Insalata di rinforzo: da casa Cupiello a casa Ferrante
di Tommaso Melilli , di Tommaso MelilliIn Storia del nuovo cognome, il secondo volume della tetralogia di Elena Ferrante, c'è una breve scena in cui Elena, la protagonista, ha una brutta influenza. Elena vive nel collegio universitario a Pisa, e dal momento che mancano pochi giorni a Natale avvisa la madre e la famiglia che non potrà tornare per le feste.
A quel punto la madre, che in tutta la sua vita non è praticamente mai uscita da Napoli, senza dirle niente prende un treno e va a Pisa per prendersi cura di lei. Il modo in cui le madri premurose ed energiche si prendono cura dei figli ormai adulti è spesso oggetto di sentimenti contrastanti - soprattutto nei figli - e queste poche righe rendono molto l'idea: "Più che la febbre mi debilitò lei. Temetti che arrivasse la direttrice, tanto strillava e spostava cose, sistemava roba senza cautela".
In Storia del nuovo cognome, il secondo volume della tetralogia di Elena Ferrante, c'è una breve scena in cui Elena, la protagonista, ha una brutta influenza. Elena vive nel collegio universitario a Pisa, e dal momento che mancano pochi giorni a Natale avvisa la madre e la famiglia che non potrà tornare per le feste.
A quel punto la madre, che in tutta la sua vita non è praticamente mai uscita da Napoli, senza dirle niente prende un treno e va a Pisa per prendersi cura di lei. Il modo in cui le madri premurose ed energiche si prendono cura dei figli ormai adulti è spesso oggetto di sentimenti contrastanti - soprattutto nei figli - e queste poche righe rendono molto l'idea: "Più che la febbre mi debilitò lei. Temetti che arrivasse la direttrice, tanto strillava e spostava cose, sistemava roba senza cautela".
Poche righe dopo la madre se ne va, torna a Napoli, e questo è il momento in cui la narratrice, invece che sentirsi sollevata, si commuove: "La pensai sola, che chiedeva a ogni passante se era la direzione giusta per la stazione ferroviaria, lei, a piedi, con la sua gamba offesa (...). Ma ci sarebbe ugualmente riuscita: avrebbe comprato il biglietto giusto e avrebbe preso i treni giusti, in viaggio nella notte su sedili scomodissimi o in piedi, fino a Napoli. Lì, con un'altra lunga camminata, sarebbe andata al rione per rimettersi a lustrare e a cucinare, e avrebbe tagliato a pezzi il capitone, e avrebbe preparato l'insalata di rinforzo".
L'insalata di rinforzo è un piatto ovviamente natalizio che risulta piuttosto incomprensibile a chi non ha rapporti con la cucina campana. La ragione principale credo sia il nome, che è decisamente enigmatico: ci sono molte interpretazioni possibili per comprendere quel "rinforzo". In teoria, l'insalata di cavolfiore e sottaceti viene preparata uno o due giorni prima di Natale e poi "rinforzata" con nuovi ingredienti ogni giorno fino a Capodanno. Ma questa scena credo racconti tutt'altro, un pezzo di condizione femminile: perché c'è il "rinforzo" spirituale che viene dal fare le cose, quelle di cui gli uomini ignorano l'esistenza e molte altre, perché magari il mondo cambierà, oggi o durante la notte che porta a domani, ma intanto qualcuno deve pur farle.
La ricetta: insalata di rinforzo
Ingredienti per 4 persone:
1 cavolfiore
100 gr di papaccelle (o di peperoni sott’aceto)
200 gr di cipolline, carote e cetriolini sott’aceto
50 gr di olive nere
Un cucchiaio di capperi dissalati
Qualche filetto di acciuga
Qualche foglia di alloro
Olio, sale, pepe e aceto
Preparazione:
Tagliate il cavolfiore ad alberelli e bolliteli 10 minuti in tanta acqua ben salata. Scolate, lasciate raffreddare, poi versate in una grande ciotola, aggiungendo tutti gli altri ingredienti. Condite con due cucchiai d’aceto e due di olio, mescolate e lasciate riposare in frigorifero per almeno una notte.