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San Casciano dei Bagni: la rivoluzione dopo la scoperta delle statue di bronzo

Una veduta da cartolina di San Casciano dei Bagni, 1.500 abitanti in provincia di Siena (Alamy / Ipa) 
Era uno dei tanti borghi che vanno spopolandosi. Ma il ritrovamento a novembre delle 24 statue ha cambiato tutto. Tranne gli abitanti: frastornati e felici, ospitali da sempre. Reportage
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San Casciano dei Bagni (Siena). Fino gli anni Sessanta a San Casciano dei Bagni, il borgo toscano a ridosso dei monti Cetona e Amiata, salito alle cronache lo scorso 8 novembre per lo straordinario rinvenimento di ventiquattro statue bronzee perfettamente conservate dall’acqua e dal fango per oltre duemila anni, vivevano 3.500 persone. Oggi ne sono rimaste un terzo, comprese le frazioni, un’ottantina nel centro storico. Nel 2022 è nato un solo bambino in un territorio di quasi cento chilometri quadrati.

(Paula Simonetti) 

[[ge:rep-locali:repubblica:373510937]]Per contrastare il rigido inverno demografico, la giovane sindaca Agnese Carletti puntava sui nomadi digitali. Il paese è stato il primo nella zona ad offrire la banda larga e dà contributi sull’affitto e sgravi fiscali a chi vi apre un’attività. Ora però la vera occasion…

San Casciano dei Bagni (Siena). Fino gli anni Sessanta a San Casciano dei Bagni, il borgo toscano a ridosso dei monti Cetona e Amiata, salito alle cronache lo scorso 8 novembre per lo straordinario rinvenimento di ventiquattro statue bronzee perfettamente conservate dall’acqua e dal fango per oltre duemila anni, vivevano 3.500 persone. Oggi ne sono rimaste un terzo, comprese le frazioni, un’ottantina nel centro storico. Nel 2022 è nato un solo bambino in un territorio di quasi cento chilometri quadrati.

(Paula Simonetti) 

[[ge:rep-locali:repubblica:373510937]]Per contrastare il rigido inverno demografico, la giovane sindaca Agnese Carletti puntava sui nomadi digitali. Il paese è stato il primo nella zona ad offrire la banda larga e dà contributi sull’affitto e sgravi fiscali a chi vi apre un’attività. Ora però la vera occasione di rinascita sembra essere il santuario ritrovato. «Nascerà un nuovo museo nazionale per ospitare le statue e gli altri reperti, e un parco archeologico. Daranno nuovi posti di lavoro, perché tutto dovrà essere fruibile e sempre aperto», ci racconta. «Ma è già entusiasmante la presenza dei tanti giovani archeologi provenienti da tutt’Italia e anche dal mondo che stanno ripopolando il paese per molti mesi all’anno».

Visite guidate

Gli abitanti, per gratitudine, portano giù allo scavo la colazione, i dolci, la frutta. Ed è la dimostrazione, aggiunge Carletti, che le cose si possono fare velocemente, lavorando insieme, in modo corale: il Comune, la Sovrintendenza e le università di Siena, Pisa, Salerno, Sassari, Roma, Dublino, Cipro, Buffalo e le aziende private.
Emanuele Mariotti e Jacopo Tabolli, i due archeologi che guidano le campagne di scavo dal 2019, la scorsa estate, di sera, raccontavano a tutto il paese in piazza cosa emergeva dalla terra. Così è nata un’associazione di ragazzi del posto che ogni sabato fa visitare gli scavi. Poi, da quell’8 novembre, si aggirano per il paese in cerca di ristoro molti visitatori curiosi e affamati. Anche perché il ristorante è uno solo.

Sotto i piedi

«È curioso che nel momento della minima offerta ci siamo ritrovati con la massima domanda», commenta Vincenzo Medici Bologna, per quarant’anni medico condotto del paese e discendente da un’antica famiglia locale di proprietari terrieri. «Qui molti hanno in casa tessere di mosaico o reperti etruschi o romani, chiunque lavori la terra è abituato a trovarli. Ma sapere che abbiamo sotto i piedi un luogo così importante cambia la prospettiva. E siamo solo agli inizi: si potrebbero ritrovare le botteghe artigiane, il mercato, gli studi dei medici...». E chissà quali altri edifici e oggetti raffinati potrebbero riaffiorare, se il santuario era in mano ad alcune delle famiglie senatorie romane tra le più potenti del mondo di allora.

8 novembre 2022: una delle 24 statue di bronzo perfettamente conservate dall’acqua e dal fango per oltre duemila anni (Ufficio Stampa Beni Culturali / Agf) 

Speranze future

Con il georadar, nel 2018, si è visto che sono almeno quattro gli ettari interessati, ma se ognuna delle 42 fonti di acqua avesse un proprio deposito votivo, gli ettari del santuario arriverebbero a trentacinque e lo scavo potrebbe durare ben più dei due anni previsti. Una bella sorpresa anche per don Antonio Nutarelli, salito al cielo nel febbraio di quest’anno, che avrebbe smesso finalmente di bubbolare. Il palazzo cinquecentesco dell’arcipretura, dove era ormai rimasto solo a morire di freddo, lo acquisterà a breve lo Stato, come annunciato da Massimo Osanna, direttore generale dei Musei nazionali, per diventare nel 2023 il nuovo museo dei reperti e delle statue: fino ad allora resteranno blindate nel Centro per il restauro di Grosseto della Sovrintendenza archeologica della Toscana del sud e poi saranno esposte a Roma alle Scuderie del Quirinale prima di essere riportate “a casa”. 
Lo storico calzolaio del paese, Marino Mei Capitano, novant’anni portati non meno bene delle statue, nella sua lunga vita non avrebbe mai immaginato di vedere il suo paese al centro del mondo: ha raccolto tutti gli articoli usciti su San Casciano e non si perde un servizio televisivo.
Ma è tutto il paese a essere fiero e frastornato. «Non ci abbiamo capito più niente», dice Federica Damiani, ideatrice di La Terrazza, appuntamento estivo con scrittori, giornalisti, attori, registi, politici ed imprenditori, che da sei anni attrae un pubblico fedele: «Siamo una comunità, forse perché siamo un paese molto piccolo e consideriamo dei nostri anche chi ha casa qui, come Walter Veltroni, Margaret Mazzantini, Sergio Castellitto, Teresa Ciabatti, Lorenza Foschini, Vincenzo Salemme». E negli ultimi anni nuovi produttori di vino: Duncan Niederauer, ex capo della Borsa di New York e presidente del Venezia calcio, e poi Giovanni Bulgari, Giacomo Baraldo e Carlo Franchetti. «Ora dovremo imparare ad avere a che fare anche con un turismo più vario e di passaggio, e a tener alto il decoro del posto». 
Ma quanto a questo San Casciano può contare su una tradizione secolare di ospitalità. Dopo i secoli bui dell’Alto Medioevo, il viaggio termale riprende nel 1200, per tornare in auge nei secoli successivi. Qui venivano a curarsi personaggi illustrissimi, e poiché fino alla fine del Settecento si usa ospitare la gente in casa, i contadini si ritrovano a convivere per dei periodi con Baldessar Castiglioni, l’Arcivescovo di Parigi, o il Cardinal Borromeo. Così si spiega la fama dei sancascianesi di saper leggere e scrivere meglio che in altri paesi. E così mi spiego la proprietà di linguaggio, l’accento purissimo e la passione per la storia che tutti qui dimostrano.
Queste cose interessanti me le racconta Paolo Morelli, l’ex sindaco, topo d’archivio e cultore di storia, che nel 2016 promosse l’esplorazione geofisica dell’area del Bagno Grande per aggiornare una “carta archeologica delle acque” in vista di una campagna di scavi.
Si cominciò a scavare nell’unica particella di proprietà del Comune, intorno alla sorgente del Bagno Grande, detto anche “il gorgo” per la grande forza con cui esce l’acqua calda, ma si trovò poco. Lo scavo archeologico è un po’ come la battaglia navale.
tanti buchi nell’acqua
La svolta venne nel 2019. «Era il penultimo giorno dello scavo, gli archeologi e i ragazzi erano demotivati, non avevano trovato niente di rilevante dopo quasi due mesi», ricorda Stefano Petrini, netturbino del Comune che si batte da sempre per le bellezze di San Casciano. «Li portai a vedere due colonne murate, al di là di una siepe di rovi, nell’orto di Sergio». Petrini lo diceva da tempo che erano un indizio da approfondire, ma nemo propheta in patria, nessuno lo ascoltava. «Gli archeologi si sono messi a misurare, corrispondevano alle descrizioni che nel Seicento, all’epoca del portico mediceo, alcuni studiosi fecero dei resti di strutture antiche ancora visibili». Potevano esserci sotto le terme romane tanto sperate. Lì per lì fu un nuovo buco nell’acqua, come ama dire l’archeologo Mariotti, giocando con il fatto che si scava davvero nell’acqua e nel fango. Poi lo scavo cominciò a decollare con la scoperta della parte alta della vasca votiva, degli altari dedicati ad Apollo, Fortuna Primigenia e Iside, monete, i bronzetti, gli ex voto, fino alle prodigiose statue. E i vasconi, che fine faranno? Si chiede qualcuno. Verranno inglobati nel parco archeologico, chiusi da un cancello? Qui tutti ci hanno fatto il bagno da bambini e da ragazzi, anche d’inverno, e il paese intero ci andava a lavarsi. 
L’acqua a 40 gradi sgorga da millenni inarrestabile con una portata da 20 ai 30 litri al secondo, da ben 42 fonti diverse, due milioni e mezzo di litri ogni 24 ore. E se tra le sue molteplici virtù terapeutiche c’è anche quella di rilanciare uno dei mille borghi abbandonati, il santuario ritrovato riscriverà oltreché il passato, anche il futuro.

Sul Venerdì del 23 dicembre 2022