L’inquinamento luminoso fa male: elogio del buio
di Giulia Villoresi , di Giulia VilloresiL'essere umano - caso unico tra i mammiferi insieme agli altri primati - concentra le proprie attività di giorno (escludendo anche alba e tramonto) e sfugge la notte. Da quando i primi occhi distinsero la luce 540 milioni di anni fa, molte specie viventi invece hanno trovato nel buio una dimensione indispensabile all'esistenza. Almeno un terzo dei vertebrati e quasi due terzi degli invertebrati sono notturni, il che significa che la maggior parte delle attività naturali - accoppiamento, caccia, impollinazione, decomposizione - avviene di notte. Ma la notte, in un pianeta sempre più illuminato, sta scomparendo, e con lei interi ecosistemi. A parlarne è Johan Eklöf, ecologo svedese, "viaggiatore e amico delle tenebre", noto soprattutto per i suoi studi sui pipistrelli e l'inquinamento luminoso, che in Elogio del buio (Corbaccio) esamina l'impatto dell'oscurità sugli esseri viventi e solleva un'importante questione…
L'essere umano - caso unico tra i mammiferi insieme agli altri primati - concentra le proprie attività di giorno (escludendo anche alba e tramonto) e sfugge la notte. Da quando i primi occhi distinsero la luce 540 milioni di anni fa, molte specie viventi invece hanno trovato nel buio una dimensione indispensabile all'esistenza. Almeno un terzo dei vertebrati e quasi due terzi degli invertebrati sono notturni, il che significa che la maggior parte delle attività naturali - accoppiamento, caccia, impollinazione, decomposizione - avviene di notte. Ma la notte, in un pianeta sempre più illuminato, sta scomparendo, e con lei interi ecosistemi. A parlarne è Johan Eklöf, ecologo svedese, "viaggiatore e amico delle tenebre", noto soprattutto per i suoi studi sui pipistrelli e l'inquinamento luminoso, che in Elogio del buio (Corbaccio) esamina l'impatto dell'oscurità sugli esseri viventi e solleva un'importante questione ecologica: per affrontare la perdita di biodiversità del pianeta dobbiamo dare il giusto peso all'inquinamento luminoso. E ripensare il nostro rapporto con la notte.
La nictofobia, la paura del buio, è in parte scritta nei nostri geni (la visione a colori e la percezione della profondità, tipiche dei primati, richiedono molta luce) e in parte un retaggio culturale. Un retaggio che ci impedisce persino di considerare il buio come un'entità a se stante, con delle qualità proprie: "nei testi che ho consultato sull'argomento" dice Eklöf, "il buio è definito solo come assenza di luce. Io stesso ho fatto questo errore, avendo usato più volte questa definizione. Tuttavia sono convinto che il buio abbia valore di per sé. Non da ultimo perché per i nostri sensi è, al pari della luce, un'esperienza concreta". Nonché sempre più rara: "la luce splende negli uffici vuoti, nei parcheggi deserti, sulle facciate dei magazzini, lungo le autostrade. Abbiamo creato una barriera di luce accecante, come una cupola impenetrabile che copre il nostro mondo, e solo nelle località più remote riusciamo a spingere lo sguardo oltre le luci".
Questo immenso dispiegamento di elettricità non solo rappresenta un decimo del consumo energetico del pianeta, ma danneggia ogni forma vivente, dai batteri all'essere umano. La luce artificiale interferisce con i cicli migratori degli uccelli, manda le tartarughine appena nate nella direzione sbagliata, ostacola il rituale di accoppiamento dei coralli, la riproduzione delle lucciole, la schiusa delle uova nei pesci. I predatori non sanno più quando uscire a caccia e le prede quando restare nascoste. Gli insetti vengono attirati nei centri urbani e lì muoiono senza aver portato a termine il loro ciclo vitale: così il numero di piante impollinate diminuisce, innescando cambiamenti nell'intero ecosistema (uno dei casi più drammatici è quello delle falene, che tra gli insetti impollinatori hanno la stessa importanza delle api). Ma in questo panorama, dice Eklöf, "due dati mi sembrano particolarmente allarmanti: dal 2017 sappiamo che la biomassa degli insetti è calata del 75 per cento; l'inquinamento luminoso è una delle maggiori cause di questo fenomeno, ma resta un fattore sottostimato e sotto-studiato. Poi ci sono gli effetti sulla vita marina: il 40 per cento delle popolazioni umane vive a meno di cento chilometri dalla costa e questo ha un forte impatto sugli ambienti costieri, per esempio le barriere coralline e le foreste di mangrovie, ecosistemi fondamentali per la sopravvivenza di molti, molti organismi, compresi animali che vivono nell'oceano aperto".
Onde blu e rosse
Gli esseri umani dormono male e si ammalano, perché la luce artificiale interferisce con l'orologio biologico causando disturbi del sonno, depressione e obesità (alcuni studi mostrano che anche certi tipi di cancro possono essere una conseguenza diretta dell'eccesso di luce notturna). Sappiamo che l'inquinamento luminoso aumenta del due per cento ogni anno: eppure avremmo le competenze e i mezzi per evitarlo. Per esempio, è noto che la luce artificiale, per non interferire con il ritmo circadiano, dovrebbe variare con il passare delle ore, ricalcando le lunghezze d'onda della luce naturale, quindi onde corte di giorno (luce blu) e onde lunghe di sera (luce rossa). L'ospedale svedese di Karlstad ha investito in un sistema di illuminazione che rispetta questi requisiti: "il risultato è che i pazienti dormono meglio, così come i lavoratori quando tornano a casa dopo il turno. Il modello Karlstad, adottato anche altrove, dimostra che è possibile regolare la quantità e il colore della luce". Esperienze simili sono in corso anche su scala urbana. Il quartiere di Roppongi Hills a Tokyo preserva il buio con luci a bassa intensità, un numero limitato di lampioni ad altezza ridotta (per evitare la dispersione nell'atmosfera) e illuminazione soft sulle facciate. A Helsingborg, nel Sud della Svezia, i lampioni sono stati modificati in modo da evitare ogni dispersione di luce verso ovest: ora si può vedere il mare anche di notte. In Francia nel 2021 è entrata in vigore una legge che regola molteplici aspetti dell'illuminazione notturna: intensità e colore della luce, orari consentiti, mezzi per schermare i lampioni.
Ci manca il cielo stellato. In effetti, ne abbiamo una tale nostalgia che l'astroturismo sta facendo grandi affari. "Potrà sembrare irrilevante, ma gli umani hanno sempre guardato in su e fantasticato sull'universo. Ci sono studi che mostrano che chi ha regolarmente accesso al cielo notturno è più felice. L'essere umano tende a preferire le luci soffuse, le riunioni davanti al fuoco, le cene a lume di candela, o anche solo poter vedere il sole tramontare all'orizzonte. Il buio è silenzio per i nostri occhi".
Incontro con il proprio sé
Un "silenzio" in cui gli oggetti esteriori sfumano, lasciando emergere quelli interiori. Forse è anche per questo che sfuggiamo il buio: perché è un luogo in cui incontriamo noi stessi. Maria Esposito, psicoterapeuta dell'Istituto di psicologia relazionale di Napoli, ne è così convinta da aver fondato il progetto Buioterapia, nel quale il buio assume il ruolo di co-terapeuta. "L'idea nasce tre anni fa" racconta, "dall'esperienza dei concerti al buio del violinista Alfredo Notarloberti. Mentre ero lì, nel buio assoluto della Galleria Borbonica, mi sono accorta che stavo sperimentando qualcosa di inedito: tolta la vista, i sensi si erano amplificati, e da questa nuova consapevolezza corporea fluivano immagini ed emozioni sconosciute. Così ho pensato che sarebbe stato interessante portare il buio e la musica nella terapia". La buioterapia prevede incontri sia di gruppo che individuali, nei quali, dopo una prima parte di ascolto musicale, i pazienti condividono le proprie esperienze "senza la distrazione della vista". All'inizio può essere disturbante: "nel buio si entra in contatto col proprio mondo emotivo, e non sempre è facile. Ma, superate le difficoltà iniziali, si impara a prendere confidenza con quel mondo. Al buio siamo liberi di essere ciò che siamo realmente. Soprattutto, riusciamo ad abbandonare l'ossessione per un tipo di conoscenza oggettiva, quella mediata dalla vista, e cominciamo a vedere quell'invisibile che ci determina: le emozioni".
Sul Venerdì del 13 gennaio 2023