, anche se appartiene ancora alla famiglia De André. Un “palazzeddu” a due piani di granito, interamente avvolto dall’edera e dai fiori, un tripudio di glicine e profumi di bosco. Dori e Cristiano ci vengono ancora, ogni tanto, per qualche giorno di quiete. Le due stanze che erano del grande artista e della sua compagna sono come allora, al secondo piano, e possono essere prenotate e occupate dalla clientela. Noi abbiamo raggiunto l’Agnata in un giorno sfolgorante di sole e cielo per cercare, come tutti, le tracce di Fabrizio.
Siamo in Gallura, anzi in “Gaddura”. Il paesaggio è di una dolcissima asprezza. Fabrizio De André disegnò anche il laghetto ricavato dalle acque del rio Caprioneddu, lui restava per ore a osservarlo e ascoltarlo, progettò la piscina e la veranda dove con gli amici si faceva notte mangiando e cantando. Il suo tavolo preferito, rotondo, in ferro battuto, è però quello vicino all’ingresso della tenuta, sotto la pergola e accanto alla sagoma del suonatore Jones. Due turisti tedeschi sostano in quell’ombra, non immaginano la bellezza di quelle note e di quelle parole.
Entriamo. Al piano terra c’è lo studiolo di Fabrizio con i suoi libri, molta narrativa, poesia, Alvaro Mutis, Elsa Morante, non pochi volumi di agricoltura e allevamento perché questo era quanto studiava. La copertina di un disco con il suo volto, una chitarra, il ritratto insieme a Dori. La stanza accanto è la sala da pranzo rustica, anche se la colazione verrà servita sul prato inglese. Nell’aria, le sue canzoni, ma discretamente, volume molto basso.
La sera in cui vennero i banditi, qui c’erano solo Fabrizio e Dori. I nonni avevano portato Luvi, due anni, al mare. Non fu difficile quel rapimento. Il luogo è isolatissimo, impossibile da blindare. Dori si accorse che qualcosa non andava quando sentì rumore di passi sulla scala, non poteva essere Fabrizio che camminava sempre scalzo. Erano, infatti, due uomini incappucciati. Caricarono i prigionieri sull’auto e poi li fecero camminare per ore nei boschi, prima di raggiungere la tana esposta ai venti e alle stelle. Nei mesi più freddi, Fabrizio pensò che non ce l’avrebbero fatta a resistere. Aveva tenuto nascosto il coperchio di una scatola di sardine per farla finita, se proprio non fosse stato possibile evitarlo, ma quel giorno per fortuna non venne. La drammatica esperienza non cambiò la passione di De André per la Sardegna, anzi il legame divenne se possibile ancora più forte. Fabrizio e Dori avevano speso tutti i loro soldi per questa tenuta, e lo avevano fatto pensando anche ai figli e ai nipoti.
Chi arriva all’Agnata non può non avvertire l’incredibile suggestione di quella storia e di quei personaggi, e non può pretendere che il wi-fi sia sempre impeccabile o che la natura non faccia il suo mestiere fino in fondo, non soltanto ammaliare ma anche isolare. In fondo, si sale quassù per questo: per sentirsi altrove, per staccare dal mondo. Anche se in meno di quaranta minuti si possono raggiungere le spiagge del Nordovest e del Nordest, così l’Agnata diventa la punta del compasso per una perfetta visita della Gallura.
Il richiamo del mare è troppo forte per non scendere verso Costa Paradiso o Portobello, con la sua lunga spiaggia di sabbia bianca. La suggestione selvaggia di Capo Testa, con il celebre promontorio granitico, è invincibile. Il viaggio scivola facilmente verso Olbia, Arzachena e l’arcipelago polinesiano della Maddalena. E per chi non voglia perdersi la Sardegna immaginata e creata dall’Aga Khan, la Costa Smeralda non è distante, anche se il dibattito resta aperto e mai si chiuderà: si può considerare “vera Sardegna” la costa dei milionari e dei vip? O non è forse lontana anni luce, nel paesaggio e più ancora nel senso del luogo, rispetto al “rifugio” di Fabrizio e Dori? La risposta è personale e la sussurrano gli alberi della Gallura: “Sopra ogni sughera il disegno, di tutti i miei coltelli”, come canta il servo pastore di De André. “Dove fiorisce il rosmarino c’è una fontana scura/dove cammina il mio destino c’è un filo di paura”.