Robbie Williams: "Ai miei figli non auguro la fama"
dal nostro corrispondente Antonello Guerrera , dal nostro corrispondente Antonello GuerreraLONDRA. Come si fa a non volere bene a Robbie Williams? "Siamo forti solo con le nostre debolezze", sentenziava Ralph Waldo Emerson. E dunque giù la maschera da popstar: Robbie è una persona sincera, modesta, quell'amico scapestrato che ricorda "la tua barba l'ultima volta che ci siamo visti mesi fa in quel club di Londra". Ma soprattutto, Williams è una persona normale, con tanti alti, molti bassi e zero malizia nell'ammettere le tossiche debolezze e gli inebrianti successi che hanno segnato la sua vita. Sin da quando la madre lo andava a prendere da ragazzino sfatto alla stazione della ruvida Stoke-onTrent, dopo due giorni in tour de force di alcol e droghe. "Come lacrime da una stella", cantava Sting 35 anni fa: "Lest we forget how fragile we are. Like tears from a star".
Eccolo. He's the one. "Ciao! Come sono? Bello, sì?", esordisce in italiano l'ex Take That, di profilo, mentre sfog…
LONDRA. Come si fa a non volere bene a Robbie Williams? "Siamo forti solo con le nostre debolezze", sentenziava Ralph Waldo Emerson. E dunque giù la maschera da popstar: Robbie è una persona sincera, modesta, quell'amico scapestrato che ricorda "la tua barba l'ultima volta che ci siamo visti mesi fa in quel club di Londra". Ma soprattutto, Williams è una persona normale, con tanti alti, molti bassi e zero malizia nell'ammettere le tossiche debolezze e gli inebrianti successi che hanno segnato la sua vita. Sin da quando la madre lo andava a prendere da ragazzino sfatto alla stazione della ruvida Stoke-onTrent, dopo due giorni in tour de force di alcol e droghe. "Come lacrime da una stella", cantava Sting 35 anni fa: "Lest we forget how fragile we are. Like tears from a star".
Eccolo. He's the one. "Ciao! Come sono? Bello, sì?", esordisce in italiano l'ex Take That, di profilo, mentre sfoggia la sua nuova cresta sale e pepe. Già, perché alla fine pure Robbie Williams ha 48 anni, e come Harry e Meghan sta girando un intimo documentario per Netflix dal titolo eloquente - Better Man - che uscirà nel 2023. Inoltre ha appena pubblicato l'adamitico greatest hits XXV, con il corpo scolpito in vetrina ("perché sono pigro a fare copertine!") e qualche inedita malinconia, vedi Lost. E proprio dall'Italia partirà il nuovo tour europeo con due date all'Unipol Arena di Casalecchio di Reno, Bologna, il 20 e 21 gennaio. Prima però il cantante è stato protagonista in Qatar di una controversa performance durante i Mondiali di Calcio. Aveva spiegato per la prima volta la sua decisione proprio al Venerdì, e la notizia aveva fatto il giro del mondo.
Partiamo da qui. Rod Stewart e Dua Lipa si sono rifiutati di cantare in Qatar in nome dei diritti civili e umani. Perché lei ha accettato, nonostante la valanga di critiche sui social e le accuse di tradimento da parte di suoi fan?
"Per quanto mi riguarda, non cantare in Qatar è da ipocriti".
Perché?
"Chi mi rinfaccia online 'No al Qatar!', lo fa su piattaforme con tecnologia cinese... Voglio dire, ormai nella nostra società si prende il microscopio e si dice: 'Ok, questi sono i cattivi, e dobbiamo combatterli...'. E io credo che questa sia ipocrisia, perché altrimenti dovremmo applicare lo stesso ragionamento unilateralmente a tutto il resto del mondo. E, in tal caso, nessuno potrebbe andare più da nessuna parte. Il cambiamento ha bisogno di tanto tempo. Il nostro atteggiamento in genere è: 'Comportatevi come noi, o vi escludiamo dalla società, perché noi abbiamo ragione'. Non condono alcun abuso di diritti umani nel mondo. Ma se non tollerassimo gli abusi di diritti umani nel resto del globo, il risultato sarebbe per me il tour più breve del mondo. Non potrei più esibirmi nemmeno in cucina...".
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Ora, dopo uno straordinario concerto alla Royal Albert Hall di Londra, c'è il tour in Europa e le date a Bologna il 20 e 21 gennaio. Come arriva a questo appuntamento? Come si sta sul palco a quest'età?
"Finalmente, dopo molti anni, sul palco ho imparato a essere l'intrattenitore che ho sempre sognato. È bellissimo. Mi sento bene: canto, racconto storie, faccio ridere le persone che mi vengono a vedere. I miei modelli per fare questo sono sempre stati gli americani, Fred Astaire, Frank Sinatra, Dean Martin. Artisti ma anche comici, con la loro natura cortese, rilassata, scaltra, dalla battuta pronta. Da ragazzo li ho sempre ammirati: ora spero di essere diventato come loro. Allo stesso tempo, mi pare che i fan comprendano il dolore e l'angoscia che voglio comunicare. In sintesi, un'esperienza gioiosa".
Perché è arrivata ora questa svolta per lei sul palco?
"Non lo so. Ma voglio che gli spettatori capiscano chi sono, chi è il vero Robbie Williams. Credo di riuscire a comunicarlo ora come mai prima. Mi sento in dovere di farlo".
Perché magari ci si sente cresciuti, maturi? Si sente vecchio?
"Certo che no! Oddio, forse nel corpo... ma non la mente. Mi sento più felice, più soddisfatto che in passato. Ho meno paura del mondo intorno. E ho meno paura delle lacrime che un tempo mi travolgevano".
Perché paura del mondo intorno?
"Perché ho paura della mia mente e di tutte le finzioni che essa è capace di partorire. A volte ho paura che possa essere vero ciò che penso di me stesso. Anzi, questa è la mia vera paura".
Ci sono cose che i suoi fan non hanno mai capito davvero di lei?
"Soprattutto negli anni Novanta, molte persone equiparavano la fama alla felicità, al denaro, alla scomparsa dei problemi. Perché ti senti adorato, per loro sei quasi una divinità. Invece, non è così. Ma sarebbe stato bizzarro dire ai tuoi ammiratori: 'Ehi, sono in cima al mondo, eppure mi sento alienato dalla vita. Il cervello mi dice cose che non comprendo'. All'epoca non era permesso confessare certe cose, almeno per me. Ora è diverso".
Com'è cambiato il suo rapporto con i fan nel tempo?
"Sono molto più riconoscente, a differenza del passato, quando provavo molta più insicurezza dentro e avevo meno fiducia verso gli altri. Ora sono molto cambiato: specialmente dopo il Covid, ho capito che quel pubblico invece mi proteggeva. Mi ha sempre protetto dalle mie fragilità. Non capivo quanto i fan siano stati importanti per me. Ora sì".
È per questo che ora si sente più felice? Oltre alla maturità, c'entra anche l'essere genitore?
"Impari solo dal dolore e dalle responsabilità. Ed eccomi qua. Purtroppo l'esistenza è dolorosa. Ma bisogna affrontarla. Quando vedo mia figlia di 10 anni soffrire, l'istinto di un padre è quello di farle scomparire tutto il dolore, subito. Ma poi capisci che solo simili prove e tormenti esistenziali la faranno crescere".
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Si augura che un giorno i suoi quattro figli diventino popstar come lei?
"Credo che per alcuni di loro questo percorso sia inevitabile. Spero che lo vivano con passione. Ma la fama... quella no, non gliela auguro. Magari diventeranno dottori e contabili e il problema non si porrà. Se tornassi indietro nel tempo e mi chiedessero di firmare sulla vita che ho avuto, lo farei senza esitazione. Ma quanto dolore mi è costato? Almeno sono stato fortunato, perché altri come me sono morti".
Ma la musica, l'arte possono passare per strade meno dolorose?
"Non lo so. Ma so che mi sono divertito soltanto quando mi sentivo capito. Credo che per i fan sia lo stesso: tramite le canzoni, hanno bisogno di non sentirsi abbandonati, ma vivi".
Quindi non ha rimpianti? Una canzone che non scriverebbe più?
"No. Al massimo pezzi che non avrei pubblicato come singoli, come Rudebox, che mi ha creato problemi nel Regno Unito dopo le pessime recensioni ricevute".
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Sta scrivendo un nuovo album?
"Sì. Lo sto facendo come se fossi tornato al 1995, 1996. Ho vent'anni, ho appena lasciato i Take That, che album farei? Ecco dove sono. Vediamo che cosa ne uscirà fuori".
E qual è la sua canzone preferita da fare dal vivo?
"Non so. Forse pezzi come Angels perché oramai esistono al di fuori di me. Sono autonomi, vivono da soli. Mi rendono la vita molto più facile".
E che vita si aspetta per la monarchia britannica e per il suo Paese dopo la morte della regina Elisabetta?
"Non sono la persona giusta per dirlo, vivo da molto tempo all'estero (a Los Angeles, ndr). Magari sarà business as usual. Ma certo, come quando Alex Ferguson lasciò lo United, a Manchester tutti pensavano di continuare a vincere. E invece...".
Sul Venerdì del 23 dicembre 2022