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Viaggio a Samarcanda dove sta nascendo una copia della città. Per i turisti

Le nuove costruzioni intorno al Grebnoy canal (Riccardo Michelucci) 
L'ispirazione è Dubai, con un'avvertenza: "Sarà più bella". Così alla periferia della capitale ne è sorta un'altra: per stranieri e uomini d'affari. Ma perché ci dovrebbero venire? Reportage
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Samarcanda.  Per secoli fu la leggendaria città di Tamerlano, crocevia commerciale di uno dei più grandi imperi dell'antichità. Poi, per volere di Stalin, divenne la capitale della Repubblica socialista sovietica dell'Uzbekistan. Adesso Samarcanda sta per diventare - più prosaicamente - la città di Shavkat Mirziyoyev, il presidente che vuole passare alla storia come il Gorbaciov uzbeko. Confermato al potere un anno fa da un voto senza reali sfidanti, Mirziyoyev è deciso a trasformarla nel centro delle rotte turistiche della nuova Via della seta, un investimento da miliardi di dollari in gran parte cinesi che punta a rafforzare i rapporti economici e commerciali fra Pechino, il resto dell'Asia e l'Europa. È stato lui a volere la riapertura del Paese al turismo dopo l'isolamento imposto dal predecessore Islom Karimov, abolendo i visti e rilanciando la città dopo la lunga parentesi post-sovietica. Fino al 20…

Samarcanda.  Per secoli fu la leggendaria città di Tamerlano, crocevia commerciale di uno dei più grandi imperi dell'antichità. Poi, per volere di Stalin, divenne la capitale della Repubblica socialista sovietica dell'Uzbekistan. Adesso Samarcanda sta per diventare - più prosaicamente - la città di Shavkat Mirziyoyev, il presidente che vuole passare alla storia come il Gorbaciov uzbeko. Confermato al potere un anno fa da un voto senza reali sfidanti, Mirziyoyev è deciso a trasformarla nel centro delle rotte turistiche della nuova Via della seta, un investimento da miliardi di dollari in gran parte cinesi che punta a rafforzare i rapporti economici e commerciali fra Pechino, il resto dell'Asia e l'Europa. È stato lui a volere la riapertura del Paese al turismo dopo l'isolamento imposto dal predecessore Islom Karimov, abolendo i visti e rilanciando la città dopo la lunga parentesi post-sovietica. Fino al 2019 qui arrivava meno di mezzo milione di visitatori l'anno, in gran parte russi: ora l'amministrazione cittadina si prepara ad accoglierne due milioni da tutto il mondo a partire dal 2023, quando la città ospiterà anche il summit dell'Unwto, l'Organizzazione mondiale del Turismo delle Nazioni Unite. A primavera è stato ultimato anche l'allargamento dell'aeroporto.

Le cupole azzurre

L'accelerazione decisiva è coincisa con la pandemia, gestita in maniera piuttosto controversa dal governo: sì ai lockdown quando assolutamente necessari, ma pochi test e pochissimi vaccini. Nel mezzo di tutto ciò, mentre il mondo si fermava, alla periferia orientale della città proseguivano senza sosta i lavori per realizzare la "nuova"  Samarcanda, un complesso turistico di lusso di quasi trecento ettari. Per raggiungerlo è necessario lasciarsi alle spalle la città vecchia, con le grandi moschee dalle cupole color turchese e le famose scuole coraniche ricoperte di mosaici. Poco più di un quarto d'ora di auto e si raggiunge un'immensa spianata circondata dalle montagne. Si chiama "Silk Road Samarkand" e ha ventimila alberelli che di notte si illuminano con luci a spirale e una serie di costruzioni moderne affacciate sui Grebnoy canal, corso d'acqua artificiale che in epoca sovietica veniva usato per gli allenamenti della nazionale di canottaggio. Intorno al canale sono sorti otto nuovi alberghi, aree commerciali e una sala congressi che a settembre ha ospitato il summit dell'Organizzazione per la cooperazione di Shanghai, quei Paesi che si riconoscono sempre meno nei valori occidentali. C'erano tutti: dal presidente russo Vladimir Putin a quello cinese Xi Jinping, dal leader turco Recep Tayyp Erdogan al premier indiano Narendra Modi, fino al presidente iraniano Ebrahim Raisi.

L’interno della suite che ha ospitato Putin (Riccardo Michelucci) 

Una responsabile del complesso ci accompagna a visitare le strutture, con marmi e arredi italiani. Si ferma in uno dei piani più alti dell'hotel Samarkand Regency Amir Temur per mostrarci la suite presidenziale che a settembre ha ospitato Putin. Quando le chiediamo quanto costa, ci spiega che è destinata a leader politici e capi di Stato. Xi Jinping soggiornava nell'adiacente Silk Road hotel, primo albergo della catena cinese Minyoun fuori della Cina.

 


Un altro mondo

La vista dal ventesimo piano dà l'illusione di trovarsi in un altro mondo. Fino a qualche mese fa nell'area a pieno ritmo lavoravano oltre quindicimila operai, circa un terzo dei quali continuano a vivere nel cantiere e sono impegnati nella realizzazione di campi sportivi, piste ciclabili, piscine, ristoranti e nuovi centri commerciali. Molti di loro sono scappati dalla Russia negli ultimi mesi. Mirziyoyev si affaccia spesso per verificare l'avanzamento dei lavori, sebbene la sua residenza presidenziale si trovi a oltre 300 chilometri da qui, nella capitale Tashkent. L'intero complesso, costato oltre 580 milioni di dollari, è di proprietà di un uomo molto vicino al presidente, il magnate Bakhtiyor Fazilov, fondatore e maggiore azionista di Eriell group, una società che si occupa di estrazione di petrolio e gas.

Gli alberghi appena costruiti sono tutti all’insegna del lusso (Riccardo Michelucci) 

 

Sull'altro versante del canale fa capolino una curiosa cittadella dal nome tanto evocativo quanto velleitario di "Eternal City". È un centro turistico di diciotto ettari di superficie, interamente pedonale, che riproduce in scala ridotta una città medievale della Via della Seta. L'ingresso riprende i motivi tradizionali dei maestosi archi del Registan, la piazza principale dell'antica Samarcanda. All'interno una cinquantina di edifici con bancarelle, ristoranti e negozi di artigiani in costumi tradizionali. Ormai è quasi completata, mancano solo le rifiniture dei palazzi esterni dove ancora si vede qualche gru e operaio al lavoro.

Eternal city, la zona che ricostruisce la città vecchia (Riccardo Michelucci) 

Fortemente voluta da Mirziyoyev, "Eternal City" è già diventata una grande attrazione per la gente del luogo, almeno a giudicare dai visitatori che incontriamo durante la nostra visita. "È molto più bella di Madinat Jumeirah, il resort di Dubai che riproduce un tradizionale villaggio arabo", garantisce Roland Obermeier, direttore generale tedesco di Silk Road Samarkand. "Ma in realtà non vogliamo replicare il loro modello turistico: puntiamo a una crescita più organica e sensata, considerando che qui c'è una storia millenaria".

È tuttavia difficile pensare che i visitatori occidentali vengano qui e non preferiscano invece vedere quel che resta della Samarcanda originale, a pochi minuti d'auto.  Anche perché, nonostante l'impatto dirompente delle politiche sovietiche, gli antichi mahalla (quartieri) della città vecchia conservano intatto il loro fascino.


Niente opposizione

In anni recenti Samarcanda è stata restaurata e ripulita dal governo proprio nella speranza di attirare il turismo. Molti dei monumenti principali sono stati interamente ricostruiti, a cominciare dal leggendario Gur-e-Amir, il mausoleo di Tamerlano. L'identità nazionale post-sovietica del Paese ruota attorno alla figura dell'antico condottiero mongolo ma anche a quella di Karimov, il presidente-dittatore che traghettò l'allora neonata repubblica nella transizione dopo il crollo dell'Urss, con una strategia basata sull'equidistanza tra Oriente e Occidente e sulla lotta al terrorismo islamico. Originario di Samarcanda, Karimov ha governato il Paese per venticinque anni (fino alla sua morte nel 2016) usando il pugno di ferro e reprimendo il dissenso con brutalità.

Il mausoleo di Tamerlano, Gur-e-Amir, è il più celebre fra i tanti monumenti di Samarcanda (Riccardo Michelucci) 

Ciononostante, continua a essere venerato da molti uzbeki e la sua immagine spunta spesso dalle bancarelle come se fosse un santino da venerare. Ai margini della città vecchia c'è persino un pellegrinaggio continuo di persone che ogni giorno affollano il mausoleo eretto in suo onore e vanno a pregare o a farsi fotografare davanti alla sua tomba. Un culto dell'ex leader che sfocia nella devozione e spiega anche perché l'attuale presidente Mirziyoyev abbia deciso di puntare proprio su Samarcanda, città natale del suo predecessore, per dare un nuovo volto al Paese attraverso il turismo.

La strada del rinnovamento, però, appare ancora lunga. Secondo gli osservatori internazionali ci sono stati progressi politici significativi negli ultimi anni ma l'Uzbekistan resta ancora uno Stato autoritario in cui i partiti di opposizione sono illegali. E l'ultimo dossier sulla libertà di stampa di Reporter Senza Frontiere lo colloca al 133simo posto su 180 Paesi.