Il ritratto di Bellano, paese in mostra grazie (anche) ad Andrea Vitali
dal nostro inviato Luigi Bolognini , dal nostro inviato Luigi BologniniBELLANO (Lecco). Da qualche mese Sara Vitali ha la sindrome Panini (maiuscolo perché da intendersi come le figurine). E quando cammina per le vie di Bellano, sulla sponda lecchese del lago di Como, guarda le facce dei compaesani e dentro di sé dice "celo, celo, manca, manca. Una volta l'ho fatto pure coi partecipanti a un funerale". La sindrome finirà il 10 dicembre, quando le facce se le troverà appese ovunque, su muri, finestre, vetrine. E ognuno, lei inclusa ovvio, potrà darsi alla caccia al tesoro, ovvero se stesso, per scoprire dove è stato affisso, e accanto a chi.
Domani, infatti, parte per chiudersi a marzo la mostra per le strade del paese che conclude l'iniziativa che Sara Vitali ha curato col convinto appoggio del Comune assieme allo scrittore Andrea Vitali (non parente, …
BELLANO (Lecco). Da qualche mese Sara Vitali ha la sindrome Panini (maiuscolo perché da intendersi come le figurine). E quando cammina per le vie di Bellano, sulla sponda lecchese del lago di Como, guarda le facce dei compaesani e dentro di sé dice "celo, celo, manca, manca. Una volta l'ho fatto pure coi partecipanti a un funerale". La sindrome finirà il 10 dicembre, quando le facce se le troverà appese ovunque, su muri, finestre, vetrine. E ognuno, lei inclusa ovvio, potrà darsi alla caccia al tesoro, ovvero se stesso, per scoprire dove è stato affisso, e accanto a chi.
Domani, infatti, parte per chiudersi a marzo la mostra per le strade del paese che conclude l'iniziativa che Sara Vitali ha curato col convinto appoggio del Comune assieme allo scrittore Andrea Vitali (non parente, ma qui i Vitali sono prolifici) e il fotografo Carlo Borlenghi. Il quale ha passato mesi dentro un locale della piccola piazza Santa Marta a fotografare i bellanesi: "Niente di artistico, bianchi e neri semplici, che catturassero il più possibile il momento. Qualche signora è tornata dopo essere stata dal parrucchiere, ma noi volevamo mostrare cos'è Bellano attraverso i suoi abitanti così come sono. O come erano: cinque tra quelli fotografati nel frattempo sono deceduti. Ma i loro ritratti li abbiamo tenuti lo stesso: se sono morti è perché erano nati. Forse, non a caso, la battuta più ricorrente dei fotografati è stata che adesso avranno l'immaginetta per la tomba".
Anche il librone è pronto
Borlenghi alla fine ha scattato ottomila foto a circa 1.500 abitanti. Immagini che - oltre all'esposizione per le pubbliche vie - diventano anche un libro con lo stesso nome, Il ritratto di Bellano, un colosso di 448 pagine, costo 50 euro, prenotabile scrivendo a ilritrattodibellano@gmail.com. Un censimento in foto, anche se la partecipazione non era obbligatoria (e infatti i residenti sono 3.500). Un (auto)ritratto, un'istantanea del paese, come per fare punto a capo e ripartire. Non a caso sulla copertina del volume c'è lo splendido viso sorridente di un bambino. Insomma: ci si dà una rassettata allo specchio e si riprende a vivere dopo il Covid che anche qui ha fatto strage. Un dolore che è di tutti, e forse un po' di più di Vitali (Andrea) che nel suo paese ha fatto il medico condotto per anni e dalle storie che sentiva raccontare ha tratto spesso spunto per i suoi fortunatissimi libri. Sue le frasi che corredano il libro che viene presentato stasera al Palasole. Subito dopo, nella notte, scatterà l'operazione facce, quasi un flash mob: 45 persone installeranno 404 tra pannelli e pellicole con le foto contenute nel libro per le strade e sulle vetrine dei negozi. "In totale" dice Antonio Rusconi, il sindaco "sono circa 700 metri quadri di superficie. Una follia, l'ultima delle tante di questa operazione, che proprio perché è folle ci è piaciuta fin dall'inizio. E ci piacerà fino a quando non faremo i calcoli di quanto ci è costata". È indubbio però che le visite al borgo aumenteranno, grazie alla pubblicità che già da mesi sta ricavando da questa mostra, allestita da Vitali, che stavolta è Velasco, fratello di Sara, e pittore ritrattista di gran fama come il padre, Giancarlo, nei cui archivi aprirà una mostra di grandi ritratti dei suoi amici bellunesi. Il conto delle spese - metaforico, sia chiaro - andrebbe presentato a Borlenghi, una gloriosa carriera da fotografo di gare nautiche. E il mare l'ha portato spesso via dal lago. "Per questo, quando ho dato un freno alle trasferte per l'età e la pandemia, mi è venuta l'idea. Ho convocato il sindaco con fascia tricolore e gli ho scattato la prima foto. Bellano ha una tradizione di pittori ritrattisti, i Vitali. Io ritratti in foto non ne avevo mai fatti: questo era il momento di cominciare a farli, e di iniziare a raccontare".
Da Dervio? No, grazie
E qui, quando si parla di racconti, non poteva mancare Andrea Vitali, scrittore da centinaia di migliaia di copie, che all'operazione ha dato due fondamentali contributi. Innanzitutto testi che accompagnano le foto del libro: "Che non sono biografie delle persone, sarei impazzito. Sono frasi che qualcuno di quei visi mi ha ispirato, seguendo fili logici noti solo a me. Un esempio? "Ho una cerniera lampo sotto la barba. Prima la devi aprire se vuoi baciarmi. Devi però lasciare uscire i sintomi che covo, farne un elenco"". Ma c'è stato anche un secondo contributo da parte dello scrittore, che appena poteva si metteva in piazza, accanto alla tana di Borlenghi, e invitava tutti quelli che passavano a farsi fare la foto. Del resto è lui il cittadino più illustre di Bellano, conosciuto da tutti, ma davvero tutti, prima come medico che come scrittore. Ed è con l'autorevolezza del dutur che ha convinto tanti a posare.
"Non è che la gente non volesse" dice il sindaco "anzi, l'idea è piaciuta, ma molti erano restii, timidi, avevano paura di venire male. Spettacolare è stato vedere la gente che spesso veniva in gruppi: famiglie, ma anche scolaresche, amici, donne uscite dalla messa, pure gli stranieri che abitano qui. C'era un unico limite, essere di Bellano o aspirare a esserlo". Tanto che è stata respinta gente di Dervio, paese qui vicino, nel più puro spirito del campanile italiano. E adesso anche chi non si è fatto fotografare non parla d'altro, come una volta non si parlava d'altro che delle corna di questo e quello. E in questo senso le fotografie hanno ottenuto un risultato ulteriore: hanno rafforzato lo spirito di comunità, raccontando la normalità di un paese della provincia italiana che forse proprio per questo, come tutti, è straordinario.
Sul Venerdì del 9 dicembre 2022