Due anni fa l'assalto a Capitol Hill: chi è Stewart Rhodes
dal nostro inviato Riccardo Staglianò , dal nostro inviato Riccardo StaglianòEureka (Montana). Era iniziato tutto con un cha cha cha a Las Vegas, piedi allineati e poi il destro in fuori, un-due-tre, per finire con un tragico passo dell'oca a Washington, con gli ultras di Trump all'assalto del Campidoglio, teleguidati dall'aspirante ballerino di trent'anni prima.
Parliamo di Stewart Rhodes, fondatore degli Oath Keepers, "I Custodi del Giuramento" costituzionale, che è stato giudicato colpevole di "cospirazione sediziosa" per il tentato golpe del 6 gennaio 2021 (no, non è quello con le corna, è quello con la benda nera sull'occhio) e ora in carcere rischia di restarci sessant'anni. E parliamo di Tasha Adams, l'ex moglie con cui ha avuto sei figli che lui terrorizzava con la pistola quando non provava a strangolarli.
"Mio marito terrorista della porta accanto"
Ora lei siede a un tavolo della sala sul retro del North Point, "Bar, Grill &am…
Eureka (Montana). Era iniziato tutto con un cha cha cha a Las Vegas, piedi allineati e poi il destro in fuori, un-due-tre, per finire con un tragico passo dell'oca a Washington, con gli ultras di Trump all'assalto del Campidoglio, teleguidati dall'aspirante ballerino di trent'anni prima.
Parliamo di Stewart Rhodes, fondatore degli Oath Keepers, "I Custodi del Giuramento" costituzionale, che è stato giudicato colpevole di "cospirazione sediziosa" per il tentato golpe del 6 gennaio 2021 (no, non è quello con le corna, è quello con la benda nera sull'occhio) e ora in carcere rischia di restarci sessant'anni. E parliamo di Tasha Adams, l'ex moglie con cui ha avuto sei figli che lui terrorizzava con la pistola quando non provava a strangolarli.
"Mio marito terrorista della porta accanto"
Ora lei siede a un tavolo della sala sul retro del North Point, "Bar, Grill & Casino", ambiziosa dizione per quello che di fatto è l'unico locale di Eureka, 1.400 abitanti a un passo dal confine col Canada, "Una piccola città con un cuore grande" come rivendica il sito del Comune. Anche questa donna, quanto a dimensioni cardiache, non è messa male. E, oltre a farci da guida nel labirinto delle ossessioni di quello che per tanti anni, a dispetto di ogni ragionevolezza, è stato il suo uomo, ci racconta anche la resistibile ascesa e l'inevitabile declino di un terrorista americano.
In quel 6 gennaio di due anni fa, nella rabbia delle migliaia di sostenitori che si erano bevuti la fola delle "elezioni rubate", Rhodes aveva intravisto l'occasione di mettere la sua ciurma di suprematisti al servizio del putsch che, occupando il Congresso e facendo tutto quel che c'era da fare ("Avrei anche impiccato Pelosi a un lampione" aveva detto della speaker democratica in un vocale fatto sentire al processo) voleva impedire l'insediamento di Joe Biden.
Dopo tanti addestramenti nei boschi, quello avrebbe dovuto essere il giorno dell'esplosione che provasse il suo talento e invece, come nel Bombarolo di De Andrè, aveva finito per piangere un torrente di vocali nel constatare il fallimentare bilancio: cinque morti durante l'attacco tra assalitori e poliziotti, 138 feriti solo tra gli agenti, e quasi mille estremisti trumpiani rinviati a giudizio. Senza che The Donald rispondesse all'invito di Rhodes a invocare l'Insurrection Act e chiamare lui e i suoi uomini a difenderlo nella "fottuta guerra civile" che ne sarebbe seguita.
Quella benda sull'occhio
"Avevo 18 anni e insegnavo "balli da sala" a Vegas. Lui venne a lezione. Ne aveva 25, era stato esonerato dal militare per essersi lesionato la schiena in un lancio col paracadute" esordisce questa cinquantenne bionda, con un vestito a maglia multicolore e un velo di tristezza interrotto da improvvise risate liberatorie: "Io, di famiglia mormona, ceto medio-alto, cresciuta in una casa di quasi 400 metri quadri. Lui, erede di migranti venuti a raccogliere l'uva, una nonna prostituta messicana, una madre con sei matrimoni alle spalle e un presente nell'immobiliare. Stewart era aggressivo, un po' irascibile, molto esotico rispetto alla mia estrazione, quindi irresistibile".
Se avesse avuto allora la stessa lucidità di oggi, questa donna molto articolata, che parla di "hybris" mentre sorseggia un caffè orrendo, non si troverebbe a parlare, nello stesso luogo dove gli agenti dell'Fbi l'hanno interrogata, della psiche di un aspirante eversore.
Il giovane Rhodes è, allora, ancora tante piccole cose: parcheggiatore d'auto per i clienti di un albergo; commesso part time in un negozio di armi; scultore che riesce a vendere ("Mi dissi: se ama l'arte non può essere un vero sociopatico!"). Lei vorrebbe scartare rispetto ai rigidi binari di gioventù. E lui è il dirottatore di cui ha bisogno. Poi scappa un colpo: "È il 1991 e una Derringer calibro 22, pistola vecchiotta senza sicura né numero di serie, che probabilmente Stewart aveva prestato a un amico spacciatore, cade per terra e una pallottola gli esplode in faccia".
Per molti anni porterà un occhio di vetro mettendolo e togliendolo come una gigantesca lente a contatto. Sin quando, in una picchiata depressivo-paranoica peggiore di altre, si barrica nel seminterrato, smette di fare la doccia e di lavare l'orbita, guadagnandosi un'infezione che mette a repentaglio anche l'altro occhio e gli regala la benda nera che diventerà il segno particolare della fase insurrezionale.
Nonostante le monumentali differenze, o forse a causa di esse, i due stanno insieme. D'altronde al riguardo aveva già detto tutto quel che c'era da dire - via Dostoevskij - la desiderabile Katerina Ivanovna al detestabile Mitja Karamazov: "Non temete, non vi darò alcun fastidio, sarò il vostro mobilio, sarò il tappeto sul quale camminerete. Voglio amarvi in eterno, voglio salvarvi da voi stesso". Esiziale illusione. Nel '97 nasce il primogenito, Dakota.
La pistola in bella vista
Essere repubblicano in Nevada è normale come essere di sinistra in Emilia. Rhodes però sviluppa subito una vena libertaria, gli piace von Hayek e la scuola austriaca per cui "meno Stato c'è, meglio è". Diplomatosi in Scienze politiche in un college pubblico con lode, proclama: "Andrò a Yale", come George W. Bush e altri bei rampolli della nazione, e tutti si mettono a ridere.
Nel '98, con Tasha incinta della secondogenita Sedona, scrive allo staff del conservatorissimo senatore Ron Paul, per candidarsi come addetto alla comunicazione. Gli rispondono e, preoccupato che ai colloqui controllino la cronologia di navigazione del suo browser, chiede alla più tecnologica moglie di rimuovergli le tracce di centinaia di siti porno. Bonifica che gli varrà l'assunzione ma non scongiurerà il licenziamento, per lo stesso motivo, meno di un anno dopo. Così da Washington tornano a Vegas, a vivere a casa dei genitori di lei.
Che mettono in guardia la figlia dal genero, senza per questo negare l'ospitalità. Ovviamente lei non aveva bisogno di avvertimenti: "Mi tradiva in continuazione, smaccatamente. Tornava a casa con profumi femminili addosso e trovavo preservativi in macchina, quella che i miei ci prestavano. Ma nonostante tutto era ancora, per qualche ragione malata, il mio eroe e io pensavo di dovermi impegnare di più per meritarlo".
Così, quando le chiede di aggiungere ai turni di insegnante di danza quelli di spogliarellista, lei accetta ("Mi veniva a prendere dai club alle 7 di mattina e mi sequestrava immediatamente i soldi"). Lui passa l'esame di ammissione per facoltà di Legge dappertutto: Harvard, Columbia, Stanford. Ma Yale aveva detto e Yale sarà. Il dipartimento dei Veterani gli paga la retta, la moglie tutto il resto.
È il 2001, l'anno in cui il sinedrio neocon convince Bush a inventarsi lo status di "nemico combattente", per cui Talebani o sospetti tali potevano essere fatti sparire ad libitum in prigioni informali alla faccia della convenzione di Ginevra. Il giovane giurista dissente, scrive un paper sul tema che gli vale un premio e stabilisce la sua caratura accademica.
Tasha se lo ricorda bene: "Allora era già chiarissimo che voleva diventare famoso, a ogni costo. Si paragonava ai Padri della patria, da George Washington a Martin Luther King. L'unica vera somiglianza con quest'ultimo, purtroppo, avrà a che fare con la tendenza a rincorrere ogni gonnella".
Del pantheon megalomaniacale avrebbe fatto parte anche Nelson Mandela. Non mi aspettavo ben due neri. Ma l'ex coniuge non si scompone: "Credo che pensasse già di mettere in piedi un esercito alternativo, e non avrebbe potuto reclutare tra poliziotti e soldati, molti dei quali neri, se fosse stato percepito come razzista". C'era una logica nella sua follia.
Rhodes va sempre in giro con una pistola, nascosta o in bella vista a seconda di cosa consentano le leggi dei diversi Stati in cui vivranno. E saranno molti perché, per quanto è facile trovare un posto col suo curriculum, è altrettanto facile perderlo col suo carattere. Nel 2005 in Arizona l'apprendistato da un giudice supremo finisce con una scazzottata.
Poi diventa avvocato in Montana ma, con ormai quattro figli, dopo un anno tornano a Vegas perché dai suoceri si dorme (e si mangia) gratis. Lì però non passa l'abilitazione forense e si ricicla come ghost writer di pareri legali a 150 dollari l'ora. Fine dell'indigenza? Macché. "Doveva lavorare sulle migliaia di pagine del caso di Barbara Baker, una che aveva ucciso il marito. Una vicenda importante, una grande occasione per lui. Ma i giorni passavano e, invece di studiare, Stewart passava fino a 16 ore al giorno sui siti porno. A quel punto le deduzioni le ho scritte io. Non vincemmo, ma nessuno si accorse della sostituzione".
Un esercito privato
Se non si ha l'indole per stare a padrone, l'unica è mettersi in proprio. È il 2009 e Stewart Rhodes fonda gli Oath Keepers che, originariamente, nascono come pretoriani di Ron Paul, sconfitto da indipendente libertario alle presidenziali dell'anno prima. Un piccolo esercito privato che pesca tra reduci di ogni ordine e grado, "con una preferenza per chi soffriva di sindrome da stress post-traumatico, gente che aveva sviluppato dipendenze da alcol, droghe o sesso come lo scambista Jason Van Tatenhove dove trovò rifugio quando lo cacciai di casa".
Ma non saltiamo i passaggi. Il vero requisito è che sia gente che ha usato professionalmente le armi, abbia il grilletto facile e un paesaggio interiore che preveda sempre una bandiera a stelle e strisce che garrisce. A un certo punto, calcola il South Poverty Law Center, la milizia diventa una legione da 40 mila membri. Pronti a rispondere alla chiamata del nostro patriottico pornomane. Il primo banco di prova è l'affaire Bundy, una famiglia di allevatori di bestiame dell'Oregon che si rifiuta di pagare allo Stato tasse e acqua per l'irrigazione del proprio ranch.
Rhodes ci vede un'opportunità. C'è un sacco di gente arrabbiata, ma non necessariamente addestrata, che viene da altri Stati. Magari lui e i suoi uomini potrebbero prendere la guida del movimento. Ricorda Tasha: "Ci furono molte telefonate con i Bundy, e incontri. Lo sconsigliai di averci a che fare. Ero sinceramente preoccupata che, alla fine, qualcuno tirasse fuori delle bombe". La polizia interviene con saggezza ed evita il peggio.
Per Rhodes l'umiliazione della resa è insopportabile. Si sfoga in famiglia: "Aveva molta rabbia repressa. Anche in casa teneva la pistola. Era convinto che qualcuno potesse venire a cercarlo. Una volta ero seduta su una poltrona e lui, con un bastone, dava dei colpi forti vicinissimo alla mia testa. I ragazzi guardavano e mi sforzavo di far finta che fosse uno scherzo, per non spaventarli. Ma avevo anche i più piccoli e non mi sentivo tranquilla a lasciarli soli con lui nemmeno un minuto. Cominciai a non dormire. Era come una granata a cui avevano tolto la sicura e io, disperatamente, provavo a rimetterla a posto. Poi, quando per un nonnulla, mise le mani al collo di Sequoia, che aveva 14 anni, decisi che ogni limite era stato superato".
Tutta la famiglia contro
La mamma organizza una riunione di famiglia nel seminterrato. I ragazzi sono tutti con lei ("Era il permesso emotivo di cui avevo bisogno"). Lui ridimensiona, dice che migliorerà, non è il caso di drammatizzare. Lei non ci crede più. "Poteva ucciderci perché lo lasciavo, ma poteva farlo anche standoci insieme ed ero stanca di guardarmi le spalle in casa".
Le serve un avvocato per la separazione, ma come pagarlo? "Cominciai a vendere su eBay un po' dei suoi fucili o i sistemi per la visione notturna che usano i soldati". Poi setaccia i negozi dell'usato dove compra magliette vintage da un dollaro che rivende a dieci (a questo lavoro oggi ha aggiunto, oltre ai turni da cameriera e i proventi di un subaffitto di un appartamento dei genitori, il progetto di un libro sulla sua storia).
Chiede al giudice un divieto di avvicinamento alla famiglia, non le viene concesso perché all'udienza non trovano convincenti due dettagli del suo racconto: uno riguardo al modo in cui lui caricava la pistola, l'altro su una scheggia di plastica che si sarebbe conficcata nella fronte di un figlio. Le concedono però una pattuglia della polizia che ogni tanto passa per controllare che tutto sia a posto. Una cosa che le viene utile col giudice, invece, è l'aver trovato un sms in cui un amico di Stewart gli proponeva una cosa a tre con sua moglie.
Va via di casa, finalmente, nel 2017. Da Eureka, in cui erano finiti ad abitare, lui trova ospitalità da un simpatizzante appena uscito di galera nella vicina Kalispell, poi in Texas, dove sono di bocca buona con pistole e pistoleri. Ogni tanto le manda un messaggio: "Voglio parlare coi ragazzi". E loro, con l'entusiasmo che si riserva all'estrazione di un molare, si organizzano per meste sedute su Facetime.
Il giorno del giudizio
È il dicembre 2020 l'ultima volta in cui si sentono. "Lo seguivo su Twitter per avere più o meno idea di cosa stesse facendo. Il 5 gennaio fa un post invocando una "sanguinosa guerra civile" e mi preoccupa molto: sin lì era sempre stato molto cauto con le parole in pubblico, terrorizzato dall'idea di finire in galera. Chiamo l'esperto di estremisti con cui ero in contatto e anche lui trova l'uscita decisamente fuori linea col personaggio.
Qualcuno di molto influente doveva avergli garantito una qualche copertura, altrimenti non si spiega". L'indomani in tv servono un antipasto di guerra civile intorno a Capitol Hill. Tasha riconosce uomini in formazione militare con le mostrine degli Oath Keepers. Anche i figli (il venticinquenne pompiere, la ventiquattrenne dogsitter, la ventenne studentessa e manovale edile mentre quelli di 16, 14 e 8 vivono ancora in casa con la madre) le telefonano per chiederle: "C'entra Stewart (mai chiamato papà, ndr), vero? Che imbarazzo". Per lei è molto peggio che imbarazzante. "Tutta quella violenza, i cinque che hanno perso la vita. A volte mi chiedo: se non l'avessi lasciato, forse sarei stata in grado di impedirlo?".
La risposta (uno stentoreo "No!") è chiara a tutti tranne che alla diretta interessata. Quanto a Stewart, resta il mistero del suo non essere mai stato veramente trumpiano, anzi, aveva definito il presidente "un fascista": "Dopo il fiasco dei Bundy, però, era la sua grande occasione di riscatto. Avrà parlato, che so, con qualcuno del suo cerchio magico, come Roger Stone o Michael Flynn, che han pensato di servirsi di lui mentre lui ha pensato di sfruttare quel palcoscenico".
Dall'imputazione si apprende che, in Texas ma diretto a Washington, il 3 gennaio Rhodes compra fucili automatici e munizioni per 6.000 dollari. A cui ne aggiunge 4.500 in Mississippi. Ai suoi, tre giorni dopo, dice: "Trump si lamenta ma non mi sembra che faccia niente. È il momento che i patrioti prendano l'iniziativa" contro l'abusiva presa del potere di Biden, "pupazzo della Cina comunista". Nel mese successivo comprerà armi per quasi 20 mila dollari, convinto che "quel che è successo è niente rispetto a ciò che ci aspetta". Ci sono foto che lo ritraggono quel 6 gennaio davanti a Capitol Hill ma pare che lui non sia entrato. In tribunale si è spinto fino a definire "stupido" e "fuori missione" l'ingresso in armi dei suoi soldati.
Ma lei, Tasha, non ha paura adesso a raccontare gli altarini della vostra famiglia disfunzionale? "A volte sì. Ho ricevuto qualche minaccia online da suoi simpatizzanti. Ma qui mi sento ragionevolmente al sicuro perché tutta la città lo detestava. Era stato cacciato dal dentista, da un meccanico e dalla chiesa locale. Oltre che dall'emporio, dove era quasi venuto alle mani con una cliente. Era uno stronzo e non c'è uno che non lo sapesse".
Si aspetta che prenderà il massimo perché è stato coinvolto in tante di quelle cose brutte che sin qui gli è andata sin troppo bene. E così, dopo tanti anni, lei e i suoi figli potranno finalmente tirare un gran respiro di sollievo. "Certo, se al prossimo giro presidente diventerà Ron DeSantis, attuale governatore trumpiano della Florida, lui chiederà la grazia e non escludo che la otterrà". Ma un passo alla volta. Come quel cha cha cha lungo una vita che non si pentirà mai abbastanza di aver ballato con lui.
Sul Venerdì del 6 gennaio 2023