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Panettone: per Alessandro Manzoni era Natale tutti i giorni

il classico panettone. 
A casa del grande scrittore il dolce non doveva mai mancare. Come racconta un libro. Orgogliosamente milanese
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"Il verbo panatonare, per quanto fino a oggi esplorato, risulta coniugato solo in Milano, nella Casa di via Morone, da Teresa Borri vedova Stampa, dal 2 gennaio 1837 seconda moglie di Alessandro Manzoni: dove, se il panettone era dolce propriamente milanese, visti i consumi, sembra che fosse quotidianamente Natale". La storia del panettone, deliziosamente raccontata da Angelo Stella, con la collaborazione di Jone Riva, nel libro Il panettone che è di Milano (Guardamagna Editore - Centro nazionale studi manzoniani), ha tra i primi ingredienti una lettera di Manzoni (a Lesa nel 1850, dopo il ritorno degli austriaci): chiede al figlio di spedire per Teresa un "panattone di tre o quattro libbre" (perché "ad Arona, con mia sorpresa, non se ne fa altro che per il Natale").

E Teresa, rientrati in Milano nel settembre, annota, sollevata: "Bene Panatonato". Nato in collaborazione con la ditta Vergani, oggi unica produttrice con sede a Mila…

"Il verbo panatonare, per quanto fino a oggi esplorato, risulta coniugato solo in Milano, nella Casa di via Morone, da Teresa Borri vedova Stampa, dal 2 gennaio 1837 seconda moglie di Alessandro Manzoni: dove, se il panettone era dolce propriamente milanese, visti i consumi, sembra che fosse quotidianamente Natale". La storia del panettone, deliziosamente raccontata da Angelo Stella, con la collaborazione di Jone Riva, nel libro Il panettone che è di Milano (Guardamagna Editore - Centro nazionale studi manzoniani), ha tra i primi ingredienti una lettera di Manzoni (a Lesa nel 1850, dopo il ritorno degli austriaci): chiede al figlio di spedire per Teresa un "panattone di tre o quattro libbre" (perché "ad Arona, con mia sorpresa, non se ne fa altro che per il Natale").

E Teresa, rientrati in Milano nel settembre, annota, sollevata: "Bene Panatonato". Nato in collaborazione con la ditta Vergani, oggi unica produttrice con sede a Milano, il libro risale il crinale manzoniano del tempo: ci sediamo così alla mensa del Collegio Borromeo di Pavia, per scoprire che il 23 dicembre 1599 si consegnano al prestinaio gli ingredienti per fornire "alli scolari" il "pane di Natale".

Di quel pane, già assaggiato nelle attestazioni letterarie da Giuseppe Sergio (in Peccati di lingua. Le 100 parole italiane del gusto, a cura di Massimo Arcangeli, Rubbettino, 2015), Angelo Stella invita a gustare le forme di una milanesità che nel suo segreto non era sfuggita ai cuochi autentici, e tra questi al Sorbiatti: "Il panettone è una delle nostre vecchie pasticcierie cittadine [...]. Se ne fanno anche in altri paesi, ma non riescono perfezionati come questi. Che sia l'aria ambrosiana?". Quando, a giorni, anche noi avremo bene panatonato, sentiremo la voce di Teresa e quell'aria ambrosiana, divenuta golosa consuetudine della tavola italiana.