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Pacifisti italiani: chi sono e perchè sono in conflitto tra loro

Roma, 5 novembre 2022: bandiere arcobaleno durante la manifestazione Europe for Peace per il bando delle armi nucleari, in solidarietà con il popolo ucraino e con le vittime di tutte le guerre (Antonio Masiello / Getty Images) 
Cattolici, ecologisti, ma anche vecchi antiamericanisti ed estremisti vari. Inchiesta sull’arcipelago italiano che dice addio alle armi. E che inizia a fare i conti con le proprie divisioni
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La Lega e Matteo Salvini, i neofascisti in piazza a Milano a inizio dicembre, gruppi neostalinisti e altri che si definiscono antisistema: dall'inizio della guerra in Ucraina a febbraio di manifestazioni e appelli "per la pace" se ne sono visti diversi, ma in molti casi dietro il paravento del "no alla guerra" c'era piuttosto una certa simpatia per lo zar Vladimir Putin oppure, secondo la logica del nemico del mio nemico è mio amico, un antiamericanismo di vecchia data.

Poi però c'è tutto un altro mondo, quel pacifismo italiano che quando i cannoni tacciono come quando sparano da anni si occupa di disarmo, solidarietà internazionale, diplomazia popolare, nonviolenza e obiezione di coscienza. Il movimento è eterogeneo e va dai cattolici alla sinistra radicale ed ecologista. La grande manifestazione a Roma dello scorso 5 novembre, seppur fagocitata dalla narrazione politica legata alla presenza di Pd e M5S, è sta…

La Lega e Matteo Salvini, i neofascisti in piazza a Milano a inizio dicembre, gruppi neostalinisti e altri che si definiscono antisistema: dall'inizio della guerra in Ucraina a febbraio di manifestazioni e appelli "per la pace" se ne sono visti diversi, ma in molti casi dietro il paravento del "no alla guerra" c'era piuttosto una certa simpatia per lo zar Vladimir Putin oppure, secondo la logica del nemico del mio nemico è mio amico, un antiamericanismo di vecchia data.

Poi però c'è tutto un altro mondo, quel pacifismo italiano che quando i cannoni tacciono come quando sparano da anni si occupa di disarmo, solidarietà internazionale, diplomazia popolare, nonviolenza e obiezione di coscienza. Il movimento è eterogeneo e va dai cattolici alla sinistra radicale ed ecologista. La grande manifestazione a Roma dello scorso 5 novembre, seppur fagocitata dalla narrazione politica legata alla presenza di Pd e M5S, è stato l'esito finale di un lavoro di coordinamento e anche attivismo che durava da mesi, faticando però ad emergere nel dibattito pubblico, dove - per dirla con le parole della presidente di Emergency Rossella Miccio - "il tifo da stadio a volte lascia sgomenti".

L'organizzazione fondata da Gino Strada collabora con la Rete italiana pace disarmo, network nato nel 2020 con la collaborazione di Cgil, Arci, Acli, Agesci, Legambiente, Libera, solo per citare alcuni soggetti. Francesco Vignarca ne è il portavoce, è cresciuto nel mondo delle parrocchie ambrosiane, nelle prime reti Lilliput che pure parteciparono alle giornate di Genova contro il G8. A un certo punto si è specializzato nello studio della produzione e del commercio delle armi.  "Non si poteva più parlare solo per spot e per slogan, peace and love, serviva entrare nel merito, così abbiamo unito competenze e conoscenze diverse per studiare un settore molto complesso, perché solo se lo conosci puoi pensare di combatterlo", dice. Chi produce le armi, dove e come; che tipo di armi; con quali innovazioni e quindi con quale aumento della pericolosità; dove e a chi vengono vendute, e a quanto; che relazioni se non commistioni ci sono tra i produttori ed esponenti politici; come delle campagne di informazione possano far riflettere l'opinione pubblica e mettere in discussione queste spese che, oltre a produrre materiale bellico, tolgono risorse al bilancio dello Stato.

24 marzo 2022: la marcia straordinaria della pace Perugia-Assisi (Aleandro Biagianti / Agf) 

La Rete si muove anche con l'azionariato critico: attraverso Fondazione Banca Etica si comprano delle azioni di aziende del settore degli armamenti, come ad esempio l'italiana Leonardo. In virtù di azionisti, si ha la possibilità di avere accesso ad informazioni altrimenti difficili da reperire, presentando formale richiesta. "Abbiamo capito che bisognava cominciare a guardare a monte, non pensare solo alla guerra una volta che scoppia, ma indagare su come la si prepara, cioè attraverso il commercio e l'accumulo di armamenti. L'idea che portiamo avanti è quella di anticipare di qualche anno gli effetti che la proliferazione delle armi porta sempre con sé", continua Vignarca.

A corrente alternata

La pensa in modo simile Mao Valpiana del Movimento nonviolento: "Non possiamo più inchiodarci a recitare la parte dei pacifisti che sbucano fuori solo quando ci sono i rumori di guerra". Simbolo del fucile spezzato, il Mv è l'erede spirituale del pensiero di Aldo Capitini e di Alex Langer, ha sede a Verona e da febbraio, con altre associazioni, ha organizzato ben quattro carovane di solidarietà per l'Ucraina: cibo, vestiti ma anche assistenza agli obiettori di coscienza. Da parte loro è in corso una campagna internazionale di finanziamento per i disertori fuggiti anche dalla Russia e per il movimento delle madri russe che si attivano per far evitare il servizio militare ai propri figli. Un lavoro che richiede supporto legale e anche una discreta fantasia per trovare spiragli e appigli per aggirare la legge, tutto per arrivare all'obiettivo di non far indossare la divisa a più persone possibile. "Non siamo nelle condizioni di condannare la scelta anche armata degli ucraini" ragiona Valpiana "però so che anche lì c'è una minoranza nonviolenta e se da una parte c'è chi vuole silenziarla, noi invece le vogliamo dare voce. Sventolare bandiere arcobaleno, lanciare appelli, fare manifestazioni, marce straordinarie, raccogliere firme, è pure cosa giusta ma ora sarebbe assolutamente inadeguato. Serve dare una risposta spiazzante a questa domanda: non ci troverete nelle piazze dove ci cercate, perché siamo dove la pace si costruisce, dove la nonviolenza si organizza".

Troppa debolezza

Del gruppone delle carovane fa parte anche Un ponte per, la cui nascita affonda nella cosiddetta nuova sinistra e nello specifico in Democrazia proletaria. Storicamente la loro attività è stata di aiuto alle vittime della guerra in Iraq, con progetti sociali e di cooperazione e oggi sono una ong che lavora in mezzo mondo: Siria, Giordania, Libano, Kurdistan. "La debolezza del pacifismo italiano" ragiona Fabio Alberti, che è uno dei fondatori "sta anche nel non essere più riusciti a leggere le relazioni internazionali: si lotta per il disarmo e l'educazione alla pace ma manca una lettura e una sponda politica, questo anche perché a loro volta mancano i movimenti sociali a supporto, visto che le due cose si autoalimentano".

2004, la manifestazione contro la guerra in Iraq (Nanni Fontana / Fotogramma) 

Alfio Nicotra, anche lui di Un ponte per, parla del pacifismo come di un "fiume carsico", acqua che scorre a volte però invisibile ai più. Un appuntamento dove il corso d'acqua riappare è la marcia Perugia-Assisi, anche questa figlia di un'idea di Capitini. "La pace si costruisce solo insieme e la frammentazione non aiuta a essere credibili; solo smettendo di fare la gara a chi è più bravo potremo forse risollevare un movimento più vasto", riflette Flavio Lotti della Tavola della pace. Solo che l'impostazione della Tavola viene considerata troppo istituzionale da diverse realtà. Cosa che non aiuta. Di sicuro un ruolo guida nel "pacifismo sincero" italiano ce l'ha papa Francesco. Su questo concordano tutte le sensibilità arcobaleno: cattolici e laici, moderati e anticapitalisti. Don Renato Sacco di Pax Christi nel corso degli anni ha calcato vari teatri di guerra, non ultima l'Ucraina stessa, da tempo si batte contro l'incasellamento nell'esercito dei cappellani militari. Va sicuramente più d'accordo con gli amici di Un ponte per che coi "colleghi" nelle forze armate.

"Vedere con i tuoi occhi gli effetti di una guerra" riflette Sacco "rafforza sempre la convinzione che essa sia pura follia. Chi lancia questi missili che sventrano palazzi e strade non vede gli esseri umani che saranno coinvolti. Oggi posso sparare e uccidere premendo un tasto, la guerra diventa un fatto tattico e noi se ne parla come se si fosse alla Domenica sportiva. Questo è il punto sul quale dovremmo riflettere tutti, altrimenti per restare all'attualità rischiamo di pensare che ucraini e russi siano tutti buoni oppure tutti cattivi, ma le bandiere cosa contano? Dietro di quelle c'è sempre una persona in carne e ossa".

Diplomazia parallela

A chiudere la manifestazione romana c'era Andrea Riccardi, che con Sant'Egidio nel corso del tempo si è specializzato nella diplomazia parallela, quella ufficiosa che serve a stemperare i rapporti difficili tra nemici. La Comunità che a inizio anni 90 ospitò mesi e mesi di trattative tra governo e ribelli del Mozambico, dà accoglienza a circa 5.000 ucraini fuggiti dalla guerra. Le filiali della comunità si trovano in tutto il mondo, uno dei centri di aiuto è a Leopoli. Il pacifismo è uscito un po' dai radar del sentire comune, si sfoga. "Purtroppo l'opinione pubblica di guerra non lascia spazio a opinioni intermedie e chi non si intruppa è traditore. Sarà anche perché è un tempo di poche idee e prospettive, mentre gli ideali sono prospettive lunghe e nessuno pensa più a cambiare il mondo - sottolinea il fondatore della Comunità, era il 1968 - ma la pace non è debolezza, non è per i paurosi o per chi si volta dall'altra parte. La pace è per i forti".

Sul Venerdì del 30 dicembre 2022