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Dal neonazismo in Svezia alla Macerata di Traini: chi ha paura per l'uomo bianco

Settembre 2022, supporter del Partito democratico svedese, ex partito neonazista, festeggiano con bandierine a fiori le ultime elezioni. Getty Images 
Viaggio tra crimini e ossessioni di chi crede che a essere in pericolo sia l’uomo bianco
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Basterebbe accendere la televisione e guardare le quattro stagioni della serie Babylon Berlin. Comincia così: c'è una crisi economica, una sostituzione di valori (dai più lungimiranti a quelli più prossimi), si accendono focolai estremisti che il potere costituito non prende in seria considerazione, le formazioni di destra ufficiali mantengono le distanze, ma soltanto in apparenza, utilizzando gli scalmanati come "utili idioti", senza accorgersi che quella è in realtà la parte a cui sono destinate loro.

Un giro di giostra e il gioco è fatto: si sono aperte le porte dell'inferno, in un Paese, un continente, nel mondo. E adesso, qui, si fa la conta dei "lupi solitari": il norvegese Anders Breivik (77 vittime a Utøya), il neozelandese Brenton Tarrant (51, a Christchurch), il tedesco Tobias Rathjen (11, a Hanau), l'americano Payton Gendron (10 a Buffalo), l'italiano Luca Traini ("solo" s…

Basterebbe accendere la televisione e guardare le quattro stagioni della serie Babylon Berlin. Comincia così: c'è una crisi economica, una sostituzione di valori (dai più lungimiranti a quelli più prossimi), si accendono focolai estremisti che il potere costituito non prende in seria considerazione, le formazioni di destra ufficiali mantengono le distanze, ma soltanto in apparenza, utilizzando gli scalmanati come "utili idioti", senza accorgersi che quella è in realtà la parte a cui sono destinate loro.

Un giro di giostra e il gioco è fatto: si sono aperte le porte dell'inferno, in un Paese, un continente, nel mondo. E adesso, qui, si fa la conta dei "lupi solitari": il norvegese Anders Breivik (77 vittime a Utøya), il neozelandese Brenton Tarrant (51, a Christchurch), il tedesco Tobias Rathjen (11, a Hanau), l'americano Payton Gendron (10 a Buffalo), l'italiano Luca Traini ("solo" sei feriti a Macerata, ma un simbolo, un esempio). Si citano a vicenda, si emulano. Ogni loro azione è fotocopia della precedente. L'esito può variare a seconda del caso e dell'abilità dell'esecutore. Quel che conta è che i moventi rimangono gli stessi, rappresentano un fondamento.

Radici comuni

Chiamarlo nazismo 3.0 non spiega, dà un riferimento superato. Cresce dovunque, ma le radici sono comuni. Le illustra, in una pagina lucidissima del saggio Così finisce la democrazia, lo studioso inglese David Runciman: "I riformisti democratici di inizio Novecento approfittarono dell'enorme margine di miglioramento del sistema. C'era spazio per allargare il suffragio, aumentare il debito, accrescere il potere del governo nazionale, allargare la base fiscale, consolidare il sistema dei partiti, rafforzare il movimento operaio, coltivare la fiducia pubblica nello Stato.

Ne approfittarono per far crescere la democrazia. Non fu facile... servirono figure di grande talento e vigore. La rabbia populista non scomparve e in parte si tramutò in movimenti ancora più diffidenti che nella generazione successiva sarebbero quasi riusciti a distruggere la democrazia stessa... Oggi non esiste nulla di paragonabile a quel margine di miglioramento. La democrazia non è più giovane. L'attuale svolta populista si sta verificando in luoghi che per qualche tempo hanno fatto del loro meglio con la democrazia. I cittadini sono arrabbiati con le istituzioni. La democrazia non sta funzionando bene".

L'economia non sta funzionando bene. La politica non sta funzionando bene. Al posto dei Roosevelt e dei Clemenceau abbiamo Biden e Macron. Le teorie del complotto si diffondono perché la rete le rende facilmente trasmissibili. È l'altra pandemia, quella morale e intellettuale.

 

La grande sostituzione

Dalla Francia è partita l'idea della "grande sostituzione". È il fondamento di tutti i manifesti redatti o letti in streaming dal branco di lupi che si stanno organizzando. La tesi è nota. L'uomo bianco è in pericolo (l'americano David Lane ha addirittura usato l'espressione blasfema secondo cui è vittima di "genocidio"). Si aggrega in nuove forme la "comunità del rancore". La ferocia del suo volto è una maschera a tre strati.

Conoscere, come mi è capitato, un capo del Ku Klux Klan della Louisiana, un suprematista del Nebraska o un neonazista belga è un'esperienza di rivelazione progressiva e improvvisa: incontri una persona affabile, che può raccontare perfino comprensibili delusioni, segnata dalle ferite della vita di tutti (mancati riconoscimenti, perdite finanziarie, lutti).

Poi, al momento del conto, cerca di pagare con banconote di una fantomatica nazione, dollari che hanno l'immagine di Hillary Clinton cerchiata come un bersaglio. O, all'uscita, ti mostra la pistola con cui ha abbattuto un bufalo da pochi metri per esercitarsi (a cosa, a un'esecuzione?). O ancora, nel parcheggio, vede un arabo e ti dice che sognerebbe di investirlo e poi ripassarci sopra con la sua auto scassata.

No al meticciato

L'armamentario retorico è lo stesso, ovunque. Una sindrome da maggioranza che solo perché assottigliata nel numero concepisce piani di rivalsa. Gli strumenti passano per la riduzione dei diritti, soprattutto delle donne. No all'aborto, no al femminismo.

E poi: no all'integrazione, al multiculturalismo, al meticciato. No alle comunità Lbgtq+. Le parole d'ordine viaggiano in streaming, rintracciabili in diretta e in differita: "Non ci sostituirete", "Basta matrimoni misti", "Via tutti quelli che non hanno origini europee", "Quelli che non si riesce ad espellere vanno sterminati". Il proposito dei lupi è accelerare la pratica. La sparatoria è considerata socialmente contagiosa. Crea tanta repulsione quanta attrazione, ma è la seconda a essere decisiva. Vale per tutte le azioni violente.

L'assalto al Congresso del 6 gennaio 2021 ha fatto crescere il vittimismo bianco in America. Si è riso dello Sciamano, molto meno del suo messaggio. Lo scopo di questi eversori non appare creare un partito, essere eletti, governare, ma condizionare chi lo fa, spostarne la piattaforma verso acque scure. La sconfitta dei trumpisti nelle elezioni americane di midterm annuncia solo l'avvento di un nuovo e perfezionato modello di altoparlante: probabilmente Ron DeSantis, governatore della Florida.

In Svezia gli ex neonazisti si sono ribattezzati Democratici ed è bastato perché ottenessero il 20 per cento dei voti. Il modello di riferimento è nell'Est europeo, è l'Ungheria di Viktor Orbán, il Paese la cui legislazione procede con la retromarcia inserita. Gli atti violenti sono calcolate pressioni sull'acceleratore. Ricordano a chi rappresenta ufficialmente idee collaterali che non ha fatto abbastanza, deve sbrigarsi. O sarà, lui sì, sostituito.

Sul Venerdì del 6 gennaio 2023