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Regali di Natale. Come sfuggire ai bulli delle feste

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Si annidano in luoghi strategici, tipo la macchinetta del caffè in ufficio. E fanno un'unica domanda: "Ma tu a che punto sei con i regali?". Sono i cosiddetti previdenti, quelli che (tronfi) impacchettano già a luglio. Obbligando noi ritardatari a uno scatto d'orgoglio
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Ci sono i previdenti, che sono i migliori di tutti e i più detestabili. I loro pensieri, tutto l'anno, sono a forma di regalo. Vivono in un cronico stato di allerta perché sanno che, a un certo punto, puntuale come la tassa sui rifiuti, l'amore e l'influenza stagionale, il Natale arriva. Non se ne dimenticano mai, nemmeno a luglio, quando gli altri girano in ciabatte e si lamentano del caldo. I previdenti comprano orecchini per zia Armanda al Carnevale di Viareggio, l'arricciabaffi per nonno Franco alla sagra dell'agnello pasquale di Favara, lo snocciolatore di ciliegie professionale per il cugino Mimmo durante la vendemmia in Franciacorta. I previdenti si premurano, con largo anticipo, di fare graziosi pacchettini personalizzati che ripongono nell'apposita cassapanca dei doni natalizi, uno scrigno di tesori diligentemente catalogati in ordine alfabetico per destinatario, in attesa della definitiva, gloriosa collocazione sotto l'albero.

I pre…

Ci sono i previdenti, che sono i migliori di tutti e i più detestabili. I loro pensieri, tutto l'anno, sono a forma di regalo. Vivono in un cronico stato di allerta perché sanno che, a un certo punto, puntuale come la tassa sui rifiuti, l'amore e l'influenza stagionale, il Natale arriva. Non se ne dimenticano mai, nemmeno a luglio, quando gli altri girano in ciabatte e si lamentano del caldo. I previdenti comprano orecchini per zia Armanda al Carnevale di Viareggio, l'arricciabaffi per nonno Franco alla sagra dell'agnello pasquale di Favara, lo snocciolatore di ciliegie professionale per il cugino Mimmo durante la vendemmia in Franciacorta. I previdenti si premurano, con largo anticipo, di fare graziosi pacchettini personalizzati che ripongono nell'apposita cassapanca dei doni natalizi, uno scrigno di tesori diligentemente catalogati in ordine alfabetico per destinatario, in attesa della definitiva, gloriosa collocazione sotto l'albero.

I previdenti, in apparenza, sono gente solerte e di buon cuore; in realtà sono bulli che spiegano le loro tronfie ali proprio in questo periodo dell'anno. Ognuno di noi ne coltiva inconsapevolmente almeno uno nella propria cerchia di amici, parenti e colleghi. Si piazzano in luoghi strategici: la macchinetta del caffè in ufficio, la fermata dell'autobus, la sala d'aspetto del dentista. Prima blandiscono l'avversario con sguardi fintamente innocenti, ammiccano con noncuranza e, al momento opportuno, lanciano il loro infido strale, caricato a senso di colpa e ansia: "A che punto sei, tu, con i regali di Natale?".

Zac. Colpita, la vittima designata deglutisce, si guarda intorno smarrita, viene colta da secchezza delle fauci e tachicardia. Emette suoni inarticolati, prende coscienza della propria inadeguatezza all'interno della comunità umana, calcola mentalmente la misura del proprio fallimento e ne è annichilita.

Il previdente alza un sopracciglio costernato, scuote la testa. "Non ti invidio proprio". Gonfia il petto trionfante e si allontana, alla ricerca di un altro sprovveduto da umiliare.

Io faccio parte degli altri, degli impiastri, dei ritardatari cronici, di quelli che si dimenticano, che si mortificano in extremis, che rimuovono, che "ci penso domani" e domani è oggi ed è già troppo tardi. Eppure anche noi sciatti teniamo famiglia e affetti che si aspettano regali e pensieri sotto l'albero. Anche noi siamo gente per bene, che gioisce nel donare più che nel ricevere, che celebra i riti, indipendentemente dalla fede, che ritiene la magia del Natale un diritto della prole e il cenone della Vigilia un potente cemento affettivo. Anche noi inadeguati, alla fine, in un impreciso intorno del 25 dicembre, arriviamo alla meta con i nostri pacchetti e i nostri doveri assolti. È successo negli ultimi dieci, venti, trent'anni, perché non dovrebbe succedere di nuovo oggi?

La verità è che noi, malati di improntitudine, diamo il meglio sotto pressione. Toccato il fondo della nostra sciatteria, umiliati dalla collega che, per portarsi avanti, la settimana scorsa, con un ghigno vittorioso, ha consegnato graziosi manufatti a tutta l'azienda, partite Iva comprese, rialziamo la testa, in un estremo sussulto d'orgoglio. E facciamo il miracolo, altro che Natività.

Entriamo improvvisamente in una trance agonistica e produciamo su un foglio Excel l'elenco di tutti coloro a cui, per nascita, per meriti o per dovere, spetta un regalo. Ne contiamo 46, decidiamo che non ce li possiamo permettere, ne depenniamo la metà, reprimiamo l'ansia incipiente con una tisana alla melissa.

Prendiamo un giorno di ferie, magari un mercoledì, per assolvere al nostro compito. Fissiamo un budget, individuiamo acquisti solidali ed edificanti. Mercoledì piove a dirotto ma, sprezzanti del pericolo, a testa bassa, affrontiamo le intemperie per la causa superiore. Abbandoniamo subito i nostri nobili intenti e compriamo oggetti a caso: casalinghi in offerta speciale, sciarpe e guanti sempreverdi, libri pescati nel mucchio. Grondiamo pioggia e desolazione. Alla settima ora di shopping compulsivo e insensato, devastati e fradici, ci fermiamo folgorati da un sostantivo singolare femminile: esperienza! Ma certo! Come non averci pensato prima? Alla faccia degli stupidi orecchini, dell'arricciabaffi e  dello snocciolatore di ciliegie professionale.

Torniamo a casa a grandi falcate, maledicendo il traffico e i nostri omologhi improvvidi che ci ostruiscono il cammino. Ci sediamo alla scrivania, accendiamo il computer e mettiamo ordine nell'entropia della nostra esistenza. Un massaggio shiatsu per la zia stressata, uno spettacolo a teatro per i nonni intellettuali, una escape room dell'orrore per il cugino impavido, una battaglia a colpi di laser per i nipoti bellicosi, un laboratorio di soia e germogli per il cognato vegano, una lezione di yoga tantrico per il collega sperimentatore, una gita fuori porta per noi, figli riottosi compresi.

I risparmi sono stati dilapidati, per qualche tempo stringeremo la cinghia e ci nutriremo di cereali poveri e tonno in scatola. Ma l'onore è salvo e il Natale pure.

Sul Venerdì del 9 dicembre 2022