Antropologia del presepe: tutti i personaggi dalla A di angeli alla Z di zingara
di Marino Niola , di Marino NiolaIl presepe è il Vangelo in dialetto. La rappresentazione popolare della Buona Novella. E nonostante l'apparente semplicità, è una costruzione piena di mistero, dove niente è messo lì per caso e dove ogni pastore è un simbolo da decifrare. Soprattutto a Napoli, dove la Natività diventa uno spettacolo di colore locale che trasferisce la grotta di Betlemme all'ombra del Vesuvio. Eccovene un nostro ABC.
A come Angeli. Le schiere celesti che planano sul presepe sono i messaggeri del Signore, Sono loro i protagonisti dell'Annunciazione a Maria e sempre loro comunicano ai pastori la nascita di Cristo. In realtà la parola Angelos in greco significa proprio annuncio e se preceduta dal prefisso eu (buono) diventa Euangelos, da cui la nostra parola Evangelo, che vuol dire appunto Buona Novella. Che di recente Papa Bergoglio ha ritradotto in Buona Notizia. Come dire la newsletter della Natività.
Il presepe è il Vangelo in dialetto. La rappresentazione popolare della Buona Novella. E nonostante l'apparente semplicità, è una costruzione piena di mistero, dove niente è messo lì per caso e dove ogni pastore è un simbolo da decifrare. Soprattutto a Napoli, dove la Natività diventa uno spettacolo di colore locale che trasferisce la grotta di Betlemme all'ombra del Vesuvio. Eccovene un nostro ABC.
A come Angeli. Le schiere celesti che planano sul presepe sono i messaggeri del Signore, Sono loro i protagonisti dell'Annunciazione a Maria e sempre loro comunicano ai pastori la nascita di Cristo. In realtà la parola Angelos in greco significa proprio annuncio e se preceduta dal prefisso eu (buono) diventa Euangelos, da cui la nostra parola Evangelo, che vuol dire appunto Buona Novella. Che di recente Papa Bergoglio ha ritradotto in Buona Notizia. Come dire la newsletter della Natività.
B come Bue. Insieme all'asinello è una componente essenziale del presepe. Sono le due bestie pie e mansuete che scaldano il Dio Bambino. Eppure, entrambi sono lì per sbaglio. Per un errore degli amanuensi, i quali copiano male dalle Scritture la parola Eon, che significa epoche, e trascrivono Zoon, che invece vuol dire animali. Insomma, in origine il testo diceva che il Messia sarebbe nato tra due epoche. Ma grazie allo scambio delle lettere è nato "fra due animali".
C come Cantata dei pastori. È il dramma scritto nel 1689 a Napoli dal drammaturgo Andrea Perrucci, che racconta i tentativi dei diavoli per impedire la nascita di Cristo. Ma dopo mille peripezie, Maria e Giuseppe portano a termine la loro missione per conto di Dio. La Cantata è un presepe in movimento e viene rappresentata regolarmente nel periodo natalizio, nei teatri ma anche nelle chiese, nelle case, nelle scuole del Centro Sud. Il che ne fa a tutti gli effetti una delle ultime forme di teatro rituale. Il grande attore Peppe Barra la mette in scena ogni anno.
D come Dormiente. È Benino, il pastorello che se la dorme resistendo ai reiterati tentativi di svegliarlo del padre Armenzio. In effetti Benino sta facendo un sogno profetico sulla nascita di Gesù a Betlemme in un fulgore di luce e di canti, e non vuole destarsi per non smettere di sognare.
E come Erode, re dei Giudei. Come racconta il Vangelo secondo Matteo, è lui a ordinare la tristemente celebre Strage degli Innocenti allo scopo di uccidere Gesù. L'episodio, tradizionalmente presente nel presepe napoletano, ha ispirato lo splendido dipinto di Giotto che si trova a Padova nella Cappella degli Scrovegni e la drammatica tela di Guido Reni conservata presso la Pinacoteca Nazionale di Bologna.
F come Famiglia. L'epicentro del presepe è la Sacra Famiglia, composta da Maria, Giuseppe e Gesù. Col tempo la triade madre, padre e figliolo è diventata la famiglia per antonomasia, il modello stesso della struttura familiare nella civiltà occidentale. E la sua sacralizzazione. Che oggi viene messa in discussione dall'emergere di altre forme di unione famigliare.
G come Giochi. Il presepe è pieno di giocatrici, giocatori e anche di giocattoli. Intanto perché gioco e infanzia vanno di pari passo. Per cui non possono mancare nella rappresentazione della nascita del Bambino per antonomasia. Che restituisce all'umanità l'innocenza, dona al mondo una nuova infanzia. Ma i giochi sono anche simboli della sorte. Ecco perché troviamo spesso i dadi, e soprattutto la tombola che a Napoli si gioca ritualmente la notte di Natale.
H come Hotel. È il Diversorium, l'albergo che non ha posto per Maria e Giuseppe, che a quel punto sono costretti a far nascere il Santo Bambino in una mangiatoia. Così racconta l'episodio del Vangelo di Luca: "L'avvolse nei panni e lo adagiò in una mangiatoia perché non c'era posto nell'albergo".
I come Incantato. Conosciuto come pastore della meraviglia. Rappresenta lo stupore dei pastori all'annuncio dell'angelo. Secondo la leggenda viene rimproverato perché si è presentato al Bambin Gesù senza portare nessun dono. Ma la Madonna interviene in sua difesa dicendo che il pastore è stato messo al mondo con il compito di meravigliarsi. Perché riuscire a provare stupore significa avere l'infanzia nel cuore.
L come Lavandaia. Detta anche la levatrice. È raffigurata nell'atto di lavare dei panni bianchissimi. Il candore della biancheria rappresenta la verginità soprannaturale di Maria, la sua Immacolata Concezione. Non a caso tradizionalmente si comincia a fare il presepe proprio l'8 dicembre, giorno dell'Immacolata.
M come Magi. I Re del presepe arrivano il giorno dell'Epifania, che in greco significa manifestazione della natura divina di Gesù ai sovrani che sono venuti ad adorarlo. Dalla corruzione popolare di questa parola deriva il nostro temine befana. In realtà i Tre Re non sono sempre stati tre. Si è discusso per secoli sul loro numero, finché nel Settecento Papa Benedetto XIV stabilì solennemente che i Magi erano in tre. Ma chi erano veramente Gaspare, Melchiorre e Baldassarre? La parola definitiva l'ha detta Papa Francesco nell'omelia del 6 gennaio 2016, affermando che i Magi rappresentano l'umanità intera, senza più divisione alcuna di etnia, di lingua e di cultura.
N come Natale in casa Cupiello. La commedia scritta da Eduardo De Filippo e andata in scena la prima volta nel 1931, fa del presepe l'algoritmo della mutazione antropologica della famiglia. Che si esprime nel contrasto fra Luca, che ama il presepe fino alla follia, e suo figlio Nennillo cui non piace il presepe. E fa di questo rifiuto, ripetuto ostinatamente, il mantra della sua insofferenza verso la falsa armonia familiare che il Natale obbliga a simulare.
O come Osteria. È il simbolo della carne e del pericolo delle tentazioni. Tanto che spesso l'oste è un diavolo che ostenta file di salsicce di maiale, un cibo proibito nel mondo ebraico da cui proviene Cristo. Ma a Napoli la carne suina era ed è un must gastronomico e tanto basta perché i presepi partenopei siano tracimanti di salsicce e salami.
P come Pescatore. Simbolo del cristianesimo. Cristo viene spesso definito "pescatore di anime". E in greco il suo acronimo è ichthys, che vuol dire "pesce" e sta per Iesous Christos Theou Yios Soter, in italiano Gesù Cristo Figlio di Dio Salvatore. E San Pietro, il primo degli apostoli e fondatore della Chiesa, era pescatore ed è patrono della pesca. Del resto, i miracoli più profondamente umani di Gesù sono la pesca miracolosa e la moltiplicazione dei pani e dei pesci.
Q come Quanno nascette Ninno. Titolo originale di Tu scendi dalle stelle, il più celebre dei canti natalizi italiani. La canzone fu composta nel 1754 da sant'Alfonso Maria de' Liguori ed è diventata il leit motif del nostro Natale. L'hanno eseguita artisti come Luciano Pavarotti e Andrea Bocelli, Riccardo Cocciante e Adriano Celentano. Ne esistono innumerevoli versioni karaoke da cantare davanti al presepe.
R come Razzullo. È il protagonista comico della Cantata dei pastori. È un napoletano perennemente affamato che si aggira sperduto per le contrade della Galilea al momento della nascita di Gesù. Di mestiere fa lo scrivano ma, pur sapendo leggere e scrivere, non riesce a sbarcare il lunario. Perciò deve andare in giro per il mondo per guadagnarsi da vivere. Oggi lo chiameremmo un cervello in fuga.
S come Stella. È la cometa per antonomasia, quella che spaventa i pastori per il suo fulgore soprannaturale e guida i Re Magi nel loro cammino verso la grotta di Betlemme. Lo racconta il Vangelo di Matteo. La rappresentazione più famosa è quella di Giotto nella Cappella degli Scrovegni. Fu lui a dipingerla con la coda, per effetto dell'impressione provocata dall'apparizione della cometa di Halley nel 1301.
T come Tessitrici. Sono molto presenti sul presepe, insieme agli strumenti della tessitura e della filatura. Sono simboli del destino e rappresentano un'eredità del mondo pagano che faceva delle tre parche le divinità che filavano e tagliavano il filo della vita.
U come Uova. Sono il simbolo della vita eterna. Per questo il presepe, soprattutto quello partenopeo, è traboccante di cesti d'uova. In primo luogo, perché le "ovaiole" erano una figura familiare nella vita popolare. E poi perché le uova erano un tradizionale nutrimento dei bambini. Quindi sono associate alla nuova infanzia del mondo simboleggiata dalla nascita di Gesù Bambino.
V come Venditori. Il presepe a Napoli somiglia a uno di quei mercati di cui la città era ed è ancora piena. Ecco perché tanti banchetti di maccaronari, macellai, erbivendoli, fruttaioli, pescivendoli, ostricari, tarallari, pasticcieri, caramellai, pizzaioli. Che hanno anche un significato stagionale. Sul presepe sono presenti prodotti di tutti i mesi dell'anno. Esattamente come sono compresenti tutte le epoche. Oltretutto la cascata di cibo che riempie il presepe è il simbolo materiale della festa come utopia alimentare. Come promessa di abbondanza. Pienezza dell'esultanza per l'anima ed esultanza della pienezza per il corpo.
Z come Zingara. Rappresenta la profezia e la lettura del futuro, attività in cui le zingare erano specializzate. È stata spesso avvicinata alla Sibilla Cumana, la celebre indovina dell'antichità che avrebbe predetto la nascita di Cristo.
Sul Venerdì del 23 dicembre 2022