Roberto Gualtieri, il sindaco di Roma c'è ma non si vede
di Riccardo Staglianò , di Riccardo StaglianòRoma. "Segui il sindaco!" intima un addetto dello staff ad Augusto, autista sotto vari primi cittadini, a bordo di una nevratile Y10. L'uomo obbedisce ma poi dissente: l'auto blindata davanti a noi ha, senza ombra di dubbio, preso una strada sbagliata. Gli agenti, forestieri, probabilmente mal consigliati da Google Maps, si sono un po' incartati. Capita. Ed è così che il romanissimo dipendente comunale prende il comando e, a dispetto della bomba d'acqua che minaccia la capitale, porta a destinazione Roberto Gualtieri e noi con lui. Che avevamo il compito di raccontare una giornata con il sindaco tra convegni, parchi, mercati rionali, varie ed eventuali in una città dove esplodono i cassonetti, prendono fuoco i bus e certe strade sembrano bombardate di fresco. Per provare infine a rispondere a una domanda che, come un perfido ponentino, spettina le certezze anche di tanti che l'hanno votato. Ovvero: oltre all'annuncio del termovalo…
Roma. "Segui il sindaco!" intima un addetto dello staff ad Augusto, autista sotto vari primi cittadini, a bordo di una nevratile Y10. L'uomo obbedisce ma poi dissente: l'auto blindata davanti a noi ha, senza ombra di dubbio, preso una strada sbagliata. Gli agenti, forestieri, probabilmente mal consigliati da Google Maps, si sono un po' incartati. Capita. Ed è così che il romanissimo dipendente comunale prende il comando e, a dispetto della bomba d'acqua che minaccia la capitale, porta a destinazione Roberto Gualtieri e noi con lui. Che avevamo il compito di raccontare una giornata con il sindaco tra convegni, parchi, mercati rionali, varie ed eventuali in una città dove esplodono i cassonetti, prendono fuoco i bus e certe strade sembrano bombardate di fresco. Per provare infine a rispondere a una domanda che, come un perfido ponentino, spettina le certezze anche di tanti che l'hanno votato. Ovvero: oltre all'annuncio del termovalorizzatore, che non è poca cosa ma dovrebbe diventare realtà fra tre anni, che cosa ha fatto l'ex ministro dell'Economia sin qui? O, per dirla con la feroce sintesi romanesca di un tassista (di Samarcanda, badate bene, la cooperativa de sinistra): "Gualtieri? Gualtieri chi?!?". Segue articolo in tre atti, tanti quante le occasioni avute per vedere l'uomo all'opera, con l'avvertenza quasi cechoviana per cui se al primo atto sbuca una musica di Morricone entro il terzo ci sarà un duello.
L'inseguimento in realtà era iniziato il 23 aprile con un messaggio WhatsApp al portavoce. Ne avevo chiesto l'email a un collega ma ho capito presto che il Campidoglio è un territorio dove la "chiocciola" è animaletto bandito e si comunica solo via WA, con un non infrequente ricorso ai vocali, scusabili giusto per neo-mamme troppo indaffarate per digitare. Domanda: "Ci piacerebbe raccontare una giornata del sindaco, da mattina a sera. Ci possiamo lavorare?". Risposta a stretto giro: "Sì, ci lavoriamo". Seguono reminder. Rassicurazioni. Penultimatum. Sopravvenuti impegni del cronista. Alla fine di settembre fissiamo per il 28 ottobre (sei mesi dopo la richiesta originaria), senonché scopriamo che l'8 novembre il sindaco, evidentemente intercettando una curiosità diffusa, presenterà all'Auditorium il bilancio del suo primo anno. Tanto vale andare lì e capire se il resoconto è esaustivo.
Assolo all'auditorium
L'atmosfera è a metà strada tra serata degli Oscar e un evento aziendale con forte ricorso a truppe cammellate, come si desume dall'imponderabile logica degli applausi, tipo lo scroscio quando Gualtieri nominerà il prefetto Frattasi. Distribuiscono anche un elegante quadernino rosso curato dalla Treccani che ha sulla copertina la voce "ripartire". L'inizio è previsto per le 18 ma l'evento, con scandalo forse solo per gli alloctoni, inizierà 35 minuti più tardi. Sul palco giusto il sindaco, molto in palla, per una performance che immagino lungamente preparata per recuperare in 70 minuti non stop 365 giorni di comunicazione perduta. Concetti chiave: "Roma si è rimessa in moto dopo almeno dieci anni di declino"; "Stiamo mettendo le basi per la trasformazione dopo aver trovato la macchina amministrativa ferma"; "Oggi la città è più pulita, ma non ancora come merita". E poi altri passaggi, a memoria e alla rinfusa: grande soddisfazione per un punteggio di 6,74 come qualità della vita, il più alto da quando viene misurato; tempo per avere carta d'identità digitale passato da 3 mesi a 1; rifiuti in discarica dal 30 al 3 per cento (ma è solo un progetto); bandi per assumere due giovani agricoltori; l'introduzione di un bot che, grazie all'intelligenza artificiale, dovrebbe rispondere alle domande dei turisti. Sul finale una gragnuola di titoli di attività svolte o annunciate che si affollano sul grande schermo alle spalle del sindaco, fino a saturarlo. A chiudere, con una rima sin troppo baciata rispetto alle ultime parole dell'oratore, parte Rome Wasn't Built in a Day dei Morcheeba, gran classico del 2000 forse recuperato dall'ampio canzoniere giovanile del politico-chitarrista.
La sensazione complessiva, a caldo, è di fastidio: cosa c'è, esattamente, da festeggiare? Non era meglio un po' più di understatement, peraltro da una persona seria e secchiona cui dovrebbe venire naturale e cui è capitata - essendosi candidato - la patata amministrativa più bollente del Paese? Tipo dire: "Cittadini, capisco il vostro scoramento: avete visto ancora poco o nulla perché il lavoro è addirittura più difficile del previsto. Però io ho una visione, ora ve la spiego e alla fine del quinquennio mi promuoverete o boccerete". Chiunque abiti a Roma sa che l'ordinaria amministrazione, tra gabbiani saprofagi su ziggurat di rifiuti e strade che diventano torrenti alla prima pioggia, varrebbe da sola un soggetto su una metropoli distopica. E allora perché menzionare l'ultimo tormentone urbanistico, la "città dei 15 minuti", ovvero con tutti i servizi raggiungibili a piedi, che sarebbe bellissima se in quel medesimo intervallo qui non riesce a passare neanche il celeberrimo 64, torpedone preferito dai borseggiatori? Torno in redazione contrariato andante.
Cosa ho fatto. E cosa no
A dispetto del gigantismo della coreografia, con un enorme braccio per le riprese dall'alto, la notizia dell'evento conquista essenzialmente le cronache locali. C'è margine per tornarci su. Serve fissare un giorno buono dove ci sia anche un po' di action per il fotografo. I venerdì il sindaco va nei quartieri. Fissiamo per l'11 novembre, senonché alla vigilia la visita viene cancellata per cambiamenti nell'agenda. Intanto intaschiamo l'intervista. Prima domanda. Qualche anno fa sul Venerdì facemmo un servizio sull'Ama, gestione Raggi. Partimmo da un esempio: uno spartitraffico giallo giaceva divelto e sporco, ormai rifiuto tra i rifiuti, indisturbato da mesi al bordo del marciapiedi sotto casa mia. Adesso ne sono spuntati un altro paio e nessuno li toglie. Sulla base di cosa sostiene che Roma sia più pulita? Gualtieri risponde. Dopo lunghi anni abbiamo reintrodotto lo spazzamento delle strade. I progressi iniziali più vistosi nella raccolta sono stati neutralizzati dagli incendi di due impianti (ma anche alla Raggi li bruciavano, ndr).
La differenza vera, in una città che vive sempre sul filo della capienza dei conferimenti, la farà il termovalorizzatore. Il terreno dove sorgerà è già stato comprato (a Santa Palomba). Entro il 2023 qualcuno si aggiudicherà il bando per la costruzione. Per il 2025-2026 l'impianto entrerà in funzione. È sicuro? Insistiamo, perché lo stesso governatore Zingaretti sembra avere dubbi. "Sicuro. Grazie ai poteri di commissario avuti dal governo non ho bisogno di autorizzazioni e, se anche i comitati si metteranno di traverso, il termovalorizzatore sarà fatto perché l'alternativa sarebbe stata una nuova discarica che è molto più inquinante, costosa e inefficiente. Basti pensare agli anni che ci vorranno per bonificare Malagrotta. Se poi ad aggiudicarselo sarà un'azienda partecipata, tipo l'Acea, il comune guadagnerebbe anche con una fetta di quegli utili, come succede tra A2a e Brescia. Insomma, lavoro affinché nella prossima campagna elettorale quello dei rifiuti non sia più un tema di cui parlare". La verità è che stabilire a occhio se una città è un po' più pulita di prima è difficile. Rispetto a Lucca, per dire, Roma è decisamente sporca ma sono quantità incommensurabili.
Ma c'è chi dice che se la compari a New York quanto a topi e cassoni sfondati sarebbe addirittura messa meglio. Siamo però all'aneddotica. E proprio nelle scuole di giornalismo americane insegnano a diffidare sistematicamente di tutti ("Se tua madre ti dice "ti amo", verificalo due volte") quindi chiedo dati a conforto che, assicura il sindaco, mi saranno forniti prontamente. Intanto nega che il termovalorizzatore sia l'unica cosa notevole ad aver annunciato. L'assunzione di 200 assistenti sociali (il bando era della Raggi che però non era arrivata in fondo) ha raddoppiato il loro organico in Comune. Le rette degli asili nido sono state ridotte del 10 per cento, aumentando le fasce di chi ha diritto ad andarci gratis. Sul capitolo mobilità sono ripartite le manutenzioni sulla metropolitana ("Altro lavoro abbastanza invisibile, ma essenziale per evitare che a gennaio si fermasse tutto") e, grazie a un inedito accordo con l'Anas, i tempi di intervento sulle riparazioni delle strade si sarebbero dimezzati ("Abbiamo già rifatto 128 km su 800 di viabilità primaria e la rinnoveremo tutta entro due anni. E non con una romanella (Roma è forse l'unica città al mondo che usa il proprio toponimo per battezzare un intervento fatto alla bell'e meglio, ndr) ma con un manto stradale a regola d'arte". E mi mostra una foto sul cellulare col dettaglio di un abbondante strato di asfalto. Dice, in maniera molto analitica e con entusiasmo, tante altre cose che restano sul taccuino (una riguarda l'ex Mattatoio, prossima "Città delle arti", con 80 milioni di investimenti sbloccati che ne faranno il più grande cantiere pubblico cittadino).
Non sembra un uomo che mente, ma si dovrebbe essere specialisti pluriennali di bilanci capitolini per poter eventualmente confutare la sua lista. La filosofia di fondo che trovo convincente sta tutta nella seguente frase: "Nessun cambiamento importante si può fare in un anno. Avrei potuto concentrarmi su piccoli interventi cosmetici per far contenti giornali e pubblica opinione, ma le nuove fondamenta che stiamo posando o le facevo ora o non avrei mai potute completarle entro la fine del mandato. Giudicatemi allora". È una scommessa molto rischiosa, che richiede una dose di fideismo, ma torno in redazione più rasserenato.
Una giornata indoor
Manca giusto la giornata. Si punta al 18 novembre, un venerdì. L'imputazione più frequente è che il sindaco si veda in giro poco o niente, rintanato in ufficio a lavorare ("È un po' vero, tra tagliare nastri e studiare come migliorare la città preferisco la seconda"). Però alla vigilia diramano un'allerta meteo e rimpannucciano un martedì con un programma che prevede un convegno sui femminicidi cui partecipa anche il ministro Piantedosi, poi missione all'XI municipio (Portuense e Gianicolense) per visitare un parco sul Tevere inaugurato di recente, un mercato rionale e un cantiere con scavi archeologici. Chissà come sarà quest'uomo fisicamente imponente ma cattedratico e all'apparenza un po' timido alle prese con i suoi concittadini? Interrogativo clamorosamente frustrato perché la mattina fatidica, sulla base di un'altra allerta meteo, il sindaco medesimo ha chiuso vari parchi tra cui il nostro per paura di esondazioni oltre che le scuole a Ostia ("Un altro lavoro difficile ma sotterraneo: potevo chiuderle tutte e lavarmi la coscienza, causando però un sacco di disagi ai genitori. E decisioni così devo prenderne di continuo"). La giornata, con massima delusione del fotografo, va ripensata al chiuso. Quando me lo comunicano cadono ancora poche gocce e ironizzo col mio capo su "un sindaco indoor" come possibile titolo di questo servizio. Ma poi la tempesta arriva e mi rendo conto, una volta di più, di come sia facile ironizzare e quanto difficile gestire i problemi, tanto più di una conurbazione da quasi tre milioni di abitanti.
Lasciamo il Campidoglio solo per dirigerci alla protezione civile di piazza di Porta Metronia. Gualtieri viene aggiornato sulla situazione e lui avverte di un albero pericolante che qualcuno gli ha segnalato. Chiede di come hanno retto le caditoie e ottiene una risposta vaga. L'anagrafica degli interventi è proiettata, quasi illeggibile perché sfocata, su un telo. Gualtieri è il tipo d'uomo che si appassiona per le tecnicalità. Mi mostrerà poi questo sistema di reportistica che ha introdotto e che, più volte al giorno, lo avverte sul cellulare dell'evoluzione di varie emergenze. Di ritorno in Campidoglio i dati che avevo chiesto una settimana prima sono ancora molto frammentari e, soprattutto, rendono impossibile la comparazione tra il prima e il dopo.
Il colmo per uno storico, quale Gualtieri è, è uno staff cui sembra risultare estraneo il concetto di serie storiche. Glielo dico e prende in mano la faccenda. Chiama Tobia Zevi, apprezzato assessore alla casa, e lo mette in viva voce: "Prima assegnavamo sei case al mese, ora quaranta". Questo scarto lo capiscono tutti. "Ieri sui contributi agli affitti c'erano ritardi di sette anni: oggi siamo in pari". Poi è la volta di Eugenio Patané, assessore alla mobilità: "Nel 2019 hanno preso fuoco 23 bus, 17 nel 2020, 8 nel 2021, nel 2022 due". Chiaro. E poi: "Abbiamo ricevuto 1,7 miliardi dal governo per ammodernare la metro e, se Salvini non li blocca, con altri 1,2 avremo l'investimento più grosso da decenni per la manutenzione". Intanto cose piccole che cambiano la vita: entro gennaio, su tutti i 1.200 bus della capitale, si potrà (giurano) pagare passando la carta di credito su un lettore. Gualtieri chiama infine Sabrina Alfonsi, assessora ai rifiuti, che commette l'errore fatale di non darli in diretta i numeri e chiudere la partita. Sin lì l'unico dato di raffronto riguardava la raccolta media settimanale passata da 15.500 tonnellate a 16.500 in un anno (+6,45 per cento: un miglioramento certo, senz'altro non una palingenesi). Insisto sul prima e dopo, ma niente.
C'entra il fatto che ci sono i Mondiali e dalla porta di un ufficio del Campidoglio intravedo Argentina-Arabia Saudita? Alzo il livello della mia delusione, verso il duello annunciato nel primo atto dalla colonna sonora di C'era una volta in America. In extremis apprendo che la Tari, per 4 persone in 80 metri, costa lo stesso del 2019 pre-pandemia (quasi 300 euro). E, sulla differenziata, mi inoltrano una nota Ama, l'azienda dei rifiuti, che certifica che tra 2021 e 2022 la raccolta è cresciuta dal 45,8 al 46.
L'ex ministro dell'Economia, persona che anche a Bruxelles sanno essere credibile e per bene, può davvero spacciare un +0,44 per cento per una svolta? Ovviamente no. Come d'altronde quel voto di 6,74 sulla qualità della vita certificato dalla Acos, l'Agenzia per il controllo e la qualità dei servizi pubblici, "il più alto da quindici anni": lei, a scuola, sarebbe stato contento per aver preso sei e mezzo (e 4,9 sui rifiuti)? "C'è margine di miglioramento, ma credo che la scala sia da uno a sette" dice il sindaco, e se così fosse sarebbe l'unità di misura più originale del mondo. In ogni caso la classifica di Italia Oggi-Università la Sapienza piazza Roma al cinquantatreesimo posto in Italia, scalando una posizione rispetto all'anno scorso. Ce n'est q'un début. Diamo tempo al tempo.
Sul Venerdì del 2 dicembre 2022