A Roma c'è un museo da Guinness dove si trova tutto: dalla culla di Totò ai capelli di Garibaldi
di Simona Orlando , di Simona OrlandoDragona (Roma). "Ma lei ha idea di quanto vale la polvere? Mica la puoi comprare! Ci ha messo anni a diventare così. Però tocchi pure, tocchi tutto. Si prenda un po' di energia da questi oggetti e da chi li possedeva". Domenico Agostinelli, abruzzese di Campli, è un personaggio letterario, dall'entusiasmo travolgente. Si muove come un bambino nella fabbrica di cioccolato, ma ha 82 anni e siamo nel suo museo, riconosciuto dalla Soprintendenza nel 1992. Che però è più vivo e sfuggente di un museo: un po' fiera dell'impossibile, regno delle meraviglie e degli impicci, casa della memoria.
Il Museo Agostinelli (museoagostinelli.it) si trova a Dragona, verso il litorale romano, duemila metri quadri su tre piani depistati da ballatoi e stanze segrete. "Altri musei espongon…
Dragona (Roma). "Ma lei ha idea di quanto vale la polvere? Mica la puoi comprare! Ci ha messo anni a diventare così. Però tocchi pure, tocchi tutto. Si prenda un po' di energia da questi oggetti e da chi li possedeva". Domenico Agostinelli, abruzzese di Campli, è un personaggio letterario, dall'entusiasmo travolgente. Si muove come un bambino nella fabbrica di cioccolato, ma ha 82 anni e siamo nel suo museo, riconosciuto dalla Soprintendenza nel 1992. Che però è più vivo e sfuggente di un museo: un po' fiera dell'impossibile, regno delle meraviglie e degli impicci, casa della memoria.
Il Museo Agostinelli (museoagostinelli.it) si trova a Dragona, verso il litorale romano, duemila metri quadri su tre piani depistati da ballatoi e stanze segrete. "Altri musei espongono solo roba di valore economico, io raccolgo la cultura dell'uomo qualunque. Niente va dimenticato. Ogni tessera insignificante serve a completare il mosaico umano", dice sotto una mascella di balena che ha un milione di anni. Accanto, ci sono clessidre, boccette con gli odori di un tempo, frammenti di meteoriti, un uovo di dinosauro di 65 milioni di anni.
"Ho umili origini" racconta "ma collaboravo con il gruppo archeologico romano. So come trovare. I professori mi hanno erudito l'occhio". Sulla parete sentenze dell'Inquisizione, ventagli, un bottino di denti: "Di mammut, ma anche denti d'oro di un mio compaseano emigrato in America. È storia anche quella, sa?".
Come la culla di Totò ("Me la regalò suo nipote"), lo stereoscopio di Mussolini ("Me lo diede suo figlio Romano, che qui faceva concerti") o la motocicletta di una SS: "Un italiano la rubò nel '45 per riuscire a tornare in Italia dopo la guerra. Visse con il rimorso e me la cedette in punto di morte per andarsene in pace. Commovente".
Aggiriamo la celebre macchina Enigma che decrittava messaggi cifrati durante la Seconda guerra mondiale, e l'auto di Al Capone, funzionante, con la freccia di legno estraibile a mano dallo specchietto. Migliaia di ombrelli, cappelli e pupi siciliani affollano il soffitto, in stile masseria. Ci si può perdere su una mattonella in questo accumulo affettivo-compulsivo: "Ed è esposto solo il 20 per cento di quello che ho preso in giro per 60 nazioni, decine di milioni di oggetti sono in altri 38.000 metri quadri. È la collezione più vasta al mondo" s'inorgoglisce lui, finito anche nella rubrica "Strano ma vero" della Settimana enigmistica.
Sul bancone è poggiata la cassetta da "santaro" con cui iniziò a 15 anni: "Ero seminarista, dovevo fare il missionario, poi mi misi a vendere immagini sacre. Dalle mie parti molti non avevano soldi e barattavano. Un pastore scambiò un Sant'Antonio per un'ocarina. La suonava alle pecore e loro davano più latte. M'innamorai, più che degli oggetti, delle storie che si portavano dietro". Si trasferì a Roma nel 1959, ambulante a Porta Portese: "Vendevo anche di notte. E razzolavo ovunque. Il quartiere Testaccio, dopo Capodanno, era una barricata e un'isola del tesoro. Tiravano giù di tutto. Salvai un mobile liberty, lo restaurai e al mercato un tizio mi disse: 'Ne avevo uno uguale, ma questo è più bello'. Era il suo".
La bottega del restauro è un incanto ligneo con centinaia di scaffali per ferri, acidi, e pennelli. "È una gioia ridare vita alle cose destinate al secchio", si esalta. "C'è un dialogo muto fra l'oggetto e chi lo aggiusta. Tu chiedi, quello risponde. Estasi pura". Ecco le radio e le cineprese d'epoca. "Da Fellini a Tornatore, il cinema si è sempre rifornito da me, Monicelli era fisso. Per ringraziarmi mi portò dalla Tunisia una rosa del deserto da 50 chili. Camilleri e Zingaretti girarono qui un episodio del Commissario Montalbano".
Il museo è un tesoro da film (e serie tv)
Al momento, dal museo noleggiano oltre 50 tra serie tv e film, da Suburra a Equalizer 3. L'attesa I leoni di Sicilia avrà questi vasi, lampadari e servizi da tavola. Dario Argento ha attinto al reparto necrologia ed esoterismo: "Lì dove stanno trucchi e amuleti di maghi e fregasoldi", indica Agostinelli, "questi invece sono capelli di Anita e Giuseppe Garibaldi. Di lui ho anche il fucile Winchester che doveva usare nella Guerra di secessione americana. Me lo diede Craxi. Non poteva portarselo a Hammamet". Sul pavimento, un decreto della Repubblica romana: "È originale, lo trovai nel cassonetto, come gli stendardi della Girandola di Castel Sant'Angelo". E ancora: lettere di Giuseppe Mazzini in esilio a Londra, la sentenza della sua condanna a morte, collezioni di filo spinato, carta igienica, monete, macchine da scrivere, 15 quintali di bottoni, 80 chili di francobolli: "Faccio domande per il Guinness dei Primati e mi chiedono di contare tutto. Ma come fo da solo? Non tramandare ciò che ho imparato è il mio cruccio". Non può smettere di lavorare e mettersi a catalogare? Agostinelli trasecola: "In questo periodo storico? Oggi la gente butta via più che mai. Per disamore o ignoranza, compra truciolato e getta massello. Ha perso il romanticismo e cestina le foto di famiglia. E io, capisce, devo salvare ogni oggetto. Come fo?". I volontari vengono a dare una mano. Ne servono di più.
Al bazar dell'insolito, tutto è ugualmente importante: alambicchi della farmacia più antica d'Europa, spartiti gregoriani, arnesi di contadini, cianfrusaglie e alamari preistorici. "Vede", spiega lui, "è il gusto del bello a distinguerci dalle bestie. E il bello creato dalla povera gente mi emoziona tanto, perché la povera gente abbisogna dell'utile eppure si dedica all'arte. Non per farsi guardare, per appagare se stessa".
Vietato vendere
Una stanza è dedicata agli strumenti musicali: "Incredibile la creatività che abbiamo. Sono innamorato pazzo dell'Uomo! Dio è l'Uomo, troppo forte!". La sala astronomia è zeppa di mappe, cannocchiali del Settecento, vecchi aggeggi per le previsioni meteo. Questa specie di Noè ha anche scavato varie nicchie, le ha riempite di computer, telefoni, tv, e poi murate. "Sono capsule temporali" dice "sul testamento ho chiesto di aprirle nel 2050. Gli oggetti moderni da discarica, racconteranno di noi al futuro".
Niente al museo è in vendita: "I collezionisti mi firmano l'assegno in bianco e rifiuto, anche se sto sotto in banca. Quei due americani della serie Gli svuotacantine mi davano un posto a New York, tutto pagato. Stessa proposta arrivata da un assessore a Monaco. Ma che scherziamo? Roma mi ha ospitato e cresciuto, è la città più bella del mondo. Il patrimonio va tenuto in Italia". Le istituzioni l'aiutano? "Figurarsi, da 18 anni aspetto i soldi per fare un dépliant. Soffro perché vorrei dare la giusta collocazione alle cose. Mi servirebbe un posto enorme, più centrale, o una sovvenzione per inaugurare il mio campo-museo, una fattoria qui vicino. La immagino come una serra dove esporre calessi, cabine, telefoniche, i pezzi migliori. E magari far pagare un biglietto". Già, perché qui l'ingresso è sempre gratis.