Barry Sharpless, il Nobel per la chimica che vinse due volte
di Giuliano Aluffi , di Giuliano AluffiBuongiorno e congratulazioni per il suo premio Nobel!". "Quale dei due?". Il chimico Barry Sharpless è l'unico al mondo che può permettersi di rispondere così. Perché è il solo membro vivente di un club molto esclusivo, quello degli scienziati con doppio Nobel: ne fanno parte, oltre a lui (un premio nel 2001, e uno quest'anno), Marie Curie (fisica e chimica), Linus Pauling (chimica e Nobel per la pace), John Bardeen (due volte fisica) e Frederick Sanger (due volte chimica). Sharpless dirige il dipartimento di chimica dello Scripps Research Institute di La Jolla (California), dove insegna e fa ricerca dal 1990.
Professor Sharpless, non c'è due senza tre?
"Chissà. Sto lavorando a un'applicazione della click chemistry (quella per cui ha preso l'ultimo Nobel, ndr) che potrebbe riservare molte sorprese. Ha a che fare con la fisica e con l'energia. Però non posso dirle di più perch&ea…
Buongiorno e congratulazioni per il suo premio Nobel!". "Quale dei due?". Il chimico Barry Sharpless è l'unico al mondo che può permettersi di rispondere così. Perché è il solo membro vivente di un club molto esclusivo, quello degli scienziati con doppio Nobel: ne fanno parte, oltre a lui (un premio nel 2001, e uno quest'anno), Marie Curie (fisica e chimica), Linus Pauling (chimica e Nobel per la pace), John Bardeen (due volte fisica) e Frederick Sanger (due volte chimica). Sharpless dirige il dipartimento di chimica dello Scripps Research Institute di La Jolla (California), dove insegna e fa ricerca dal 1990.
Professor Sharpless, non c'è due senza tre?
"Chissà. Sto lavorando a un'applicazione della click chemistry (quella per cui ha preso l'ultimo Nobel, ndr) che potrebbe riservare molte sorprese. Ha a che fare con la fisica e con l'energia. Però non posso dirle di più perché non abbiamo ancora pubblicato nulla".
Allora parliamo delle sue ricerche più famose: come vinse il suo primo Nobel?
"Nell'industria farmaceutica si usavano reazioni che possono produrre due forme diverse e speculari (e non sovrapponibili, come la mano destra e sinistra: questa proprietà è detta "chiralità" dal greco cheir, che significa appunto "mano", ndr) della stessa molecola. Sono gli enantiomeri: uno è dotato delle proprietà desiderate, l'altro può essere inutile o anche dannoso. Un esempio drammatico è il farmaco talidomide. In ogni compressa venduta prima del ritiro (1961) si trovavano entrambi gli enantiomeri: quello "destrogiro" aveva l'effetto calmante, quello "levogiro" invece portava le donne incinte ad avere figli con arti focomelici. Quando negli anni 70 mi misi a studiare il problema, nelle reazioni della chimica industriale venivano prodotte sia la forma destrogira che levogira. Serviva invece un modo per sintetizzare tante molecole producendole soltanto nella forma "giusta". Nel 1980 trovai come farlo".
Quanto c'è di voluto e desiderato e quanto di casuale nella sua carriera scientifica?
"Al college pensavo di diventare un medico, come mio padre. Ma ero il migliore tra gli studenti del mio professore di chimica, Tom Spencer, e lui nel '63 mi convinse a trasferirmi a Stanford per laurearmi in Chimica. Mio padre chiamò Spencer accusandolo di avermi plagiato. Ma Spencer gli spiegò che avevo un talento eccezionale: "pensavo come una molecola". Anche oggi riesco più a mettermi nei panni delle molecole che delle persone".
Ci sono mai stati momenti difficili?
"Nel 1970, quando divenni assistente di chimica al Mit. Una notte, una provetta mi esplose in mano: non avevo gli occhiali protettivi e frammenti di vetro mi entrarono negli occhi. Mi portarono in ospedale. C'era appena stato un incidente d'auto e i medici erano tutti impegnati, così mi operò un chirurgo oftalmico pediatrico. Nei mesi dopo l'intervento dovevo fare le visite di controllo nel suo reparto, e sistemarmi su una sediolina da bambini. Quando telefonavo per prenotare le visite, la segretaria mi chiedeva: "Ti accompagnerà la mamma?".
Da allora è cresciuto molto... ed è arrivato anche il secondo Nobel, per la "click chemistry". Ma di che cosa si tratta?
"È un modo rapido - e "verde" perché riduce al minimo gli scarti, l'uso di solventi e l'energia consumata - per produrre molecole grandi e complesse collegando tra loro molecole più piccole, tramite reazioni molto efficienti che è come se fossero "caricate a molla": l'energia che trattengono fa sì che serva meno energia dall'esterno per innescare la reazione. Voi giornalisti semplificate dicendo che è come mettere insieme dei mattoncini Lego, ma io la trovo una metafora un po' limitante: perché i mattoncini sono noiosi rispetto a tutto ciò che si può costruire con la chimica".
Perché "click chemistry", ovvero chimica a scatto?
"All'inizio volevo chiamare questo approccio neat chemistry, ovvero "chimica liscia", per dare l'idea di una cosa semplice e diretta, così come il whiskey bevuto liscio. Ma mia moglie Jan osservò che neat in America significa anche "carino" e poteva essere fuorviante: a lei suonava meglio "chimica a scatto" perché si trattava di molecole che si connettevano "a incastro", in modo stabile, come quando si fissa la cintura di sicurezza".
Quando è nata la sua passione per la scienza?
"A scuola ero il tipico ragazzino introverso e studioso. Ma in estate diventavo un avventuriero. Vivevo a Philadelphia, e passavo le vacanze in un cottage sulla riva del fiume Manasquan, che ha un estuario rigoglioso. Lì c'era di tutto: bisce, pesci d'acqua dolce, testuggini azzannatrici, perfino gli squali che entravano dal mare. Ogni tipo di creatura. A sette anni avevo anche un piccolo gommone che usavo per le mie esplorazioni solitarie, che erano frequenti: mio padre, Edwin, era ossessionato dal lavoro ed era sempre fuori casa, e mia madre, Evelyn, soffriva di depressione bipolare, quindi in famiglia non avevano tanto tempo per me. Io ero affascinato dagli animali più insoliti. Come il celacanto, un incredibile pesce osseo: si pensava estinto da milioni di anni, ma ne fu trovato un esemplare vivo poco prima che io nascessi. Sognavo di trovarne uno. Anche nella chimica c'è tanto da scoprire: ho trasferito lì il mio desiderio di trovare cose strane".
Qual è il suo ricordo più felice di quegli anni?
"Quando, la domenica mattina, mi svegliava il motore della barchetta con cui il mio amico Elmer e suo padre mi portavano a pescare granchi. Usavamo una rete verticale, con un capo sulla barca e l'altro tenuto da Elmer che camminava sulla riva. Ci divertivamo a prevedere cosa avremmo preso, basandoci sugli indizi che vedevamo nel fiume, e poi verificavamo ritirando la rete. Per me era come un esperimento scientifico: il fiume è stato il mio primo laboratorio".
E il suo primo lavoro?
"A quattordici anni, come tuttofare sul peschereccio di zio Dink. Mi rendeva felice pescare tutto il giorno, arrivare a casa esausto e dormire come un bambino. Quello che ho fatto nella mia vita da chimico e professore, invece, spesso è stato nevrotizzante. Tra le cose che facciamo nella vita, ce ne sono molte che esistono solo nella nostra testa. E non ci danno quel senso di soddisfazione pura e istintiva che si ha quando si fa qualcosa di concreto".
A proposito di soddisfazione: chiedo sempre ai Nobel come hanno appreso la notizia. Nel suo caso le telefonate da Stoccolma sono addirittura due...
"E le ho mancate entrambe. Nel 2001 ero andato a letto tardi dopo aver visto, insieme a mio figlio, per 5 ore di fila la serie tv Dune. Nella notte suona il telefono: era un amico, il chimico israeliano Udi Keinan che si felicitava per il premio. Pensai a uno scherzo, ma Udi era una persona molto seria - era stato anche un commando nell'esercito israeliano - e non mi avrebbe preso in giro così. Anche quest'anno l'ho saputo indirettamente. Alle 2.30, quando il premio è stato annunciato, mia moglie mi ha mostrato la news con i volti di noi premiati. Io soffro di insonnia ed ero stanchissimo. Allora le ho chiesto: "Se chiama qualcuno, potresti fare finta che sto dormendo, finché non mi addormento veramente?"".
Il suo telefono è introvabile per il Comitato...
"Non solo il mio... Ricordo che nel 1987 dovevano annunciare il premio a Donald Cram, professore alla University of California. Trovarono il numero e lo chiamarono. "Congratulazioni, lei è il nuovo Nobel per la chimica". "Beh... vent'anni fa ho studiato chimica, ma non credo di meritare addirittura un Nobel!". Era il Donald Cram sbagliato: lui gestiva un lavaggio tappeti".
Sul Venerdì del 9 dicembre 2022