Miao! Così i gattini hanno conquistato il mondo
di Gabriele Di Donfrancesco , di Gabriele Di DonfrancescoAlmeno due secoli prima che invadessero le nostre bacheche social, le immagini di gatti erano già virali nel mondo. È una storia che inizia all'incirca nella seconda metà dell'Ottocento, quando le prime bizzarre illustrazioni e foto feline suscitarono un certo clamore nell'Inghilterra, prima vittoriana e poi edoardiana, attraendo l'attenzione di personalità del calibro di H. G. Wells, l'autore de La guerra dei mondi. E contribuendo a far accettare il gatto come animale domestico da interno borghese, in un'epoca in cui gli si preferiva di gran lunga il cane. Sebbene con più dignità artistica, il gusto di allora non è molto diverso dai meme a quattro zampe di oggi.
Con internet questa tradizione ha avuto un successo e uno sfogo tale da seppellire le sue stesse origini nell'infinita riproducibilità dei gattini in rete. Un'artista giapponese può però aiutarci a tracciare le fila di un pe…
Almeno due secoli prima che invadessero le nostre bacheche social, le immagini di gatti erano già virali nel mondo. È una storia che inizia all'incirca nella seconda metà dell'Ottocento, quando le prime bizzarre illustrazioni e foto feline suscitarono un certo clamore nell'Inghilterra, prima vittoriana e poi edoardiana, attraendo l'attenzione di personalità del calibro di H. G. Wells, l'autore de La guerra dei mondi. E contribuendo a far accettare il gatto come animale domestico da interno borghese, in un'epoca in cui gli si preferiva di gran lunga il cane. Sebbene con più dignità artistica, il gusto di allora non è molto diverso dai meme a quattro zampe di oggi.
Con internet questa tradizione ha avuto un successo e uno sfogo tale da seppellire le sue stesse origini nell'infinita riproducibilità dei gattini in rete. Un'artista giapponese può però aiutarci a tracciare le fila di un percorso che, tra frivolezze e botte di genio, ha trasformato il gatto da soggetto per acquarelli a simulacro digitale. L'autrice di cui parliamo, e che abbiamo intervistato per l'occasione, si chiama Yuko Higuchi, vive a Tokyo ed è diventata più volte virale su Instagram, dove la seguono in più di 260 mila. Ossessionata dai felini - il suo si chiama Boris, ci dice, "come lo scrittore francese Boris Vian, ed è una pigra palla di pelo che ricorda un eterno bambino di tre anni, bello, fragile e a volte aggressivo" - è considerata la fondatrice di una corrente, la dark kawaii, che rappresenta soggetti "carini" (in giapponese, appunto, kawaii) in un'atmosfera un po' inquietante. Questa sua sensibilità è talmente peculiare che le è valsa prestigiose collaborazioni con marchi come Gucci, Uniqlo e Rock Your Baby, per cui ha realizzato collezioni di moda bimbi, sebbene Higuchi consideri la sua arte più per adulti che per piccini.
Per dare un'idea del tono macabro che circonda certe sue opere basterà descrivere una tavola del 2012, contenuta nel volume che le racchiude tutte, da poco edito in Italia: Il favoloso mondo di Yuko Higuchi (Ippocampo). Nell'immagine due gattine si tengono per mano vestite da sorelline vittoriane, in una posa alla Shining su sfondo di funghi ritorti. È che, come ci racconta Higuchi, i mici per lei hanno un irresistibile alone di mistero e le illustrazioni non fanno che restituirlo.
Sulle orme di alice
Molto riguarda Alice nel paese delle meraviglie di Lewis Carroll, fonte d'ispirazione, dove già troviamo il felino come insieme di tenerezza e inquietudine. Si intende il Gatto del Cheshire, lo Stregatto, già perturbante nei disegni di John Tenniel per la prima edizione del 1865, che Higuchi, come ci spiega, scoprì quando andava ancora alle elementari.
L'artista di mici più famoso, però, a parità di epoca, è un altro: Louis Wain. Che si tratti dei primi ritratti del gatto di casa, il bianco e nero Peter, con cui cercava di risollevare il morale della moglie ammalata, o dei lavori surreali toccati dalla schizofrenia, alle opere di Wain hanno attinto quasi tutti i tributi ai gatti che oggi incontriamo un po' ovunque. Nella sua versione del micio casalingo ritroviamo quel misto di inquietudine e tenerezza. È il 1886 e i felini di Wain si mettono a tavola per il tè, vestono da gentiluomini, sono posh, eleganti. Dirà H. G. Wells: "Non c'è gatto britannico che non si vergogni di non assomigliare o comportarsi come un gatto di Wain". Su questo fronte, va ricordato anche un altro pioniere britannico, ma stavolta della fotografia, Harry Pointer, che per anni dal 1870 farà posare i gatti come cristiani, intenti a leggere il giornale, suonare il violino e persino cucinare.
Ma torniamo a Higuchi. Anche lei veste i suoi modelli dalle zampe felpate. Alcuni portano abiti vittoriani, altri riprendono lo streetwear giapponese per bambini, con molti pois e abbondanza di colori sgargianti. Qualcosa di simile si è visto in Una giornata da grande, il reality Netflix dove i pargoli vengono mandati a far la spesa per le strade serene del Giappone residenziale. "I bambini sanno essere egoisti e crudeli" spiega Higuchi nel suo libro, riflettendo sul rapporto tra l'infanzia e i suoi personaggi, "del resto, ero così anche io. Vivono in una dimensione diversa dalla nostra, in un mondo di fantasia, e hanno reazioni e comportamenti tutti loro". Un po' come i gatti. Nel 2020 e nel 2021 Gucci ha stampato quelli di Higuchi su maglioncini, tutine, magliette, zaini e pochette per piccini. Le sue capsule collection però sono il lato meno conturbante della sua produzione, quello in cui Higuchi mostra il suo tocco alla Beatrix Potter, l'illustratrice per bambini che nelle sue fiabe dipingeva adorabili conigli e topini antropomorfi. In fondo, lo stile di Higuchi, il "dark kawaii", è pur sempre anche "carino". Non sorprenderà allora che in passato l'artista abbia ammesso di ispirarsi pure al Piccolo principe di Antoine de Saint-Exupéry.
Funghi e funghetti
Chi invece riesce a rappresentare i mici scevri di ogni elemento misterioso è Susan Herbert, la "pittrice di gatti". Classe 1945, negli anni Novanta ha iniziato a ridipingere i capolavori della storia dell'arte in chiave pelosa, con estrema fedeltà agli originali e un'implicita dose di ironia. In Gattopittori sono felini i protagonisti della Primavera del Botticelli; il Napoleone che si fa incoronare nel celebre quadro di Jacques-Louis David; e lo è persino il pifferaio di Manet. Anziché posarli in tributi così articolati come quelli di Herbert, Higuchi circonda i suoi gatti di decorazioni alquanto bizzarre. Abbondano pesci rossi, rane, passeri e conigli: tutti animali portafortuna. Poi però arrivano i funghi e sono disturbanti; Higuchi li fa crescere pure addosso ai gatti. Lei, ci spiega, trova affascinante "non tanto il loro essere carini, quanto proprio la loro apparenza aliena, oltre la comprensione umana. Hanno un che di erotico".
Anche per questo i funghi appaiono sulle t-shirt per bambini. La giapponese Uniqlo ha fatto rielaborare a Higuchi "Hello Kitty", la micetta made in Japan della Sanrio, bianca col fiocco rosso e un fatturato miliardario tra gadget, abiti e cartoni. L'arte di Higuchi non si può certo avvicinare a quel livello di fama, come nemmeno alla viralità di un altro campione: Nyan Cat. È la famosa gif (immagine digitale in movimento) di un gatto dentro un un biscotto alla ciliegia, che vola nello spazio siderale lasciandosi dietro un arcobaleno. La creazione a 8 bit, postata nel 2011 dal portoricano Chris Torres, è ormai un'icona culturale nella storia di Internet. Quando due anni fa è esploso il fenomeno degli Nft, le opere d'arte digitali dotate di certificato di originalità, Torres è stato svelto a metterla all'asta, dandola via per 300 Ethereum, una somma in criptovaluta che all'epoca della transazione valeva sui 600 mila dollari e che oggi, dopo la crisi della finanza digitale, è scesa a 350 mila. Svalutazioni a parte, Nyan Cat resta il gatto più redditizio e famoso della rete. Chissà che la stessa fortuna possa toccare a un'illustrazione di Higuchi. Certo è un'artista più tradizionale. "Disegno su washi, la carta giapponese", ci dice. "Quando è fatta a mano, è resistente come una pelle animale. Sembra di dipingere su una creatura vivente. Evoca un certo romanticismo".
Sul Venerdì in edicola il 20 gennaio 2023