"Baraye": la canzone simbolo della protesta dell'Iran è un coro da stadio
di Simona Orlando , di Simona Orlando"Può parlare della sua canzone?", "Purtroppo no" scrive Shervin Hajipour via Telegram. Non vuole andare oltre. Nemmeno il suo avvocato risponde. L'organizzazione Human Rights Watch ci dice che non ha notizie sul suo caso. Shervin, 25 anni, è chiuso in un silenzio che fa grande chiasso. L'assenza dal web, dopo essere stato arrestato e rilasciato su cauzione, in attesa di giudizio, fa supporre che sia stato intimidito. Azzittito, mentre il suo brano Baraye si diffonde alla velocità della luce, con l'intensità della luce. Un fascio aurorale che accompagna la sollevazione iraniana dopo l'uccisione di Mahsa Amini, colpevole di un velo fuori posto. Il cantante ha postato il video del brano su Instagram il 28 settembre. C'era lui in cameretta, un microfono, e tweet assemblati per creare il testo, presi dall'hashtag #Baraye, che in lingua farsi significa "Per". Ne è uscita una ballata toccante con la list…
"Può parlare della sua canzone?", "Purtroppo no" scrive Shervin Hajipour via Telegram. Non vuole andare oltre. Nemmeno il suo avvocato risponde. L'organizzazione Human Rights Watch ci dice che non ha notizie sul suo caso. Shervin, 25 anni, è chiuso in un silenzio che fa grande chiasso. L'assenza dal web, dopo essere stato arrestato e rilasciato su cauzione, in attesa di giudizio, fa supporre che sia stato intimidito. Azzittito, mentre il suo brano Baraye si diffonde alla velocità della luce, con l'intensità della luce. Un fascio aurorale che accompagna la sollevazione iraniana dopo l'uccisione di Mahsa Amini, colpevole di un velo fuori posto. Il cantante ha postato il video del brano su Instagram il 28 settembre. C'era lui in cameretta, un microfono, e tweet assemblati per creare il testo, presi dall'hashtag #Baraye, che in lingua farsi significa "Per". Ne è uscita una ballata toccante con la lista di almeno trenta motivi per cui protestare contro il regime: per poter ballare nelle strade, per cambiare queste menti arrugginite, per la vergogna della povertà, per le nostre lacrime senza fine, per gli studenti imprigionati, per le nostre notti insonni, per questo paradiso forzato. Chiudeva con lo slogan del Movimento di liberazione delle donne curde Per le donne, la vita, la libertà. Risultato: 40 milioni di visualizzazioni in due giorni e subito l'arresto per propaganda contro il governo e istigazione a commettere atti violenti.
Baci proibiti
Ma già in 200 città del mondo, Baraye era nelle gole dei cortei. Tre giorni dopo Shervin è tornato a casa, passaporto confiscato. Nell'ultimo post del 9 ottobre ha fatto una retromarcia, spontanea quanto si vuol credere. Baraye intanto non è più sua. È ormai un inno, quasi un manifesto programmatico. Prima è nato il verso "Per il terrore quando ci si bacia", poi è uscita la foto di un ragazzo e una ragazza che incollano le labbra nel traffico di Shiraz. Proibito, esibito. Moralità contro normalità. Shervin non è sfuggito al controllo delle autorità iraniane, la canzone sì. Cancellata dal suo account, si è resa imprendibile, scissa in mille rivoli, moltiplicata. La cantano donne e uomini, insieme, davanti alle cariche della polizia, all'università, durante il taglio simbolico delle ciocche di capelli. A Teheran l'hanno intonata mentre in Qatar si giocava la partita Iran-Stati Uniti. Fuori dallo stadio di Doha, i tifosi hanno bissato su Inghilterra-Iran. Le compagnie di danza ci ballano sopra. Malala Yousafzai, la più giovane vincitrice del Nobel per la Pace, l'ha scelta per il suo messaggio di sostegno alle donne iraniane. Il brano è entrato al Parlamento britannico, al Senato canadese e francese, dove ha accolto l'imperatrice Farah Pahlavi, moglie del deposto scià.
Musica dietro le sbarre
Nei luoghi più democratici si era dimenticata la forza eversiva della musica, spesso ridotta a intrattenimento, innocua, la sua carica disinnescata in motivetti da spot e ragioneria algoritmica. In Iran per proporre musica in pubblico serve il permesso di ministero della Cultura e Consiglio di Testi e Poesie, che esaminano e approvano. Affrontare questioni sociali è interdetto. Vietati hip hop, rock, metal. Ma la generazione Z, tacciata di disimpegno e inebetimento social, non ci sta. È il suo assalto al cielo, senza leader e ideologie. I giovani iraniani fanno volare hijab e turbanti e rischiano urlando il verso "Per la brama di una vita normale". In 14 mila sono in carcere. Il manifestante Mohsen Shekari, 23 anni, è stato giustiziato.
Il rapper dissidente Toomaj Salehi è stato arrestato il 30 ottobre, con accuse che prevedono la pena di morte. La famiglia denuncia le torture: quattro dita rotte, una gamba spezzata, il volto tumefatto. Dalla cella ha infilato rime anti-regime ed è finito in isolamento, dove al momento in cui scriviamo fa sciopero della fame. I suoi brani marciano per le strade, ma niente di comparabile a Baraye, riprodotta in ogni lingua, compresa quella dei segni. I Coldplay l'hanno suonata in tour in Argentina, con Chris Martin accompagnato dall'attrice iraniana Golshifteh Farahani.
La canzone si è infilata nei talent show (da The Voice tedesco ad Amici), è stata interpretata dalla fumettista-regista Marjane Satrapi, e dal pluripremiato Jon Batiste, con accanto Hillary Clinton. La scritta monumentale Baraye è installata di fronte al palazzo dell'Onu a New York. E verso gli Oscar della musica, ora muove la sua testa d'ariete.
Favorita ai grammy
Ai Grammy Awards, il 5 febbraio, sarà introdotto il premio speciale Best Song for Social Change "per la musica che ha il potere di incidere e unire, portando cambiamenti sociali". Baraye è la favorita. La Recording Academy si dice "profondamente commossa dalla soverchiante quantità di richieste giunte alla commissione per quel titolo: 95.000 su 115.000" e parla della nuova categoria come di "un ritorno alla sostanza della musica, sperando che infonda coraggio e diventi un modello".
La memoria va a Bob Dylan, John Lennon, Nina Simone. Che sia il massaggio cardiaco per rianimare la canzone di protesta? Chi lotta in Cina e a Hong Kong canta Do You Hear the People Sing? dal musical Les Misérables, in Ucraina Bella Ciao, ma sembra una reliquia, voce datata, incapace di unire oltre confine. Invece, la musica ha il suo momento piu alto quando tocca il fondo, risuona e fa sentire ascoltati. Quando, pur raccontando un crollo, costruisce armonia collettiva. Chissà che non si faccia l'impresa eccezionale di renderlo di nuovo normale.