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The Fabelmans: la vita secondo Spielberg

Il piccolo Sammy (l’attore Mateo Zoryon Francis- DeFord) davanti allo schermo cinematografico nel film The Fabelmans di Steven Spielberg, storia della sua famiglia  
PSYCHO Nel nuovo film il grande regista mette in scena la sua infanzia. E la nascita del suo amore per il cinema
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Sono passati quarant'anni da quando, ventiduenne sentimentale, mi commuovevo per quel dito extraterrestre che indicando il cielo diceva "casa". È arrivata ieri nelle sale un'altra fiaba di Steven Spielberg; io sono molto più vecchio ma sempre sentimentale e anche questa volta mi sono asciugato le lacrime. I temi sono quelli spielberghiani - la forza dei legami, i grandi e i piccoli, il coraggio dei sogni, il dolore e la necessità delle separazioni - ma questa volta, afferma il regista, "It isn't about metaphor, it is about memory". The Fabelmans [che il Venerdì ha presentato in anteprima con un'intervista al regista, ndr] è infatti la storia della sua famiglia, una famiglia ebrea americana degli anni 50, ma soprattutto dell'individuazione ostinata di Sammy Fabelman, cioè lui. Del suo amore per il cinema che si impone, con incanto e con rabbia, dentro a quello per i suoi genitori.

Sono passati quarant'anni da quando, ventiduenne sentimentale, mi commuovevo per quel dito extraterrestre che indicando il cielo diceva "casa". È arrivata ieri nelle sale un'altra fiaba di Steven Spielberg; io sono molto più vecchio ma sempre sentimentale e anche questa volta mi sono asciugato le lacrime. I temi sono quelli spielberghiani - la forza dei legami, i grandi e i piccoli, il coraggio dei sogni, il dolore e la necessità delle separazioni - ma questa volta, afferma il regista, "It isn't about metaphor, it is about memory". The Fabelmans [che il Venerdì ha presentato in anteprima con un'intervista al regista, ndr] è infatti la storia della sua famiglia, una famiglia ebrea americana degli anni 50, ma soprattutto dell'individuazione ostinata di Sammy Fabelman, cioè lui. Del suo amore per il cinema che si impone, con incanto e con rabbia, dentro a quello per i suoi genitori.

Tutto inizia a sei anni con un dialogo tra lui bambino e loro che lo portano al cinema per la prima volta. Sammy ha paura perché sullo schermo, dice, le persone sono gigantesche e si muovono (la pensava così anche Fellini, il cinema sono facce enormi davanti alle quali siamo piccoli spettatori incantati dall'irraggiungibile). La madre, Mitzi, che è un'artista, per convincerlo paragona il cinema a un sogno. Il padre, Burt, che è ingegnere, gli decanta i miracoli tecnici di cui è capace la macchina da presa. Protetto da quell'amore complementare, che interiorizzerà, esce dalla proiezione segnato per sempre. Anche perché il film era Il più grande spettacolo del mondo di Cecil B. DeMille: il circo, l'amore, rapine e treni che saltano per aria. Sammy inizia con film amatoriali, western fatti in casa con le sorelle assaltate nella diligenza e i compagni di scuola nei panni di banditi e sceriffi. Crescendo, conoscerà il tradimento, la delusione, la solitudine. Scoprirà la vita reale continuando a sognare. Diventerà Steven Spielberg.

Sul Venerdì del 23 dicembre 2022