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Claudia Cardinale tra fama e segreti: "È stato bellissimo fare l'amore"

Claudia Cardinale negli anni sessanta. ©Angelo Frontoni CSC-Cineteca Nazionale/Museo Nazionale del Cinema
 
La gioventù violata, i segreti, poi la fama e i ricatti. Fino all’incontro con Pasquale Squitieri: "Eravamo davvero due anime selvagge" racconta oggi l’attrice in questa intervista
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"Quando ride, i suoi occhi diventano due fessure nere, scintillanti con qualche cosa di monellesco, di scatenato, di intenso, di meridionale", così lo scrittore Alberto Moravia descriveva Claudia Cardinale, prima di intervistarla passandone in rassegna ogni parte del corpo. Se Moravia prova a ingabbiarla come sex symbol, il produttore Franco Cristaldi (che poi diventerà il suo primo marito) l'ha già ingabbiata in contratti capestro. Ne parlò la stessa Claudia in un'altra famosa intervista. Disse a Oriana Fallaci: "Sono legata alla Vides. È un contratto pesante: il Capo (Cristaldi, ndr) lo ha fatto con quattro avvocati. Non posso sposarmi, non posso ingrassare, non posso tagliarmi i capelli".

Con Rock Hudson (1925-1985) nel film L’affare Blindfold (1965). Sotto, i due mariti Franco Cristaldi e Pasquale Squitieri. Getty Images 
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"Quando ride, i suoi occhi diventano due fessure nere, scintillanti con qualche cosa di monellesco, di scatenato, di intenso, di meridionale", così lo scrittore Alberto Moravia descriveva Claudia Cardinale, prima di intervistarla passandone in rassegna ogni parte del corpo. Se Moravia prova a ingabbiarla come sex symbol, il produttore Franco Cristaldi (che poi diventerà il suo primo marito) l'ha già ingabbiata in contratti capestro. Ne parlò la stessa Claudia in un'altra famosa intervista. Disse a Oriana Fallaci: "Sono legata alla Vides. È un contratto pesante: il Capo (Cristaldi, ndr) lo ha fatto con quattro avvocati. Non posso sposarmi, non posso ingrassare, non posso tagliarmi i capelli".

Con Rock Hudson (1925-1985) nel film L’affare Blindfold (1965). Sotto, i due mariti Franco Cristaldi e Pasquale Squitieri. Getty Images 

Fallaci ancora ignorava quanto fossero strette le sbarre della gabbia: Claudia ha un figlio che viene tenuto nascosto all'opinione pubblica e fatto passare per un fratellino. Si saprà la verità, comprese le tragiche condizioni del concepimento (uno stupro) solo anni dopo.

Al prezzo di chissà quante sofferenze occultate dietro al sorriso incantevole, Claudia ha debuttato da adolescente ed è diventata "la Cardinale", protagonista di numerosi capolavori. Ha attraversato un'epoca leggendaria e oggi è ancora qui, più battagliera che mai, anzi L'indomabile Claudia (Edizione Cinecittà e Electa), come recita il titolo del libro curato da Claudia Squitieri, figlia della diva e del secondo marito, Pasquale Squitieri: "Un riconoscimento alla carriera di mamma, alla sua forza ribelle, un modello per tante. Ma anche un omaggio che può godersi da viva, senza aspettare celebrazioni tardive". 

Indomabile si intitola anche l'evento che Cinecittà le dedica con il restauro di alcuni film a cominciare dalla Ragazza di Bube che verrà presentato a Roma il 19 gennaio. Seguirà una retrospettiva al MoMa di New York, dal 3 al 21 febbraio. Una "Cardinaleide", meritatissima.

Una scena del film di Luigi Comencini La ragazza di Bube (1963) prima e dopo il restauro.
  

Signora Cardinale, cominciamo da un numero: più di 180 film. I più noti li sappiamo a memoria. Ce n'è qualcuno che le dispiace sia dimenticato?
"La ragazza con la valigia e il suo regista Valerio Zurlini andrebbero ricordati di più. Amo quel film, un gioiello di poesia. Ci sarebbe anche l'introvabile Claretta di Squitieri".

Venne presentato a Venezia nel 1984 e, poiché raccontava l'amante di Benito Mussolini, fu travolto da polemiche.
"Pasquale ha avuto momenti di gloria e momenti difficili. Ha pagato tante cose: da un lato il nostro incontro che fece scandalo, dall'altro il suo carattere provocatorio per natura. Ma vivendoci insieme, e poi vedendolo anche dopo, quando non eravamo più una coppia, fino alla fine, so che Pasquale non ha mai smesso di essere un uomo libero. Chi ha cercato di circoscrivere il suo cinema in un'ideologia si è sbagliato". 

Se rivede in televisione la Carmelina dei Soliti ignoti che cosa pensa? Com'era Claudia?
"Giovane! Appena sbarcata dalla Tunisia, tutta ingenuità e timidezza".

Qual è la sua madeleine, il cibo o il profumo che la riporta in Tunisia?
"La zlabia che mangiavo a Sidi Bou Said e che si può mangiare ancora nello stesso posto. Ci ho portato mia figlia e anche mio nipote".

Nel suo passato laggiù c'è una vicenda traumatica. Si è pentita di averne parlato?
"Mai. Allora come oggi, contro la violenza ogni parola è importante. Il #MeToo è stato un bene. Anche se non è finito e deve continuare". 

Che cosa ricorda dell'intervista con Oriana Fallaci? In pratica, a proposito di #MeToo, diceva che lei era un pupazzo in mano al produttore/padrone.
"Me l'ero dimenticata. L'ho appena riletta, perché lei mi ha detto che voleva parlarmene. Che schiaffo! A rileggerla, mi è venuto il rimpianto di non avere mai più incontrato Oriana, anni dopo, quando mi sono emancipata da una situazione che sicuramente le doveva apparire folle".

Ma senza Cristaldi avrebbe ottenuto di più o di meno dal cinema?
"Il mio destino è stato incontrare Franco e anche di lasciarlo. Entrambi i capitoli sono la mia storia. Se non lo avessi incontrato? Non ha importanza".

Cristaldi si vendicò cercando di bloccare la carriera sua e di Squitieri. Come?
"Nessuno si voleva mettere contro Cristaldi. Non doveva fare molto, andava da sé".

Con Squitieri ha avuto una figlia e fatto undici film. Che cosa vi legava?
"Il nostro è stato un incontro totale, è l'uomo che mi ha aiutato a cambiare vita. Che mi ha riportato ad essere una donna e non più solo un'attrice. Eravamo entrambi due anime selvagge, c'era qualcosa di molto profondo che ci accomunava".

Quali sono stati i momenti più gioiosi con lui, che l'hanno risarcita della sua adolescenza interrotta?
"I lunghi anni, prima di avere nostra figlia, in cui abbiamo fatto l'amore! Si mangiava, si dormiva, si rideva e si faceva l'amore. Poi, certo, sono seguiti altri anni bellissimi, grazie a Claudia, con la quale ho un rapporto straordinario e che, tra le tante cose che fa, oggi mi accompagna nella costituzione di una Fondazione a mio nome attraverso la quale vuole proseguire le battaglie per i diritti delle donne e dell'ambiente che ho sempre sostenuto".

In una delle sue molte vite, lei ha lavorato a Hollywood. Come visse quel periodo?
"Nulla era come quel che avevo sperimentato prima. Certo la mia situazione con la Vides era ben orchestrata ma in America era ancora peggio. Tutto era scritto".

Che cosa le dava più fastidio?
"Un'attitudine. E poi non si poteva camminare. Una volta a Los Angeles mi ha fermato la polizia. 'Dove va?'. Io volevo solo fare una passeggiata! Ma lì tutti andavano in auto!".

Ha conosciuto un mondo di stelle che oggi pare irripetibile. Com'erano visti da vicino?
"Rita Hayworth era molto fragile quando l'ho conosciuta, sentiva gli anni che passavano. C'erano i seduttori, come Warren Beatty. C'era chi giocava al divo, come Marlon Brando e chi no, come David Niven che era simpaticissimo e disse che ero la miglior invenzione italiana dopo gli spaghetti. C'era di tutto, come oggi".

E John Wayne?
"Un gigante, nel senso che era altissimo ma anche molto gentile. Mi regalò la mia prima sedia da set. Perché lui ne aveva una con il suo nome e io no. Ce l'ho ancora".

Divenne amica di Rock Hudson, gay in the closet, non dichiarato.
"Ci siamo subito voluti bene e andavamo spesso in giro insieme. Un giorno mi disse: 'Tutti pensano che sto con te, mi stai salvando la vita. Ricomincio a lavorare!'. Allora, un attore gay a Hollywood era definito poison, veleno".

A lungo l'hanno confrontata con Brigitte Bardot: CC contro BB. Che cosa pensa della scelta di Bardot di lasciare il cinema presto? E lei perché non ha mai smesso?
"Su Brigitte, non ho nulla da dire, la sua è una scelta rispettabilissima. Io continuo perché mi diverte. Ho imparato ad accettare i cambiamenti del mio corpo, a passare da primi ruoli a quelli minori. Il cinema è una festa alla quale mi piace sempre partecipare".

Visconti, Fellini, Leone: tre grandi con cui ha lavorato. Chi metteva più soggezione?
"Nessuno dei tre. Quando c'è lavoro c'è collaborazione. Anche Luchino, personalità fortissima, poi con me era molto tenero".

Un anno, lei girò in contemporanea 8 ½ e Il Gattopardo. Prove dettagliate con Visconti, nemmeno il copione con Fellini. Che cosa la preoccupava di più?
"Forse era più preoccupante non avere un copione. Perché si era nudi. Inoltre, per Fellini dovevo essere castana mentre per Visconti dovevo essere molto scura. Ho passato mesi a tingermi i capelli, in segreto".

Lei è parte integrante di una stagione eccezionale del cinema. Quanta consapevolezza ne aveva allora?
"Pochissima. Non potevo immaginare che quei film sarebbero durati negli anni. Quando uscì, Il Gattopardo fu un flop!".

Vent'anni dopo Il Gattopardo, era in Amazzonia a girare un altro film mitico: Fitzcarraldo di Werner Herzog. Come andò?
"La mia più grande avventura. La parte di Klaus Kinski avrebbe dovuto farla Jason Robards ma non riuscì a stare lì nella foresta. Un giorno salì su un albero e si mise a urlare 'I want my New York steak!'. Dovette intervenire il suo psicologo. Il film fu interrotto. Poi, a causa dei ritardi, ci abbandonò anche Mick Jagger, che aveva un ruolo ma, a quel punto, doveva partire in tournée. Un giorno Herzog si accorse che quando c'ero io sul set gli indios misteriosamente si calmavano e mi chiese di stare sempre lì, con l'abito bianco di scena. Ai loro occhi ero qualcosa di speciale".