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La destra italiana non è antifascista

Michele Serra in un disegno di Gipi 
PER POSTA. Ogni settimana Michele Serra risponde ai lettori del Venerdì. Una borghesia piccola piccola ha dominato il Paese. E tutti ne paghiamo le conseguenze
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Scrivete a lapostadiserra@repubblica.it o a Il Venerdì, via Cristoforo Colombo 90, 00147 Roma

Gentile Michele, sull’Observer mi sono imbattuta in un articolo che pone la questione se gli Alleati, in primo luogo i britannici, abbiano fatto abbastanza per rispondere tempestivamente agli orrori dell’Olocausto, dal momento che l’orrendo destino degli ebrei polacchi nei campi di lavoro era stato ufficialmente riconosciuto dal Parlamento britannico già nel dicembre 1942. Con poca sorpresa e molta costernazione mi ritrovo nuovamente di fronte alla prova che c’è un abisso politico e morale che separa un Paese in grado di confrontarsi con le sue vere (e presunte) responsabilità storiche e un altro incapace di farlo. Da un lato il Regno Unito, unica nazione europea in grado di resistere alla spaventosa avanzata nazista in Europa, si domanda oggi “in che cosa avremmo potuto fare meglio?”. Dall’altro l’Ita…

Scrivete a lapostadiserra@repubblica.it o a Il Venerdì, via Cristoforo Colombo 90, 00147 Roma

Gentile Michele, sull’Observer mi sono imbattuta in un articolo che pone la questione se gli Alleati, in primo luogo i britannici, abbiano fatto abbastanza per rispondere tempestivamente agli orrori dell’Olocausto, dal momento che l’orrendo destino degli ebrei polacchi nei campi di lavoro era stato ufficialmente riconosciuto dal Parlamento britannico già nel dicembre 1942. Con poca sorpresa e molta costernazione mi ritrovo nuovamente di fronte alla prova che c’è un abisso politico e morale che separa un Paese in grado di confrontarsi con le sue vere (e presunte) responsabilità storiche e un altro incapace di farlo. Da un lato il Regno Unito, unica nazione europea in grado di resistere alla spaventosa avanzata nazista in Europa, si domanda oggi “in che cosa avremmo potuto fare meglio?”. Dall’altro l’Italia, la prima alleata della Germania nazista, nonché attivamente complice dell’Olocausto, che affronta questa nerissima pagina della sua storia facendo spallucce, come se queste responsabilità non ci riguardassero. La differenza è tutta qui, visibilissima nella sufficienza con cui la destra ha fatto riferimento al fascismo e ai suoi principi ispiratori parlandone come di una realtà anacronistica, un piccolo e fastidioso neo ormai sbiadito, un’antica nenia cantata da una sinistra incapace di svecchiarsi e pensare a qualcosa di meglio.
Marianna

Cara Marianna, la nostra seconda carica dello Stato ha in casa (o aveva, chissà) un busto di Mussolini. Non lo dico per alimentare indignazione (l’indignazione è un sentimento facile, a costo zero, e serve solo per sentirsi in pace con la propria coscienza), ma per ragionare sul dato storico. E il dato storico è che i conti con il fascismo, in Italia, li hanno fatti gli antifascisti, che non sono pochi ma, evidentemente, non abbastanza per poter vincere le elezioni. La nostra destra, per disgrazia nostra ma anche sua, antifascista non è. Non lo è per cultura e per sensibilità prima ancora che per ideologia. Mussolini, che a me prima di tutto sembra ridicolo, a molti italiani sembrò, e ancora sembra, un affascinante condottiero.

Il problema, dunque, è tutto della destra. La gracilità della borghesia liberale è uno degli handicap storici di questo Paese. Diceva Montanelli che il borghese, per quelli come lui e come Longanesi, era solo una figura mitologica, un poco come il proletario per i comunisti. “Ricordati che la borghesia, in Italia, non esiste”, mi disse sgranando gli occhi in uno dei fortunati e tardivi incontri che potei avere con lui. Piero Gobetti e Amendola padre erano borghesi e antifascisti, la piccola borghesia fascista ebbe cura di farli fuori come un corpo estraneo. Per dirla molto per sommi capi, in Italia hanno perso il proletariato e la borghesia, ha vinto la piccola borghesia. Dunque ha perso l’antifascismo.

Sul Venerdì del 23 dicembre 2022