A cosa servono i sogni? A diventare campioni di sopravvivenza
di Giuliano Aluffi , di Giuliano AluffiIeri, giocando a carte con mia zia, mi sono reso conto che in realtà chi avevo di fronte era mio padre, che pure non c'è più, e subito dopo però ero in qualche modo tornato al liceo, durante un compito in classe di matematica. Dove il vicino di banco, beffardo, non mi suggeriva la soluzione. E poi mi sono svegliato... Perché i sogni sono così strani, e perché una volta svegli li scordiamo subito? E soprattutto, qual è la loro funzione? L'enigma non è ancora del tutto risolto, ma la scienza oggi avanza diverse ipotesi. Secondo quella supportata dalle evidenze più interessanti, i sogni ci preparano ad affrontare le sfide della vita in modo più creativo.
È una teoria elaborata dallo psichiatra Robert Stickgold dell'Harvard Medical School e da Antonio Zadra, docente di Psicologia all'Università di Montreal. I due la descrivono nel recente saggio When brains dream: exploring the scie…
Ieri, giocando a carte con mia zia, mi sono reso conto che in realtà chi avevo di fronte era mio padre, che pure non c'è più, e subito dopo però ero in qualche modo tornato al liceo, durante un compito in classe di matematica. Dove il vicino di banco, beffardo, non mi suggeriva la soluzione. E poi mi sono svegliato... Perché i sogni sono così strani, e perché una volta svegli li scordiamo subito? E soprattutto, qual è la loro funzione? L'enigma non è ancora del tutto risolto, ma la scienza oggi avanza diverse ipotesi. Secondo quella supportata dalle evidenze più interessanti, i sogni ci preparano ad affrontare le sfide della vita in modo più creativo.
È una teoria elaborata dallo psichiatra Robert Stickgold dell'Harvard Medical School e da Antonio Zadra, docente di Psicologia all'Università di Montreal. I due la descrivono nel recente saggio When brains dream: exploring the science and mystery of sleep (Quando i cervelli sognano: esplorando la scienza e il mistero del sonno, W.W. Norton, 321 pagine, 22 euro). Via zoom Zadra ci ha fatto una panoramica delle teorie più recenti, prima di raccontarci la loro. "C'è chi pensa che i sogni non servano a nulla e siano solo un effetto collaterale del sonno. Per gli psichiatri John Hobson e Robert McCarley, dell'Harvard Medical School, le immagini balzane sono generate da scariche che, emesse dai neuroni del tronco encefalico, stimolano in modo casuale la corteccia visiva" dice. "Ecco perché le scene dei sogni sono così slegate tra loro. Il resto del cervello risponderebbe a questa stimolazione cucendo insieme le immagini in una storia che dia loro un qualche senso".
Siamo tutti prede
Questo però non spiega la funzione dei sogni. Per il neuroscienziato e filosofo finlandese Antti Revonsuo sogniamo per simulare eventi pericolosi e sperimentare vie per superarli indenni. "È vero che nel sonno compaiono spesso rischi e minacce - nella top 10 dei temi più frequenti che ho stilato considerando un totale di duemila studenti, essere inseguiti è al primo posto e cadere è al quarto - ma non sono poi così frequenti le situazioni di pericolo realistiche: ben l'80 per cento delle minacce esulano da quelle che possiamo affrontare nella vita. E per giunta solo in un sogno minaccioso su cinque adottiamo una strategia utile a superare l'ostacolo: negli altri casi la minaccia si neutralizza da sola, oppure ci svegliamo. Quindi si direbbe che la funzione dei sogni non è renderci campioni di 'survival'" osserva Zadra.
"Revonsuo ha proposto anche un'ipotesi alternativa: la realtà virtuale onirica potrebbe affinare le nostre abilità sociali, dato che sono molto rari i sogni in cui non compaiono altri personaggi con cui interagire". Un tratto affascinante dei coinquilini nei nostri sogni è la loro imprevedibilità. "Non sono semplici burattini, sembrano avere personalità proprie e possono sorprenderci. Noi non siamo registi dei nostri sogni, ma solo attori". Interessanti a questo riguardo sono gli esperimenti dello psicologo tedesco Paul Tholey.
Coinvolgendo dei "sognatori lucidi", ovvero soggetti che si rendono conto di essere in un sogno e quindi possono compiere azioni concordate in precedenza con i ricercatori, come interrogare i personaggi dei sogni, Tholey ha trovato che mentre i personaggi dei sogni non hanno problemi a scrivere o disegnare su richiesta, vanno in grave difficoltà con la matematica, forse perché il cervello è troppo impegnato ad animare i vari personaggi, e a farli reagire via via alle nostre reazioni, per riuscire anche a fare di conto. "Anche operazioni banali come 3x4 li mettono in crisi" spiega Zadra. "Nei due terzi dei casi danno risposte sbagliate, e in qualche caso, di fronte a una domanda matematica, si mettono a piangere o scappano via". Ecco perché il mio vicino di banco, nel sogno, faceva lo gnorri.
La forza dei pensieri deboli
Ma questo è solo un altro dei misteri, che si aggiunge a quello più grande sulla loro funzione. Che per alcuni è quella di regolare e disinnescare le emozioni, così da esserne meno turbati da svegli. "È un'ipotesi sensata, su cui convergono diversi studi: il fatto che nella fase Rem del sonno profondo abbiamo sia l'esperienza del sogno che la paralisi muscolare permette alle emozioni di disaccoppiarsi dalle reazioni fisiche che nella vita reale sono ad esse associate, come l'accelerazione del battito cardiaco nel caso dello spavento" spiega Zadra. "Per lo psichiatra Ernest Hartmann il sogno è una sorta di terapia emotiva notturna".
La vera utilità dei sogni, però, potrebbe essere un'altra: allenare la creatività alle sfide imprevedibili della vita. L'ipotesi di Zadra e Stickgold è che grazie ai sogni la nostra mente riesce ad estrarre nuova conoscenza dalle informazioni esistenti nella memoria: "Ciò avviene perché i sogni promuovono la scoperta e il rafforzamento di associazioni deboli e non ancora esplorate tra i ricordi" spiega Zadra. "Più libere di quelle che formiamo da svegli, queste associazioni di idee generate e memorizzate nel sonno possono tornare utili al momento del bisogno, quando serve una soluzione creativa a un problema inedito". Questa preferenza del cervello, durante il sonno Rem, per le associazioni deboli spiega perché i sogni sono tanto eterogenei e bizzarri". E così si svelerebbe anche la loro utilità: privilegiare le associazioni deboli tra idee significa ampliare gli orizzonti mentali, esplorare una miriade di possibilità alternative e intuire soluzioni inedite. Diventare, in una parola, più creativi.
Rumore di fondo
"Di giorno utilizziamo una forma di pensiero detta "convergente", dove il cervello usa i ricordi per farli convergere su una, e una sola, soluzione a un problema: ciò avviene anche grazie al neurotrasmettitore noradrenalina, che ci aiuta a focalizzarci su un compito riducendo il "rumore di fondo" delle idee non strettamente correlate a ciò che stiamo facendo" spiega Zadra. "Durante la fase Rem del sonno, invece, la produzione di noradrenalina si arresta e domina il "pensiero divergente", dove i ricordi sono usati, negli scenari immaginifici del sogno, per generare molteplici soluzioni alternative, seguendo associazioni mentali deboli che, da svegli, ignoreremmo o liquideremmo come assurde".
Ma perché, al risveglio, la mente fa tabula rasa delle scorribande oniriche appena trascorse? "È evidente che l'evoluzione non ci ha configurati per ricordare il contenuto dei sogni, e questo è un bene: altrimenti avremmo serie difficoltà a distinguere realtà e fantasia" spiega Zadra. "Chi è affetto da narcolessia, disturbo neurologico che provoca un'eccessiva sonnolenza diurna, ricorda i sogni come se fossero eventi realmente accaduti, e questo causa forte confusione".
Alla difficoltà nel ricordare i sogni si aggiunge quella nel sognare a comando, su cui però si stanno facendo progressi: i ricercatori del Mit hanno sviluppato Dormio, un guanto dotato di sensori. I sensori rilevano, analizzando il battito cardiaco e il tono muscolare, il momento in cui entriamo nella fase "ipnagogica", quella breve transizione tra la veglia e il sonno in cui i pensieri diventano sconclusionati, che sembra avere il potere di selezionare il tema dei sogni veri e propri che seguiranno, più tardi, nella fase Rem del sonno. Appena si entra nella fase ipnagogica, l'app collegata al guanto riproduce dei messaggi audio preregistrati (come "Ricordati di pensare a una spiaggia"). Nei test questo "hackeraggio" dei sogni si è mostrato efficace, ma solo in parte. Il controllo onirico del film Inception resta ancora, per l'appunto, un sogno.
Sul Venerdì del 6 gennaio 2023